Moneta parallela: diritto sovrano

Fusione di tre articoli

Una moneta parallela non denominata in euro, chiamata “buono”, emessa da Tesoro ed enti pubblici, oppure da CDP o dalle Poste – che già emettono i « valori bollati »- non a corso legale ma facoltativa,  emessa seguendo determinati criteri precisi che rientrino nell’ambito degli aiuti sociali e/o di emergenze d’integrità territoriale, che serva come strumento di pagamento, oltre che di beni e servizi per:

  • la sanità
  • le multe
  • il canone
  • e altri servizi dello Stato e o dei Comuni laddove ci sia ancora un servizio pubblico
  • e altre tasse che non siano nel circuito per il pagamento del debito pubblico

distribuito agli indigenti, per integrare il reddito pro capite fino a 1050 euro al mese – come del resto è previsto (l’esborso ma non la disponibilità!) sul nostro territorio per i candidati all’asilo secondo le Convenzioni internazionali e il rispetto dei diritti dell’uomo (1) che prevedono il vitto, l’alloggio e la sanità per tutti, e conformemente ai principi enunciati dalla Costituzione (artt. 2, 3, 32, 42) che prevedono pari dignità per tutti, uguali davanti alla legge (2),
distribuito per le opere pubbliche di messa in sicurezza e di ricostruzione post-terremoti, che sono emergenza nazionale, che rientrano nell’integrità territoriale e nella sicurezza nazionale di ogni singolo Stato, contemplate dai Trattati UE per i casi di calamità naturale in cui il trattato UE prevede (3) la solidarietà degli altri Stati membri e il rispetto delle funzioni essenziali dello Stato (mantenimento dell’ordine pubblico, salvaguardia dell’integrità territoriale, tutela della sicurezza nazionale),
contabilizzata come diciamo noi (vedi qua),

ebbene a moneta siffatta, non chiamata moneta ma “buono di acquisto” (4), NESSUNO IN EUROPA CI POTRA’ DIRE NIENTE.
Tale buono di acquisto naturalmente potrà essere digitalmente creato dal “nulla”, come quello delle banche; oppure su carta, come i biglietti di Stato, o meglio su carta di pagamento, ma sarà sempre calibrato a determinati scopi, esattamente come i buoni di acquisto dei supermercati calibrati su una percentuale dei loro prodotti in vendita, basta che sin dall’inizio nella contabilità si veda che tali buoni, prima dell’emissione:

  • siano di proprietà dei cittadini (quindi nella colonna dell’Avere dello stato patrimoniale dell’ente emittente, nella forma di debito nei confronti dei cittadini a cui sono destinati)

  • siano non titolo non debito, quindi valori di cassa (res patrimoniali fungibili), quindi nella colonna del Dare dello stato patrimoniale alla voce 10 « Cassa e disponibilità liquide »

e spesi successivamente in

  • aiuto agli indigenti (per integrare il reddito di tutti a 1050 euro al mese)

  • ricostruzione post-terremoto (messa in sicurezza, ricostruzione e costruzione case).
    In tal modo non chiediamo niente all’Europa e l’Europa non potrà venirci a dire NIENTE poiché non andremo a pesare su alcuna “flessibilità” e saranno buoni extra bilancio quindi extra controllo UE, con un giro interno nostro a corso facoltativo (del resto i buoni di acquisto li fanno i supermercati!!) per fare qualcosa che ogni Stato sovrano, e rispettoso dei diritti dell’Uomo oltre che dei trattati UE, per non parlare della Costituzione, FA e FAREBBE.
    A quel punto se da Bruxelles o Francoforte avranno da ridire, sarà chiaro il loro gioco al massacro del popolo italiano e la rana bollita, prima di essere mangiata, salterà fuori dalla padella, o almeno si presuppone.

Se non altro tutti coloro che pensano di servire lo Stato, ma servono uno strozzino, si sveglieranno e si schiereranno con noi.

 
Ad esempio, si legge sul sito dell’Ansa di ieri (29 Marzo 2017) che il Vicepresidente del Parlamento europeo David Sassoli si dice scandalizzato perché alcuni paesi (Germania, Finlandia, Danimarca, Austria, Regno Unito e Svezia) “hanno deciso di andare a lucrare” in una situazione di terremoto in Italia dopo che il Consiglio ha rivisto al ribasso la proposta della Commissione europea  e del Parlamento europeo di finanziamento agli aiuti, dal 100% al 90% delle spese di ricostruzione con fondi europei.

Ora i trattati UE per quel che riguarda la solidarietà,  all’articolo 4 comma 2 prevedono non solo l’uguaglianza tra Stati membri davanti ai trattati e il rispetto della loro identità nazionale “insita nella loro struttura fondamentale, politica e costituzionale, compreso il sistema delle autonomie locali e regionali,” ma il rispetto delle “funzioni essenziali dello Stato, in particolare le funzioni di salvaguardia dell’integrità territoriale, di mantenimento dell’ordine pubblico e di tutela della sicurezza nazionale. In particolare, la sicurezza nazionale resta di esclusiva competenza di ciascuno Stato membro.”

In assenza di una definizione precisa e ufficiale del concetto di “sicurezza nazionale”, si può dire che le calamità naturali o provocate dall’uomo rientrano decisamente nella lista degli eventi idonei a mettere in pericolo l’integrità territoriale e la sicurezza nazionale? E che sono funzioni essenziali dello Stato la salvaguardia dell’integrità terrritoriale e la tutela della sicurezza nazionale anche onde evitare problemi di ordine pubblico? Direi proprio  di si.

Ora, la solidarietà in ambito europeo in questi casi è definita dall’articolo 222 del TFUE (Trattato sul funzionamento dell’Unione europea), che dice in breve che l’Unione e gli Stati membri agiscono congiuntamente in uno spirito di solidarietà qualora uno Stato membro sia oggetto di un attacco terroristico o sia vittima di una calamità naturale o provocata dall’uomo.

“L’Unione mobilita tutti gli strumenti di cui dispone, inclusi i mezzi militari messi a sua disposizione dagli Stati membri (…) per prestare assistenza a uno Stato membro sul suo territorio, su richiesta delle sue autorità politiche, in caso di calamità naturale o provocata dall’uomo e gli altri Stati membri, su richiesta delle sue autorità politiche, gli prestano assistenza. “

Ciò va fatto con una decisione adottata dal Consiglio su proposta congiunta della Commissione e dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza:  a proposito dove è la Mogherini?

Quindi la solidarietà in caso di terremoti va mobilitata con “tutti gli strumenti di cui dispone” l’UE  e “su richiesta delle autorità politiche” dello Stato membro mentre gli altri Stati membri, sempre su richiesta dello stesso Stato, “gli prestano assistenza”. Laddove richiesta da uno Stato membro, la “solidarietà” è un obbligo, non è un optional.

Ora cosa vediamo invece? Che la “concessione” della “flessibilità” era un flop perché era praticamente d’obbligo da parte delle istituzioni e non come è stato fatto, con un tira e molla e tanti ricatti impliciti sulle eventuali riforme strutturali e quant’altro, e pagamento del conto con l’aumento delle tasse, oppure con la richiesta scandalosa e inaudita di maggiori privatizzazioni.

Vediamo anche che cinque Stati membri hanno ritenuto di non accordare il 100% dei finanziamenti e di ridurli al 90%, “lucrando” per l’appunto su una calamità naturale di un altro Stato membro, allorquando, se l’Italia ne ha fatto la richiesta, sarebbe un obbligo di mantenere il 100%. Ricordiamo quali sono questi paesi, che sembrano anche quelli che paradossalmente hanno meno problemi economici: Germania, Finlandia, Danimarca, Austria, Regno Unito e Svezia.

E possiamo desumere due cose importanti dagli articoli dei trattati: la prima è che tali finanziamenti e “assistenza” intervengono su richiesta delle autorità politiche dello Stato membro, la seconda è che rimangono salve le funzioni essenziali dello Stato, di salvaguardia dell’integrità territoriale, di mantenimento dell’ordine pubblico e di tutela della sicurezza nazionale, quest’ultima di esclusiva competenza nazionale, come visto sopra.

Quindi se l’assistenza arriva assortita di ricatti inaccettabili, come l’aumento della fiscalità o la richiesta di maggiori privatizzazioni come condizione per accettare il DEF, basta non accettare tale “assistenza”, ossia non chiederla proprio e agire di conseguenza riprendendoci la piena funzionalità dello Stato secondo quanto descritto sopra e previsto dai trattati stessi.

Quindi a chi dichiara che le due misure essenziali da effettuare siano la separazione tra banche d’affari e commerciali, nazionalizzazione di Banca d’Italia  rispondo che non sono le due uniche misure per uscire dallo stallo economico, poiché benché essenziali, secondo la mia opinione, e come indicato persino da KPMG Islanda in Money Issuance di Settembre 2016, la misura fondamentale è la separazione tra funzione monetaria e funzione creditizia. Peccato però che la soluzione proposta da KPMG lasci del tutto impregiudicato l’impianto truffaldino del sistema monetario mondiale che attraverso una contabilità non fedele alla realtà non farebbe altro che trasferire il potere monetario intatto alle BC e a chi le controlla.

La vera soluzione per uscire dal DEBITO plurisecolare che attanaglia l’umanità e dal marasma economico attuale che ci porta alla guerra

è  separare la funzione monetaria – pubblica – e la funzione creditizia, nella contabilità, definendo la moneta “cassa”cash e non titolo, e segnarla come  proprietà dei cittadini, all’emissione, e del portatore, nella fattispecie.

Ciò presuppone le seguenti cose:

  1. la separazione contabile dell’atto di creazione monetaria dall’atto creditizio o di altra transazione, segnando nella cassa la moneta creata e come flusso di cassa in entrata nel rendiconto finanziario, proveniente dai cittadini, che sono il vero valore della moneta. Ogni essere umano con la sua vita è colui a partire dal quale nasce il valore, e verso il quale va questo valore d’uso monetario, in quanto ne è il legittimo fruitore e dovrebbe essere il titolare del diritto di proprietà patrimoniale che esso comporta, per convenzione;
  2. la segregazione dei depositi dal bilancio bancario, non più segnati al passivo dello stato patrimoniale della banca, ma facendoli fuoriuscire VERAMENTE dalla cassa, segnati come le cassette di sicurezza fuori dal bilancio della banca e all’attivo di cassa del cliente. Ciò eviterebbe l’attuazione dell’articolo 1834 che attribuisce la proprietà dei depositi alla banca.

Ho spiegato tutto questo nella mia relazione Far-falla, mentre sopra ho indicato come, appunto per uscire dalla morsa della finanza, tale moneta parallela sia più auspicabile denominarla in unità immaginaria che non in euro, rendendola accettabile per quegli introiti fiscali e quei servizi IN HOUSE, ancora in mano a e gestiti dagli enti pubblici – escludendo quelli che vanno direttamente al debito pubblico – e segnando tale moneta, chiamata “buoni”, come non titolo e come dovuta ai cittadini, senza alcuna perdita né guadagno per l’ente pubblico se non l’aiuto ai suoi cittadini.

Tale moneta, FACOLTATIVA, si chiamerebbe BUONI sulla falsariga della normativa che consente ai supermercati di emettere assegni di acquisto dei loro prodotti (da approfondire),

ma sarebbe non in euro – sia pur con un cambio 1 a 1 all’emissione – alla stregua della normativa inesistente sulle monete private bitcoin e criptovalute,

e sarebbe elettronica poiché la moneta elettronica creata dalle banche, di cui i Trattati non dicono né che è vietata né che è permessa, viene creata dalle banche commerciali in una sorta di vuoto giuridico ma nel consenso e nella consuetudine generali (cfr. l’azione di Moneta Nostra).

Non sarebbe coperta da euro né sarebbe convertibile in euro. Un giro diverso e SEPARATO, dalla cattiva moneta euro.

Il fatto di non essere in euro consentirebbe FORSE di sfuggire alla grinfie della finanza, in quanto sarebbe denominata in una moneta immaginaria di esclusiva proprietà del paese Italia, del suo popolo e del suo Tesoro/cassa delegato dai cittadini sovrani ad emetterla. Ciò consentirebbe di creare un GIRO alternativo alla moneta euro, senza apparentemente intaccare il GIRO EURO, e non offrirebbe alcuna sponda, o meno sponde, per gli appigli della speculazione finanziaria.

Tale moneta infine non andrebbe chiamata moneta, né tanto meno titolo pubblico, ma appunto “buono”, “sconto” o “sussidio all’indigenza” oppure semplicemente “pagherò per la ricostruzione”, e la giostra ricomincia…

Del resto l’articolo della moneta parallela l’ho scritto ispirata dalla moneta fiscale di Stefano Sylos Labini e di Marco Cattaneo, a cui ho ripetuto che NEL sistema attuale, rimane un’iniziativa encomiabile, ma mettendo in guardia contro i rischi eventuali di speculazione, sotto ricordati, e ribadendo che la nostra analisi del sistema monetario attuale, ci porta in realtà a dovere immettere nel dibattito intellettuale e politico un virus per il cambio di paradigma, da moneta-liability (passività) a moneta “res” diritto reale di proprietà – conformemente alla concezione implicita nel Codice civile, derivante dal diritto romano.

Se fossimo davvero sovrani o se pensassimo di contare qualcosa nei consessi geopolitici, cosa che vedo proprio non esistere  tra l’élite italiana, beh non avremmo neanche accettato le IAS – le norme contabili internazionali che ci sono da qualche anno imposte senza alcun dibattito parlamentare – in quanto incompatibili con il concetto di moneta del Codice Civile..

Io non capisco una cosa: in fondo l’abbiamo inventata noi la carta moneta, la banconota-pagherò e la partita doppia. Che ci siamo dimenticati dei nostri geni per caso???

Nicoletta Forcheri (fusione di tre articoli scritti tra il 29/4 e il 4/5 2017)

 

Altri riferimenti
Marco Saba all’assemblea Carige

Moneta scritturale, le ordinanze, Della Luna

Noi sottostanti della moneta titolo, Forcheri

 Note

(1) Convenzione Diritti dell’Uomo 1948: Articolo 25 1. Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

(2) senza distinzione di razza, di sesso, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (art 3 Costituzione)

 

(3) Art. 4, comma 2 del Trattato UE. L’Unione rispetta l’uguaglianza degli Stati membri davanti ai trattati e la loro identità nazionale insita nella loro struttura fondamentale, politica e costituzionale, compreso il sistema delle autonomie locali e regionali. Rispetta le funzioni essenziali dello Stato, in particolare le funzioni di salvaguardia dell’integrità territoriale, di mantenimento dell’ordine pubblico e di tutela della sicurezza nazionale. In particolare, la sicurezza nazionale resta di esclusiva competenza di ciascuno Stato membro.

E Art 37 Trattato UE. Dichiarazione relativa all’articolo 222 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea: Fatte salve le misure adottate dall’Unione per assolvere agli obblighi di solidarietà nei confronti di uno Stato membro che sia oggetto di un attacco terroristico o sia vittima di una calamità naturale o provocata dall’uomo, si intende che nessuna delle disposizioni dell’articolo 222 pregiudica il diritto di un altro Stato membro di scegliere i mezzi più appropriati per assolvere ai suoi obblighi di solidarietà nei confronti dello Stato membro in questione

(4)  https://www.fiscoetasse.com/normativa-prassi/11088-buoni-acquisto-o-regalo-trattamento-fiscale-ai-fini-iva.html

 

 

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