Conflitto interessi commissari: solo la punta dell’iceberg

L’ex commissaria Neelie Kroes è da qualche giorno alla ribalta su numerose testate perché qualcuno si è svegliato – con il caso dei Bahamas Papers, 176000 tra società, fondi e trust offshore di comodo  nel paradiso fiscale – e avrebbe scoperto UN conflitto di interessi con la sua carica da commissario europeo (due mandati 2004-2010 Concorrenza e 2010-1014, Agenda digitale)?  Solo uno?

E’ emerso infatti dalla scandalo Bahamas offshore che faceva parte del consiglio di amministrazione di Mint Holdings Ltd, un fondo sovrano degli Emirati Arabi contemporaneamente alla sua carica di commissario, con il ruolo di acquisire le attività “sane” di Enron per 7 miliardi di dollari.

Ora, non esiste solo un vincolo di mandato post carica commissario, come si è saputo per lo scandalo dell’ex presidente della Commissione europea Barroso beccato in Goldman Sachs, ma esiste pure, come è logico che sia, un codice di condotta per i commissari europei  durante il loro mandato che prevede che:


“durante il mandato i membri della Commissione non possono esercitare nessun’altra attività professionale, retribuita o no.”

Pertanto, come gli altri commissari, la Kroes, che è membro del Bilderberg,  fece una dichiarazione di interessi nel 2004, all’inizio del suo mandato, al Parlamento europeo, dichiarando cariche e ruoli “precedenti” in ben 60 società, fondazioni e  altri organi accademici, comprendenti Volvo, McDonald’s, società per la difesa e gli aeroporti, la società ferroviaria Thales e gruppi finanziari (1). Tutte le partecipazioni e gli interessi finanziari che ricopriva li mise in un trust, che già questo è un escamotage a prova di intelligenza di bambino…

Ma non basta, fatto sta, che è di questi giorni la notizia che NON menzionò Mint Holdings.

 

Ma non è tutto, perché io mi chiedo invece QUANDO verrà fuori che NON dichiarò altri due importantissimi ruoli come scrissi in un articolo del 2010 (Il Conflitto di interessi fatto sistema in Europa):
1. Lucent Technologies Nederland BV, ERGO ALCATEL, membro del consiglio di vigilanza dal 1999, società che fornisce servizi nel settore delle comunicazioni. Pensate, un commissario per la digitalizzazione della società, negli organi di amministrazione di Alcatel!
2. Segretario generale della Fondazione della NCM Holding (Nederlands Credietverzekering Maatschappij, Società olandese di credito assicurativo), che poi è la Atradius NV (rif. http://www.answers.com/topic/atradius ), società assicurativa, finanziaria, di ricupero crediti, cauzioni, trading in “debito”.

Queste notizie erano in bella vista sul sito del parlamento olandese qua,  solo che nel frattempo qualcuno ha tolto le due cariche citate, e sono dovuta andare a ripescare la dichiarazione originale con un sito specializzato (web archive):
(per sicurezza ne ho fatto uno screenshot, visto che spesso sparisce tutto anche da quel web…)

kroescatturaarchive2013

Se l’ho trovato io, come mai le autorità preposte, gli addetti, i magistrati, i deputati, nessuno si è mai accorto di niente in tempo utile? E come mai queste cose emergono sempre fuori tempo massimo quando oramai i danni sono fatti?

N. Forcheri 26/9/2016

(1)

Avevo così riassunto la sua dichiarazione di interessi nell’articolo 

. l’aviazione olandese (Dutch Aviation Platform (NLO) e KLM Assurances),

. l’acqua (Bezinningropep Water: lobby su questioni di gestione dell’acqua, Overlegorgaan Waterbeheer en Nordzee angelegenheden),

. varie società private di investimento (NSK, BV),

. varie lobby internazionali (di cui Foundation International Human Resources Development VNO),

. l’edilizia (società edilizie e immobiliari),

. interessi farmaceutici (Wolrd Cancer Research Fund Netherlands),

. interessi assicurativi (MCM),

. interessi bancari (NIB Capital),

. servizi ambientali,

. trasporti  navali internazionali (Port Support international BV) [=grande distribuzione e globalizzazione],

. trasporti ferroviari (Thales Netherlands Groep BN  e Nederlands Sporwegen NV) [grande distribuzione e globalizzazione],

. trading di metalli,

 

senza contare la Volvo…

. le comunicazioni (New Skies Satellites NN)

 

 

 


Centrale Rischi Banche: SIGNORAGGIO SECONDARIO: PRIME AMMISSIONI DA BANCHE E GIUSTIZIA

Sorgente: Centrale Rischi Banche: SIGNORAGGIO SECONDARIO: PRIME AMMISSIONI DA BANCHE E GIUSTIZIA

SIGNORAGGIO SECONDARIO: PRIME AMMISSIONI DA BANCHE E GIUSTIZIA

SIGNORAGGIO SECONDARIO:
PRIME AMMISSIONI DA BANCHE E GIUSTIZIA
Il 6 settembre di quest’anno è stato un giorno di svolta per l’emersione del signoraggio secondario.
Fino all’inizio di questo mese, ogni volta che in qualche causa contro le banche e in difesa dei loro clienti mutuatari eccepivo che il contratto di mutuo era nullo per violazione di legge poiché gli euro prestati dalla banca erano anche stati creati, dal nulla e con mezzi contabili, dalla banca stessa, in violazione dell’art. 128 del Trattato di Lisbona (che riserva al Sistema Europeo delle Banche Centrali la facoltà di creare euro) e dell’art. 10 del Testo Unico Bancario (che non dispone che le banche possano creare moneta), i vari giudici o fingevano che non avessi posto l’eccezione e non decidevano su di essa; oppure affermavano che era infondata perché le banche prestano il denaro della raccolta (cosa notoriamente non vera, anche perché il “denaro della raccolta” arriva alla banca sotto forma di bonifici e assegni, cioè come denaro creato da qualche altra banca; oppure la respingevano scrivendo che la banca eroga il prestito mettendo a disposizione del cliente la somma non materialmente, ma giuridicamente, ossia come saldo attivo di un conto di disponibilità o mediante assegno circolare o in altro modo equivalente (questa è la tesi consolidata della Corte di Cassazione).
Il 6 settembre, sollecitata dalla stessa banca contro cui mi opponevo (in una esecuzione immobiliare che stava portando via al mio cliente e alla sua famiglia, in un colpo solo, casa e bottega – e finora non vi è riuscita) il giudice dell’esecuzione ha finalmente riconosciuto la verità: la banca crea denaro. Ma andiamo con ordine.
In un altro procedimento, in cui, rappresentando Marco Saba e una società inglese, cerco di far emergere l’attivo reddituale derivato a una primaria banca dalla predetta attività di creazione monetaria, e a tal fine sto facendo presente al giudice come alcune recentissime dichiarazioni della BCE confermano che le banche (non centrali di emissione) creano moneta nell’atto e con l’atto di erogare prestiti (o di eseguire pagamenti), generandola ex nihilo con operazioni contabili.
Il 7 luglio 2016 a Madrid, in Spagna, il vice presidente della BCE ha ammesso: “Una motivazione fondamentale per la regolamentazione bancaria si riferisce al fatto che, quando concedono credito, le banche creano denaro creando un deposito corrispondente. Questa attività, che è al centro del nostro sistema di moneta-credito, comporta una significativa trasformazione di liquidità poiché i depositi sono molto più liquidi dei crediti.”
Quanto sopra è stato ultimamente confemato da KPMG, che scrive: “La predominante fonte di moneta nel presente Sistema monetario è il prestito bancario, in cui I depositi sono create nel processo del prestare. La creazione monetaria nel presente sistema monetario, perciò, espande I bilanci delle banche e accresce l’indebitamento di famiglie e imprese.”
Oramai dunque questa realtà, ossia ciò che in Euroschiavi ho denominato “signoraggio secondario”, è ammessa ufficialmente a vari livelli (solo i governi continuano a nasconderla), è nota a tutti coloro che si occupano di finanza, e sarebbe ora che fisco e potere giudiziario ne prendessero atto. Negarla definendola una fantasia, come talora fanno le banche e i giudici, non è più sostenibile di quanto fosse sostenibile la negazione delle teorie di Galileo dopo che tutti gli interessati avevano guardato nel telescopio e sapevano come stanno le cose.
La prassi di creazione monetaria da parte delle banche di credito è stata ammessa ultimamente dalla Banca Popolare dell’Alto Adige nel procedimento esecutivo immobiliare 216/2014 avanti al Tribunale di Bolzano: “Il Trattato di Maastricht non riserva alla BCE la creazione di moneta, ma testualmente l’emissione di banconote ed il conio di monete. Il codice civile non conosce affatto soltanto la moneta legale (se fosse così, in base alla normativa antiriciclaggio, oggi sarebbe vietato qualsiasi affare che prevedesse il pagamento di un prezzo pari o superiore ad euro 3.000; simili limiti sono peraltro in vigore nella maggioranza dei paesi dell’Unione Europea). … … La “creazione di moneta” da parte delle banche commerciali, l’esistenza di “moneta scritturale”, il fenomeno della “riserva frazionaria” sono caratteristiche assolutamente lecite del nostro sistema economico e monetario ed espressione della libertà contrattuale. Se una banca eroga un mutuo ad un cliente, si ha un semplice fenomeno di espansione dello stato patrimoniale (“Bilanzverlängerung”)”.
Il giudice di quella causa ha dichiarato che questa prassi sia effettiva e legittima, scrivendo, nell’ordinanza 06/07/16:  “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”.
Riservandomi al finale dell’articolo una critica a questa statuizione, qui faccio presente che la banca eroga sì, in un (logicamente) secondo momento, il denaro (deposito) creato, ma che in cambio introita un pari credito capitale verso il prestatario. La fase che interessa noi non è quella dell’erogazione – nella quale viene contabilizzata sia l’uscita del prestito che l’introito del credito – ma quella (logicamente) anteriore, della creazione del denaro che verrà prestato e della sua non contabilizzata immissione in cassa – cioè del fatto che la banca prima crea i 100 euro (+ 100), poi presta 100 (-100) ricevendo in cambio il credito di 100 (+100), quindi il saldo dell’operazione è + 100 (profitto) se si contabilizza la creazione e immissione in cassa (passaggio per cassa, mentre è 0 se si omette di contabilizzarla, con ovvie conseguenze sul conto economico e sullo stato patrimoniale (espansione).
Ossia, essendo stato ampiamente provato che le banche creano l’oggetto del prestito in un momento funzionalmente anteriore all’erogazione, e che ciò si traduce in un accrescimento dell’attivo, esse evidentemente hanno il dovere di dichiarare l’entrata in cassa (il passaggio per cassa) di questa creazione monetaria, di questa espansione del bilancio, con tutte le conseguenze di bilancio e sui redditi; ma per ora non lo fanno, dando luogo da un lato a difficoltà o crisi per la banca e i suoi azionisti e stakeholders nonché per il fisco e l’economia, e dall’altro lato a profitti extracontabili per l’importo della creazione monetaria, i quali, restando extracontabili, restano nella disponibilità dei gestori della banca per operazioni che essi intendono fare nei loro interessi particolari.
L’emersione delle ridette componenti positive dell’attività bancaria salverebbe l’Italia stessa dal pericolo che la minaccia in relazione alle note e meno note angustie causate dalle perdite bancarie e porrebbe fine allo scempio dei bail in e bail out, perfettamente ingiustificato, inutile, quindi illegittimo, in considerazione della facoltà delle banche di creare la propria liquidità.
Poiché ciò che la banca crea nel prestare è definito e ritenuto moneta dalla BCE, poiché è accettato dallo Stato e dagli enti pubblici in pagamento di tributi, sanzioni e altro; poiché è utilizzato da tali soggetti per i loro pagamenti; per tutte queste ragioni e altre che si potrebbero aggiungere, la moneta creata dalla banca col metodo in questione, sebbene contabile, è moneta reale, anzi, essendo il suo uso addirittura imposto dalla legge per pagamenti sopra un determinato ammontare, essa è divenuta moneta legale, anche se non è l’euro, per le ragioni che esporrò in seguito.
Riprendiamo ora in chiave critica le affermazioni del giudice di Bolzano: “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”.
Queste argomentazioni sono errate perché in evidente contrasto con il dettato degli artt. 127 e 128 del Trattato di Lisbona nonché con l’art. 41 della Costituzione. La loro erroneità, purtuttavia, non toglie il fatto che la moneta bancaria è moneta e ha ormai corso legale, e che quindi la sua creazione espande gli attivi di bilanci costituendo un ricavo, con tutto ciò che ne consegue.
Vediamo le norme che confutano l’errore del giudice:
Art. 127: “1. L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali, in appresso denominato “SEBC”, è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una efficace allocazione delle risorse e rispettando i principi di cui all’articolo 119….”
Articolo 128 “1. La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione…. “
Art. 41 Cost.: “L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla
sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. “
Orbene, dato che il grosso, circa il 90%, del money supply (M1) è creato dalle banche mediante l’erogazione di prestiti e pagamenti, il SEBC semplicemente non potrebbe perseguire il suo “obiettivo principale” di mantenere stabili i prezzi (cioè di evitare inflazione e deflazione” se il suo potere di regolare, cioè dosare, la moneta in circolazione fosse limitato alla moneta cartacea e metallica, restando la creazione di una “moneta euro contabile” nella libera facoltà e discrezione delle banche di credito, come ha affermato il G.E. E non si potrebbe nemmeno fare i controlli e gli interventi imposti dall’art. 41 Cost., commi 1 e 2. Né si può dire che la BCE regoli la creazione di moneta bancaria attraverso l’aggiustamento dei tassi e l’acquisto o vendita di titoli pubblici, anche perché, di fatto, non riesce a farlo, cioè neppure azzerando i tassi e ricorrendo al Quantitative Easing riesce a far ripartire il credito e a invertire la deflazione in corso.
E’ dunque evidentemente necessario che il controllo della BCE si intenda esteso anche alla moneta contabile. E che l’art. 128 sia interpretato nel senso che l’unica forma dell’Euro come moneta legale sia quella cartacea o metallica, e non quella contabile, e che quindi  non esiste un euro di creazione creditizia, esterna al SEBC. Infatti, giuridicamente, ciò che le banche contabilmente creano nell’erogare prestiti (e pagamenti) è non euro, bensì promesse di euro (saldi di conti correnti, assegni, depositi a vista, titoli di pagamento a vista), promesse di valuta legale, cioè di banconote e conio. Promesse che, come tali, possono essere accettate fiduciariamente, ma perdono valore se la banca emittente diviene insolvente – cosa che non potrebbe avvenire col denaro vero. E che non siano euro “veri” è dimostrato dall’esistenza del sistema Target (coinvolgente il SEBC) per i pagamenti inter-statali, mentre i pagamenti da banca a banca del medesimo stato sono diretti.
Quando una banca italiana eroga un prestito denominandolo in euro è esattamente come quando ne eroga uno -poniamo- in Yen: non è che consegni al prestatario gli Yen veri, la valuta legale nipponica, dopo averla acquisita effettivamente. Essa gli eroga un prestito che dello Yen ha solo la denominazione (e il tasso di interesse). Eroga simboli dotati di potere d’acquisto (come i simboli acquisiscano il potere d’acquisto è molto importante, l’ho spiegato altrove, e presto ritornerò sul punto).
La tesi che l’assenza di divieto di emissione di euro contabili nel Trattato di Lisbona e nel TUB implicherebbe la facoltà di crearla, è altresì insostenibile alla luce della considerazione che, se questa tesi fosse vera, cioè l’applicazione del principio “tutto ciò che non è espressamente proibito, è lecito fare”, allora tutti, non solo le banche, potrebbero creare denaro contabile fiduciario denominato in euro, perché a nessuno viene vietato di farlo. Del resto, riservare il privilegio di creare moneta alle banche cozzerebbe contro il principio di eguaglianza.
In quanto all’art. 10 TUB, si deve applicarlo secondo il principio “qui dicit de uno negat de altero”; quindi esso elenca le operazioni che la banca può compiere in modo tassativo; sarebbe assurdo che il core business dell’attività bancaria nel mondo reale – cioè la creazione monetaria come sopra descritta – non fosse nemmeno menzionata, però implicitamente ammessa, dalla legge bancaria.
25.09.16 Marco Della Luna

 

“Inflazione” e “deflazione”, due facce dello stesso bluff

Prendiamo ad esempio il termine “inflazione”. Nel settore economico, esso è semplicemente la prova di quanto poco precisa sia questa sedicente scienza poiché nozioni cruciali come questa non sono ab origine correttamente definite e chiarite. Anzi, questo termine nodale può racchiudere tutto e il contrario di tutto, e segnatamente confondere l’effetto con le sue ipotetiche cause.

E’ così che “inflazione” è generalmente utilizzata per indicare uno dei tanti effetti, l’aumento generale dei prezzi, di un qualcos’altro: un effetto non automaticamente inevitabile, contrariamente a quanto affermava Ludwig Von Mises, capo della Scuola austriaca, di una causa che poi sarebbe stata la corretta definizione del termine, cioé  un aumento della massa monetaria, monetine, banconote e depositi a vista. Egli si lamentava, con ragione, del fatto che questo termine multi-uso nella sua carenza di precisione e compartimentazione nella descrizione precisa dei fenomeni che dovrebbe essere tipica di qualsiasi branca del sapere come ad esempio l’economia, andava a togliere un vestito semantico al fenomeno che avrebbe dovuto designare e che per secoli è stato accuratamente occultato: la creazione di massa monetaria coincidente con il credito.

E infatti la parola “inflazione” viene dal verbo latino inflare che significa gonfiare, quindi “inflazione” dovrebbe indicare l’aumento spropositato di massa monetaria, ossia, qualsiasi aumento non proporzionato con il numero di transazioni e la quantità di beni e servizi prodotti. In questa considerazione naturalmente devono entrare anche questioni di “valore” monetario come il potere di acquisto e le variazioni dei tassi di cambio, perché se si svaluta una valuta, l’aumento di massa monetaria inciderà meno sull’aumento dei prezzi, mentre se si rivaluterà, inciderà di più.

Il termine può anche designare altre “cause”: ad esempio,  un aumento della domanda rispetto all’offerta, che se attualmente può essere valido per determinati settori o prodotti – di qualità, del lusso ecc -non può spiegare però un generale aumento di prezzi, un generale calo di potere di acquisto, o un deprezzamento generale della moneta.

Si dice infine che l’inflazione possa essere causata dall’aumento dei costi di produzione come gli stipendi con la scala mobile, o di materie prime ed energia. Nel caso degli stipendi è una menzogna che è stata utilizzata come pretesto per sopprimere, il 31 luglio 1992, la scala mobile, che era una delle poche soluzioni valide per mantenere stabile il potere di acquisto dei lavoratori costantemente eroso dall’inflazione di massa monetaria; una menzogna perché si è confuso il mezzo – il valore monetario – con il fine – lo stipendio dei lavoratori e il loro benessere;  l’aumento dei prezzi di materie prime ed energia, è la conseguenza di una monopolizzazione crescente da parte di “caste finanziarie internazionali” dei mezzi di produzione attraverso il controllo dell’emissione monetaria. Questi monopoli, a seconda dei casi, “gonfiano” i prezzi al consumo di beni di necessità come l’energia, l’acqua, e altre commodities, compresi i trasporti, e sgonfiano i prezzi dei prodotti finiti per sbaragliare la concorrenza con metodi che dovrebbero essere perseguiti come reati di abuso di posizione dominante ecc; gonfiano anche artificialmente un’offerta variegata di junk e prodotti “pattumiera”, contenenti cioè materie e materiale da rifiuto, provocando una deflazione da domanda per i beni di grande consumo.

Dalla babilonia terminologica  di cui sopra, tipica dei lineamenti classici della sedicente scienza economica, si arriva logicamente ad asserire obbrobri come ad esempio che a maggior occupazione, corrisponda maggiore “inflazione”, o che  ad ogni svalutazione seguirebbe un aumento del tasso di inflazione dovuto all’aumento dei prezzi delle materie prime importate.  Come se l’inflazione fosse il male da combattere a tutti i costi e non una sua conseguenza, o un semplice sintomo per di più mal definito!!

Tutto quanto scritto sopra su “inflazione”, viene detto specularmente all’incontrario su “deflazione”, due fenomeni che vengono descritti come innati ai cicli economici e presentati come “naturali” mentre sono solo la conseguenza di un rovesciamento di valori e deformazione di segni contabili inerenti all’emissione monetaria e sua imperfetta distribuzione.

Ora dicono che siamo in “deflazione”, poiché i prezzi degli immobili sono in calo e i tassi di interesse del denaro bassi e o negativi. Dimostrerò invece come con questo tipo di emissione monetaria fiat, ma creditizia, siamo destinati a subire gli effetti di quello che potrebbe sembrare un’inflazione: erosione del potere di acquisto; aumento o stabilità del prezzo delle materie e commodities in monopolio cioè quasi tutte; il tutto abbinato  a talune caratteristiche che possono assimilarsi a quello che definiscono come deflazione: calo di stipendi, aumento della fiscalità, aumento della disoccupazione, riduzione del prezzo degli immobili. E’ quello che chiamo inflazione da moneta creditizia (e derivati)  in deflazione dell’economia reale.  In altre parole, inflazione da debito dove si socializzano le perdite e si privatizzano le rendite.

Questo perché siamo in un sistema schizofrenico che da una parte emette all’impazzata fuori controllo moneta creditizia e derivati (55 volte il pil del mondo!) a vantaggio di una casta di “banchieri” privati, dall’altra la stessa casta impone al resto del mondo una “austerity” deflattiva di occupazione, potere di acquisto, stipendi, chiudendo il rubinetto del credito, esasperando il fisco,  per ovviare ai danni provocati dal suo stesso emettere all’impazzata e preservarne la rendita. Il tutto sovraccaricandoci con una fiscalità criminale, odiosa e disumana, per non dire massacrante. O “deflattiva”, per i tecnici. Austerity, per la moda.

Ma cosa denota questa enfasi su un termine così confuso come “inflazione” (e adesso “deflazione”)? Come minimo  non fa che celare goffamente due cose:

a. una confusione logico-linguistica tra cause ed effetti per manipolare la popolazione nella paura di un unico presunto “effetto” (“Repubblica di Weimar”, la carriola) onde nascondere invece le vere cause di questo squilibrio intrinseco al sistema monetario stesso che si trovano in un’emissione monetaria coincidente con il prestito, e conseguenti tassi di interesse che imballano la società in una richiesta “forzosa” di sempre maggiore crescita del PIL, maggiore produttività e redditi crescenti, per tenere il passo con l’erosione del potere di acquisto che è sempre incombente persino in situazioni di deflazione come la presente;

b.  l’ossessione della lotta all’inflazione come unico e principale scopo di qualsiasi politica monetaria della BCE, come sancito dai trattati UE e dallo statuto della BCE, denota un “panico da inflazione” negli addetti stessi al gioco casinò della finanza che hanno il terrore di perdere “gli investimenti”, o di perdere al gioco.

Come i ludopatici sono ossessionati dal fatto di dover riscuotere  più rapidamente della perdita di valore che il loro stesso giocare – creando titoli ad ogni occasione – provoca costantemente, quel che è peggio è che adesso tale gioco è condotto da macchine calcolatrici di algoritmi che reagiscono in nanosecondi. Come i ludopatici alle slot.

Perché il reale significato di inflazione per la casta bancaria e i suoi lacché è semplicemente “calo dei tassi di rendimento degli investimenti” ed è questa l’ossessione dei banchieri, e per evitare che calino i rendimenti sono disposti a fare tutto quello che effettivamente fanno per mantenerli alti o costanti:  ad esempio gonfiare artificialmente i prezzi dei costi di produzione, truccare i dati sull’inflazione per farla costantemente figurare più bassa del reale, martoriare la popolazione con l’austerity, provocare la disoccupazione con il credit crunch, il fisco, la pretestuosa e criminale chiusura di PMI, la persecuzione di artigiani e imprenditori ecc ecc

Il cartello o casta, quindi, con la mano sinistra stampa a gogò, con la destra ci mette in castigo per quella stampa a gogo’. E questa cosa è stupendamente dimostrata dall’uso appositamente fazioso del termine “inflazione” e adesso “deflazione” che ne fanno media e propaganda. Due termini utilizzati per confondere le idee e non chiarire bene la reale situazione in cui ci troviamo che è come ho scritto sopra un’inflazione monetaria da debito  a macchia da leopardo in un contorno deflazionista provocato ad arte.

N. Forcheri 25/9/2016

From Gold Trains to Gold Loans – Banca d’Italia’s Mammoth Gold Reserves – Ronan Manly

Italy’s gold has had an eventful history. Robbed by the Nazis and taken to Berlin. Loaded on to gold trains and sent to Switzerland. Flown from London to Milan and Rome. Used as super-sized collateral for gold backed loans from West Germany while sitting quietly in a vault in New York. Leveraged as a springboard to prepare for Euro membership …

Sorgente: From Gold Trains to Gold Loans – Banca d’Italia’s Mammoth Gold Reserves – Ronan Manly

“If you look on its website, under foreign exchange and gold services, the BIS specifically states that it uses ‘Berne’ as one of its safekeeping facilities for gold, i.e. it offers its clients “safekeeping and settlements facilities available loco London, Berne or New York”. Loco refers to settlement location of a precious metals transaction. By confirming that its Swiss storage is with the BIS, and that it also stores gold at the Swiss National Bank in Berne, the Banca d’Italia has, maybe inadvertently, confirmed that the BIS makes use of the Swiss National Bank’s gold vaults, and that the SNB vaults are in fact in Berne. while its knwn that the SNB gold vaults are in Berne, the SNB rarely, if ever, talks about this.”

Sul week end delle tre streghe

di Alessandro Govoni, 19 settembre 2016

Vendite allo scoperto sospese questa notte sulle banche italiane, le banche centrali del sistema bancario area euro-dollaro (BCE,  FED, BIS, FMI) hanno finalmente deciso di difendere le banche italiane a livello mondiale dagli attacchi degli hedge fund? 

L’indice MIB futures non si è mosso questa notte,  rimasto alla chiusura di venerdi notte a meno 2,29%, prova che le vendite allo scoperto sui titoli italiani siano state sospese a livello mondiale, ossia  in tutte le borse del mondo. 

 Una maggiore attenzione sull’operato della Consob , costretta da una interrogazione alla Camera da parte della Commissione Finanze del  Mov. 5 Stelle (on. Alessio Villarosa, on. Daniele Pesco, ….) a rivelare chi avesse nella notte tra il 23 ed il 24 giugno 2016  effettuato vendite allo scoperto sui titoli bancari italiani, facendoli crollare del 24% il giorno successivo   e l’attenzione di qualche Procura della Repubblica italiana potrebbe aver sortito già qualche effetto, d’altronde la SEC e l’Autorità inglese per la Borsa sono totalmente indipendenti dalle rispettive borse da un decennio, totalmente agli ordini delle Magistrature rispettive e quando hanno voluto intervenire hanno comminato a banche, banche d’affari ed  hedge fund multe per 500 miliardi di dollari, che hanno portato, dal 2008,  alla nazionalizzazione, non potendole pagare, di gran parte del sistema bancario-finanziario di Stati Uniti e e Regno Unito, le cui entità finanziarie vorrebbero però continuare ad effettuare affari indisturbati in altri Stati . 

Si potrebbe essere d’accordo sulla militarizzazione Nato e di basi USA sul territorio italiano  nell’obiettivo comune di difendersi da attacchi di vario tipo, ma sulla finanza e sul sistema bancario è necessario che “mollino il cd osso” perchè tale è divenuto, osso quasi totalmente spolpato dopo 24 anni, dal 1992,  di colonizzazione bancaria -finanziaria (siamo ormai giunti al punto che famiglie, imprese, enti locali  non riescano più a restituire i prestiti).   

Che  lascino l’Italia riprendersi per almeno i  prossimi 25 anni, che lascino i 54 milioni di italiani su 60  vivere e non più,  a fatica,  sopravvivere, 

1) permettendo che ora in Italia venga ristabilita la separazione tra banche di prestito e banche speculative, che queste potenti lobby straniere  hanno voluto abolire  nel 1992 (d.lgs n. 481 del 14/12/1992), con un provvedimento di separazione tra banche  che se oggi venisse attuato inibirebbe immediatamente  la creazione elettronica, in atto dal 1992,  dei mutui casa ipotecari e fondiari  e toglierebbe pertanto linfa vitale (le quote capitali delle rate di tali mutui eluse al fisco italiano e sottratte all’economia nazionale ) con cui tali hedge fund si alimentano per poi ciclicamente attaccare con vendite allo scoperto; 

a) banche italiane nel cui capitale  rientrano all’inizio della bolla settennale successiva, facendo perdere ad ogni bolla (1994, 2001, 2008, 2016)  i risparmi a milioni di ignari risparmiatori italiani che avevano creduto nella banche italiane;

b) aziende strategiche nazionali per poi acquistarne porzioni a prezzi sempre più stracciati, di cui poi de-localizzano la produzione all’estero creando un enorme danno in termini di posti di lavoro persi in Italia. 

2)permettendo  che ora in Italia vengano nazionalizzate Intesa, Unicredit, Carisbo, Carige , BNL ed Assicurazioni Generali, azioniste di Bankitalia Spa e controllanti al voto (265 voti su 529) insieme ad INPS,  Bankitalia Spa, in modo che Bankitalia Spa ritorni ad essere quell’Istituto di diritto pubblico che era prima del 1992 

e   di non preoccuparsi perché tra circa 25 anni troveranno ancora qualche altro politico impreparato o corrotto, posto ai vertici finanziari,  che faccia il loro interesse.

Ogni possibile reato sopra ascritto e descritto è sempre inteso come ipotizzato rimettendo all’illustrissima S.V. la verifica della certezza dello stesso . 

 

 

Quotazioni Futures Streaming Tempo Reale (CFDs)

Indices Futures prices as of September 19th, 2016 – 00:48 CDT

PrezzoPrestazioneSezione TecnicaSpecificazione

  Indice Mese Ultimo Massimo Minimo Var. Var. % Ora
  Dow 30 Dic 2016 18.129,0 18.135,5 18.043,0 +76,0 +0,42% 08:48:33  
  S&P 500 Dic 2016 2.141,50 2.142,25 2.131,50 +9,00 +0,42% 08:43:22  
  Nasdaq Dic 2016 4.836,00 4.837,88 4.811,00 +21,75 +0,45% 08:48:49  
  Russell 2000 Dic 2016 1.227,0 1.227,6 1.224,0 +6,3 +0,52% 08:48:39  
  S&P MidCap 400 Dic 2016 1.525,30 1.525,90 1.517,55 +5,40 +0,36% 08:48:43  
  S&P 500 VIX Ott 2016 17,53 17,53 17,53 0,00 0,00% 16/09  
  S&P/TSX 60 Dic 2016 838,05 838,65 832,95 -2,60 -0,31% 16/09  
  DAX Dic 2016 10.334,3 10.346,0 10.281,0 +76,3 +0,74% 08:48:50  
  CAC 40 Ott 2016 4.359,0 4.361,5 4.343,8 +29,8 +0,69% 08:48:08  
  FTSE 100 Dic 2016 6.726,0 6.740,5 6.696,5 +23,5 +0,35% 08:48:43  
  Euro Stoxx 50 Dic 2016 2.945,0 2.947,0 2.939,0 +28,0 +0,96% 08:46:44  
  FTSE MIB Dic 2016 16.087,50 16.422,50 16.042,50 -376,50 -2,29% 16/09  

Nomi e cognomi di chi volutamente o inconsapevolmente ha fatto aumentare di 1265 miliardi di euro in 24 anni il debito dello Stato italiano verso hedge fund anglo americani e caucasici

di Alessandro Govoni 18/9/2016


Giuliano Amato
 : aveva già contro- firmato il  DPR n. 556 del 29 dicembre 1987  su proposta del Ministro del Tesoro (appunto lo stesso Amato!)  con cui viene consentito alle banche d’affari straniere di piazzare  in Italia derivati sulla valuta :  Barclays e altre banche   piazzano  al Tesoro e a oltre centomila imprese famiglie italiane MUTUI in ECU dichiarati truffa contrattuale dal Tribunale di Milano nel 2002. Nel 2009, la Cassazione con la sentenza n. 43347, dichiarerà una truffa contrattuale anche i finanziamenti in marchi tedeschi del 1992, la tecnica truffaldina è la stessa sia nel 1987 che nel 1992, e in seguito nel 2008 con i finanziamenti in yen giapponesi e ora dal 2015 con i finanziamenti in franchi svizzeri piazzati ad ignara clientela italiana sempre da Barclays. 

Nel 1987, non vengono ancora piazzati derivati sul tasso in quanto è necessario che prima sia conquistato  il controllo di banca d’Italia affinché il governatore di Banca d’Italia possa cambiare il tasso a richiesta. 

 Guido Carli e Giuliano Amato: firmano la L. n. 35 del 29 gennaio 1992 con cui privatizzano le banche italiane azioniste di Banca d’Italia, consapevoli pertanto di, indirettamente, privatizzare anche Banca d’Italia. 

Carlo Azeglio Ciampi: nove giorni dopo  modifica l’art. 25 dello Statuto di Banca d’Italia con cui accoglie la L. n. 82 del  7 Febbraio 1992 firmata da Carli che conferisce a Ciampi, ossia al Governatore di Banca d’Italia, il potere esclusivo di poter variare il tasso ufficiale di sconto  di sua libera iniziativa. La norma sarebbe ininfluente se le banche  azioniste di Banca d’Italia fossero rimaste pubbliche ossia dell’IRI,  ma nove giorni prima erano state invece privatizzate divenendo le attuali Banca Intesa, Unicredit, Carisbo e  Carige. E’ improbo che Ciampi non sapesse che le banche azioniste di Banca d’Italia nove giorni prima fossero divenute private. 

La norma avrà una portata  devastante sulle  generazioni future: il Governatore della neo Bankitalia Spa varierà il tasso ufficiale di sconto sempre al ribasso portandolo dal 15% di settembre 1992 ad oggi che è lo 0,05%. Contestualmente, 21 banche d’affari straniere fanno contrarre  a partire dal 1992,  al Tesoro dello Stato italiano, 120 miliardi di euro di derivati sul tasso con clausola killer banca vince se tasso cala, che arrecano allo Stato italiano una perdita addebitata sul conto corrente del Tesoro quantificata ad oggi  in non meno di 220 miliardi di euro. L’esistenza della clausola killer nei contratti derivati sottoscritti dal Tesoro  è certa, diversamente il mark to market ad oggi non sarebbe negativo per il Tesoro per 42 miliardi di euro.  

Il Tesoro si rifiuta  di esibire alla Procura di  Trani i contratti derivati sottoscritti  forse per nascondere l’esistenza della clausola killer sul tasso “banca vince se tasso cala”  che inchioderebbe alle loro responsabilità governatori di Banca d’Italia dal 1992 e i vertici del Tesoro per aver favorito 21 banche d’affari straniere. 

Ma a una delle 21 banche d’affari straniere  in  occasione di un recente Question Time mosso dal Movimento 5 Stelle scappa detto che i contratti derivati sottoscritti dal Tesoro  sono stati registrati all’ufficio del registro per conferire loro data certa, pertanto  oggi reperibili. 

 Mario Draghi : undici giorni più tardi,  il 18 febbraio 1992, firma  il D.M. del Tesoro n. 44 con cui autorizza le banche straniere a piazzare  derivati al Tesoro dello Stato italiano. 

Diventa difficile  credere che non sapesse che la loro sottoscrizione   fosse invece stata  vietata alle PA di Germania e Regno Unito sin dal 1981. 

Romano Prodi : nel 1991, l’IRI acquisisce due banche siciliane. Nel 2014 viene rilevato  che gli azionisti occulti di Unicredit e Intesa sono per oltre il 70 % del loro capitale una decina di hedge fund anglo americani ma  in gran parte di origine caucasica (Georgia, Crimea, ecc…) 

Nel 1991 venne venduto nel Caucaso gran parte del materiale bellico sovietico in cambio  di, secondo articoli  dell’epoca, circa 5/6 miliardi di dollari  di allora, 10/11 miliardi  di dollari di oggi .   

Si inserisce Guzzanti con una strana storia pubblicata da “Il Giornale” il 15 Novembre 2015 sui fondi sfuggiti al  kgb e secondo l’ambasciata russa confluiti a Roma e a Milano sul finire del 1991, denaro  le cui tracce,   secondo lo scrittore stavano seguendo i due Magistrati, Falcone e Borsellino.

Il sospetto e l’assurdo  è che tali fondi dell’ ex Urss siano stati utilizzati da hedge fund anglo  americani e caucasici per sottoscrivere nel 1992, attraverso interposte persone fisiche, in realtà studi legali che li rappresentano al voto,  le azioni delle privatizzande Intesa e Unicredit. 

Giuliano Amato: è sua la parziale ipotizzata falsa notizia data alla stampa nel Gennaio del 1992 che l’Italia sarebbe uscita dallo SME il mese successivo. In realtà l’italia uscirà dallo SME soltanto nel Settembre del 1992. Questa notizia, che costituisce reato  di ipotizzato aggiotaggio, provoca infatti che le banche centrali di tutto il mondo inizino a vendere a partire da febbraio del 1992 le lire che avevano nelle loro riserve, ora  a rischio valutazione, e a comprare marchi tedeschi, individuati come  nuovo bene rifugio. Insediatosi il Governo Amato il 29 Giugno 1992,  nel business della svalutazione della lira entrano  due banche d’affari, Goldman Sachs e Deutsche Bank , che vendono allo scoperto sulla borsa di Londra tra luglio e settembre del 1992 , 70.000  miliardi di lire.  Per contrastare questa vendita allo scoperto, Amato fa acquistare dallo Stato italiano sul mercato  63.000 miliardi di lire fino ad esaurimento delle scorte in dollari del Tesoro. Esaurite le scorte valutarie, la lira  crolla e sarà acquistata a prezzi stracciati dalle stesse banche d’affari  che l’avevano venduta allo scoperto. 

Amato, essendo stato ministro del Tesoro, non si può dire non consapevole del fatto che la limitatezza delle scorte valutarie mai avrebbe potuto contrastare vendite allo scoperto messe in atto dalle due più potenti banche d’affari al mondo, visto che all’epoca era sufficiente per le suddette banche d’affari porre a garanzia della scommessa soltanto il 10% della stessa . 

Nel business si buttano anche neo privatizzate banche commerciali italiane tra cui la Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza che a partire dal luglio 1992  fa indebitare   in marchi tedeschi  10.000 ignare famiglie e imprese tra Parma, Piacenza, Reggio Emilia e La Spezia arrecando loro una perdita di cambio dell’80% .

L’operazione di finanziamento in marchi tedeschi viene simulata dalla Cassa di Risparmio al suo interno,  che pertanto guadagna tutta la perdita di cambio arrecata al cliente. La Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza confluirà in Banca Intesa che si scoprirà nel 2014 controllata al voto per oltre il 70 % , attraverso interposte persone fisiche in realtà studi legali (Trevisan Giulio) da 1991 banche straniere in realtà concentrate in una decina di hedge fund anglo-americani ma in gran parte caucasici azionisti di Goldman e Deutsche. 

Amato nel 1993 vorrebbe cambiare registro: immediatamente rimbalza da Londra la notizia che sia indagato per aggiotaggio. Amato si rimette sul binario  e la notizia rientra. 

Amato, Barucci, Conso, Scalfaro, firmano un decreto legislativo devastante per le generazioni future, il  n. 481 del 14 Dicembre 1992, con cui aboliscono di soppiatto la separazione tra banche di prestito e banche speculative. Di soppiatto in quanto essendo un decreto legislativo e non un decreto legge non viene fatto passare dal vaglio di Camera e Senato.  

 Lo stesso decreto che abolisce la separazione tra banche viene introdotto  anche in Portogallo, Spagna e Grecia,  i cosiddetti PIIGS,  che i banchieri privati internazionali, che nel frattempo hanno conquistato il capitale azionario delle loro banche come in Italia, possono far dimagrire con una cura snellente ad hoc. 

Dopo aver perso Svezia e Norvegia come “cliente”nel 1991, avendo Svezia e Norvegia nel 1991 nazionalizzato le proprie banche commerciali,   è l’Italia la vittima designata nel 1992 dai banchieri privati internazionali sopracitati per fare profitti con l’illecita creazione elettronica dei mutui, profitti elusi al fisco italiano per la parte che riguarda le quote capitali delle rate dei prestiti creati elettronicamente nel caso le banche partecipate dai suddetti banchieri internazionali    avessero effettuato una certa scrittura di partita doppia nella propria contabilità  al fine di occultarne la rilevanza fiscale.

Il Circuito Visa e Mastercard fa il suo ingresso in Italia nel 1992. Il personal computer e internet di cui il circuito Visa e Mastercard ha necessità per funzionare,   fanno il loro ingresso in Italia guarda caso nel 1992.. Visa e Mastercard funzionano da idrovora dell’economia italiana:  tutto il plafond mensile di spesa concesso ai titolari della carta di credito diviene guadagno netto  per Visa e Mastercard in Italia dal 1992,  avendolo esse  creato elettronicamente,  totalmente eluso al fisco italiano da Visa e Mastercard nel momento in cui il titolare della carta di credito restituisce il plafond mensile e per l’importo del plafond restituito nel caso Visa e Mastercard  avessero effettuato una certa scrittura di partita doppia nella propria contabilità  al fine di occultarne la rilevanza fiscale. Visa e Mastercard risultano essere controllate dall’hedge fund Fidelity a sua volta controllato dall’hedge fund di origine caucasica  Vanguard. 

Hedge fund che hanno partecipazioni nelle agenzie di rating – Moodys, Fitch e Standard & Poors – che nel 2011 declasseranno l’Italia provocando un aumento dello spread BTP /BUND e un aumento degli interessi sul debito pagati dallo Stato italiano, aumento di interessi passivi  pagati in più dallo Stato italiano,  certificato dalla Corte dei Conti, in 120 miliardi di euro.

Maria Cannata Bonfrate : viene insignita  di varie onorificenze per come ha gestito il debito pubblico italiano dal 1985 . In realtà, il debito pubblico italiano aumenta dal 1992 di 1265 miliardi di euro, contro il fatto che il debito pubblico era invece  aumentato  nei 140 anni precedenti, a valori comparati,  di soli 1000 miliardi.

Direttori e Ministri  del  Tesoro dal 1992:  omissione nel NON aver creato nel Dipartimento del Tesoro una sezione che si occupasse di  prevenzione sul territorio italiano di  reati commessi da banche d’affari con strumenti derivati, anzi non esibiscono  alle Procure i derivati sottoscritti . 

Omissione per aver occultato l’elusione fiscale delle quote capitali pagate dai mutuatari dei prestiti creati con un click elettronico dal 1992, elusione che ha alimentato la nascita e lo sviluppo di hegde fund speculatori che ciclicamente ogni 7/8 anni (1994,2001, 2008, 2016) hanno fatto crollare i titoli delle banche italiane con vendite allo scoperto facendo perdere i risparmi a milioni di ignari risparmiatori italiani , impoverendo la nazione.  

Romano Prodi e Giorgio Napolitano : firmano nel 1994 l’accordo del WTO che permette alla Cina di invadere l’Italia con prodotti a bassissimo prezzo che provocano la totale distruzione dell’industria dell’abbigliamento italiana che impiegava prima del 1994, 7 milioni di persone, oggi ridotte a circa 480.000  addetti alla produzione di campionari e abiti del  lusso. 

Romano Prodi : contratta nel 1998 un cambio della lira col marco tedesco  per entrare nell’euro totalmente penalizzante per le nostre esportazioni verso la Germania, esportazioni italiane  che, per effetto di codesto cambio,  risultano immediatamente più care di un 30% , portando a una accelerazione della  de-industrializzazione dell’Italia . La Germania acquisterà 11 marchi di auto italiani, conquistando quasi  totalmente la nostra industria automobilistica che prima del 1998 impiegava un indotto di 3 milioni di persone.  

6,5 milioni di posti di lavoro persi nella produzione di abbigliamento e 2 milioni persi nell’auto corrispondono grosso modo al n. di  disoccupati ed inoccupati attuali  in Italia (13 milioni), al netto della disoccupazione fisiologica  (5% di 60 milioni = 3 milioni ) .

Giulio Tremonti : firma la  Legge del 2001 con cui autorizza gli enti locali italiani a sottoscrivere derivati. 

900 enti locali italiani contraggono derivati sul tasso con clausola killer banca vince se tasso cala. Nel solo periodo 2010 -2014 una  ricerca dimostra che enti locali censiti abbiano subito perdite su derivati per 29 miliardi di euro che corrisponde  all’aumento della tassazione locale nel medesimo intervallo.  Per pagare le perdite su derivati alle banche d’affari alcuni comuni disseminano il territorio di autovelox.

  

Silvio Berlusconi:  tenta di far passare per lecita con un decreto l’illecita creazione dei prestiti con un click elettronico attuata dalle banche in Italia dal 1992 di  cui anche la sua banca probabilmente si è avvantaggiata anche in termini di elusione fiscale delle quote capitali pagate dai mutuatari. Dopo un volo pindarico di decreti e contro decreti che si richiamano l’un con l’altro,  viene rilevato che il legislatore intendesse per “autorizzazione alla creazione della moneta elettronica”  invece soltanto l’uso del bancomat esteso anche alle Poste ed alla PA . 

Nel 2006 depenalizza o riduce le pene previste in caso di reati contro la Costituzione dello Stato, che sembrerebbero evidenti, tra cui 

art 47 la Repubblica controlla il credito e difende la raccolta del risparmio e non il fatto che una decina di hedge fund stranieri possano controllare il credito  dal 1992 e sottrarre risparmio a famiglie, imprese, enti locali e Tesoro italiani.     

art 1 L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e non su multinazionali che dopo  aver acquistato  le azioni di società strategiche nazionali quotate in borsa a prezzi stracciati a seguito di operazioni di insider trading (vendite allo scoperto ), de-localizzano la produzione all’estero.   

L’ingegner De Benedetti: a Equitalia dal 2006 viene conferito il poter esclusivo di rateizzare le cartelle. Nel momento in cui Equitalia rateizza le cartelle, crea però il prestito,  facendo ossia figurare l’importo concesso in prestito come un deposito effettuato dal contribuente presso Equitalia.  Le quote interessi via via pagate dai contribuenti vengono dichiarate da Equitalia al fisco italiano, le quote capitali sembrerebbero eluse al fisco da Equitalia. Equitalia presenta infatti bilanci inspiegabilmente complessivamente in perdita dal 2006 al 2014. Le quote capitale via via pagate dai contribuenti confluirebbero in Delaware attraverso codici bancari apposti sulle tessere sanitarie. Il Delaware è un paradiso fiscale   dove secondo ricercatori austriaci Equitalia risulterebbe registrata. Il danno erariale causato potrebbe essere dal 2006 al 2014,  di complessivi 3/4 miliardi di euro. 

L’ingegnere con residenza in Svizzera risulta multato più volte per insider trading su titoli italiani . 

Mario Monti : nel 2011 paga a Morgan Stanley la perdita  di 3,2 miliardi di euro su un  derivato sul tasso a titolo di mark to market (=penale di estinzione anticipata pagata appunto dal Tesoro  nel 2011 per uscire anzitempo dal suddetto contratto derivato),   sottoscritto dal Tesoro nei primi anni 90,  quando Direttore del Tesoro era Mario Draghi . 

Questo contratto derivato , certamente contemplante la clausola killer banca vince se tasso cala (diversamente il mark to market   non sarebbe stato negativo per il Tesoro di 3,2 miliardi di euro ), potrebbe aver causato al Tesoro italiano, già pagate dal Tesoro, ulteriori perdite, dal 1994 al 2011, per una ventina di miliardi di euro, dal momento che il tasso nel 1994 era attorno al 15%  e pertanto il Tesoro italiano ha dovuto pagare ad ogni scadenza della cedola semestrale sui CCT, oltre agli interessi sul CCT,   anche il differenziale tra tasso  fisso (15%) e tasso variabile (oggi 0,05%) del contratto derivato.

 Se poi si considera  che il tasso  è stato variato a partire dalla L. n. 82 del 7 Febbraio  1992 dal Governatore di Bankitalia Spa di sua iniziativa e in esclusiva e ora sapendo che Bankitalia Spa  risulta matematicamente controllata al voto (265 voti su 529)  dagli stessi hedge fund azionisti di Morgan Stanley, l’ipotizzata truffa, ai sensi della Cassazione n.43347/2009,  potrebbe essere ritenuta auto-evidente . 

Appare pertanto legittima la richiesta di risarcimento avanzata dalla Corte dei Conti a Morgan Stanley per 2,8 miliardi di euro, anzi è limitativa in quanto andrebbero inclusi anche i circa 20 miliardi di euro di flussi sul derivato pagati dal Tesoro a Morgan Stanley dal 1994 al 2011.

 Questi maggiori oneri pagati dal Tesoro a Morgan Stanley dal 1994 al 2011 hanno inoltre causato una sproporzione della prestazione eseguita dal Tesoro sui sottostanti CCT , comprati da Morgan Stanley  su cui il Tesoro ha pagato interessi,  pertanto risultanti usurai nella somma  tra interessi pagati dal Tesoro  sulle cedole e corrispondente flusso negativo pagato dal Tesoro sul derivato. 

I  figli di Monti e Draghi risultano operare per Morgan Stanley quali trader -dealear sul tasso. Il sospetto di conflitto d’interessi sollevato da alcune testate on line  è che percepiscano provvigioni per ogni perdita arrecata al Tesoro da derivati sul tasso .    

Giorgio Napolitano :  

Nel 1992 è il responsabile del PCI per l’estero . 

Il figlio risulta essere associato in uno dei maggiori studi legali  londinesi che difende le banche d’affari nelle cause mosse loro contro da enti locali italiani e francesi  vessati  da derivati sul tasso del tipo banca vince se tasso cala. 

Il dott. Alfredo Robledo riesce a far risarcire il Comune di Milano di mezzo miliardo di euro da 4 banche d’affari straniere che avevano propinato al Comune derivati sul tasso con clausola killer banca vince se tasso cala. Innumerevoli  Comuni italiani si rivolgono alla Sua sezione  presso la Procura di Milano per farsi risarcire dalle banche d’affari straniere. Il dott. Robledo rileva che i derivati, oltre a provocare catastrofiche perdite ai Comuni , occultano un sistema di illecito finanziamento alla politica fatto di provvigioni corrisposte dalle banche d’affari a politici per ogni perdita arrecata al comune col derivato. 

Napolitano, presidente del CSM,  insedia a Milano un nuovo Procuratore Capo. 

Il Dott. Robledo,  per un’altra questione sorta col nuovo Procuratore capo, viene declassato nel 2015  ad una funzione che non gli permetterà  nemmeno di emettere un’ordinanza. 

Napolitano appare, secondo alcuni giornali,  essere come una sorta di garante di questo sistema sorto nel 1992. 

L ‘antica sinistra si sente tradita da questi uomini di sinistra o  moderati di centro alleatisi con  banchieri speculatori internazionali che hanno progressivamente impoverito la nazione.

 I partigiani,  che comprendono l’errore compiuto e il rischio di un peggioramento,  contestano la riforma della Costituzione, ultimo baluardo rimasto in difesa di lavoratori e cittadini. 

 La domanda che ci si pone è  se queste persone fossero consapevoli nel 1992 di favorire una ventina  di banche d’affari straniere ed una decina di hedge fund speculatori  stranieri,   traendone un guadagno personale in fatto di provvigione percepita dalle banche d’affari stesse o tramite incarichi altisonanti  con stipendi milionari e bonus azionari milionari presso gruppi di think tank tipo Bilderberg, Trilateal, Aspen ecc… oppure se fossero semplicemente europeisti convinti, in gran parte laureati in lettere e filosofia, posti appositamente nelle loro posizioni,  letteralmente sopraffatti da esperti della finanza ossia   tratti in inganno da banchieri privati  speculatori angloamericani e caucasici, che controllano le 500 società quotate all’indice S&P che costituiscono il 99% del PIL di Stati Uniti e  Regno Unito .

 

In un modo o nell’altro, consapevoli o non consapevoli di arrecare un danno grave,  è certo che abbiano arrecato un danno grave (14 milioni di disoccupati , 48% dei giovani under 25  senza lavoro, 6 milioni di cittadini italiani in povertà assoluta, oggi  in Italia dati Istat),  quanto è certo che queste entità finanziarie   straniere operanti in Italia dal 1992 , debbano restituire ogni maltolto

Qualcuno disse che “gli alleati di oggi,  sarebbero stati i nemici di domani”  e così è stato . 

Il neoliberismo ha fallito, il comunismo pure, il capital-comunismo di Cina, Russia, India, Islanda , Norvegia, Svezia , Svizzera ed Israele  e dal 2008 di Regno Unito e Stati Uniti,  sembra essere l’unico modello in grado di garantire sviluppo alla nazione. 

Capital-comunismo significa che lo Stato conservi la proprietà al 100% delle banche commerciali azioniste della propria banca centrale e il 100% della proprietà del proprio ente dell’energia,  unitamente al contestuale ripristino della separazione tra banche di prestito e banche speculative in modo che sia inibita l’illecita creazione dei prestiti  e pertanto in modo che sia inibita  la sopraffazione della finanza degli hedge fund e delle banche d’affari straniere sull’economia reale di famiglie, imprese ed enti locali  della nazione . 

Si può privatizzare tutto, eccetto che banche ed energia , diversamente i cittadini divengono schiavi della finanza e oberati da costi energetici quali spesa carburante auto e per luce gas su cui le accise in Italia dal 1992 sono raddoppiate. 

In Italia l’80% della proprietà  delle banche azioniste di Bankitalia spa è caduto in mano a hedge fund angloamericani e caucasici,  mentre l’ente dell’energia solo per il 35% è rimasto dello Stato italiano. Quando  uno Stato perde il controllo di banche ed energia, è ovvio che la nazione e i suoi cittadini  inizino  ad impoverirsi sempre più.   

E’ ovvio che Jp Morgan e altre entità finanziarie straniere che vorrebbero  la riforma della Costituzione italiana, hanno interesse che anche questo ultimo baluardo venga soppresso al fine di avere via libera in ogni loro  pratica sul territorio italiano, anche contro gli interessi dei cittadini italiani . 

Stati quindi, Stati Uniti e Regno Unito,  conservatori e nazionalisti nei propri confini, ma LIBERISTI negli Stati degli altri.

A. Govoni 17 settembre 2016

Le sorelle del turismo: cartello e inganno

Parliamo di turismo, settore in cui il Belpaese costituisce la quinta destinazione al top del turismo internazionale:

turismostatisticaitalia

(Fonte Enit) 

Come ho già avuto modo  di spiegare in un articolo a maggio di quest’anno (1), e conseguente  intervento nel settore, nel convegno organizzato dal M5S, lo scenario del turismo mondiale e nazionale è  predominato prepotentemente da 4 sorelle – Booking/The Priceline, Tripdviso/Holidaylettings, Expedia/Homeaway, Airbnb/Amazon – controllate dagli stessi hedge funds (2)- in particolare The Vanguard Group, State Street, FMR, JP Morgan, Blackrock – che controllano anche Visa, Microsoft, Google e l’elenco delle banche specialiste in titoli di Stato (3), quelle banche cioè che tengono per il naso lo Stato italiano, controllandone il debito pubblico. Expedia e Tripadvisor, nascono addirittura come startup di Microsoft, prima di essere quotate, mentre Airbnb è tutt’ora una startup di Amazon.

Queste sorelle, che hanno partecipazioni incrociate, porte girevoli tra di loro e, come abbiamo detto, sono controllate dagli stessi hedge funds con sede in Delaware, massimo paradiso fiscale al mondo, hanno costituito un cartello mondiale che con inganno, aggiotaggio, abuso di posizione dominante, e varie pratiche commerciali illecite, nonché intese commerciali, sta costringendo di fatto turisti e operatori turistici a utilizzare una piattaforma di pagamenti online, in poche parole a utilizzare la moneta digitale (4), i pagamenti online con la carta da credito, che costituiscono creazione immediata di debito a carico dell’utente, debito facente funzione di moneta, il cui credito integrale + gli interessi è a vantaggio dell’emittente che per di più la tiene illegalmente nella sua disponibilità fino all’arrivo effettivo del turista. Niente caparra per il proprietario o l’albergo, se ne occupa l’online travel agency che si presenta come la “garante” dei pagamenti online…

Questo è il contratto contenente le condizioni per i proprietari che volessero pubblicizzare la loro casa o il loro albergo su Tripadvisor/holidaylettings (ex controllata di Expedia che è una costola di Microsoft, con sede in Delaware, parzialmente controllata da Chelsea Clinton): da una rapida scorsa si può capire subito che vi è un abuso e vari profili di reato, di sicuro violazione della concorrenza, in quanto questo contratto, definendo i servizi che offre Tripadvisor come servizi di pubblicità sul net (5), in realtà COSTRINGE gli utenti – alberghieri e turisti – a UTILIZZARE una piattaforma di pagamento DI UNA SOCIETà finanziaria ad essa associata e in particolare:
1. muta il tipo di servizio offerto – e quindi tipo di contratto – nello stesso testo del contratto da un servizio PROMOZIONALE a un servizio di INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA DI PAGAMENTO ONLINE NON RICHIESTO;
2. costringe gli utenti per l’utilizzo di tale servizio a ricorrere a una società finanziaria associata a TRIPADVISOR, comportando la totale assenza di possibilità di scelta;
3. opera una dubbia indisponibilità del contante spettante al proprietario e o all’albergatore dal momento del pagamento online, tenuto nella disponibilità dell’intermediario finanziario e VISA fino a 24 ore dopo l’arrivo fisico dei turisti in struttura, momento in cui si ricevono gli importi senza alcun interesse per i mesi trascorsi senza la legale caparra di proprietà dei proprietari delle strutture turistiche.

Quando c’era Monti a commissario per la Concorrenza UE, per dire, in un eclatante caso simile, egli comminò una multa salata alla Microsoft perché vendeva assieme al suo sistema operativo MEDIAPLAYER, costringendo gli utenti all’assenza di scelta di player, ed escludendo le altre società di software per i player dall’offerta, perché Mediaplayer conteneva un ostacolo tecnico di compatibilità.


Ora in questo caso non si capisce come mai nessuno studio di avvocati denunci, nessun PM indaghi o nessun ordine professionale segnali l’infrazione all’antitrust nazionale ed europeo.

Questi contratti che ti chiedono di firmare in linea, senza scelta di negoziazione sulle clausole e senza la firma della controparte, anzi, con la previsione della possibilità di cambiamento unilaterale dei termini in essi contenuti, sono il più delle volte fallaci e ingannevoli, ad esempio in questo caso quando dice :

“Attraverso il portale potrebbe essere messa a disposizione una piattaforma di pagamento online che garantisce agli utenti la possibilità di effettuare online il pagamento dei canoni e degli oneri dovuti agli inserzionisti tramite PayPal, carta di credito, carta di debito o altre opzioni di pagamento. La società si riserva il diritto di modificare o rimuovere tale piattaforma in qualsiasi momento, senza preavviso e a propria discrezione” perché in realtà non vi è la scelta.”

Dalla A alla Z questo contratto è una contraddizione in sé, nel contempo contratto di offerta di servizio pubblicitario E di intermediazione finanziaria, quest’ultima presentata unicamente come una opzione ma in realtà imposta con l’utenza del servizio online, rappresentando quindi una forma di ricatto (oltre che di falso): “per essere visibile devi accettare la moneta digitale e il nostro sistema di pagamento”. Inoltre, sempre a vantaggio delle sorelle, numerosi paragrafi prevedono la manleva e l’assenza di responsabilità sui contenuti e sul rapporto tra viaggiatore e proprietario, come per dire, facciamo gli intermediari finanziari, ma ci laviamo le mani di tutto il resto.

Banche, vere e proprie banche d’affari, evasori fiscali e monopolisti, criminali organizzati che dopo avere dilapidato le PMI italiane, l’agroalimentare, le utilities e le banche popolari, adesso stanno sferzando l’attacco letale sui redditi da turismo, e lo stanno facendo con lo strumento della moneta digitale – pagamenti online con le carte da credito o Paypal – amici degli amichetti altro che del quartierino… MAFIA. Ma quella VERA.

Nicoletta Forcheri 14/9/2016

 

Note:

(1) N. Forcheri Sharing Economy: una piramide bancaria 

(2) N. Forcheri Sharing la Cashless 

(3) Banche dealer, ricerca 

(4) vedi sopra Sharing Economy: una piramide bancaria  

(5) Estratto del contratto Tripadvisor “La società fornisce un servizio pubblicitario agli inserzionisti e uno strumento di ricerca di alloggi ai viaggiatori.” E aggiunge che la società non si occupa di contenuti né offre alcuna garanzia sulla qualità della struttura: “La società non è proprietaria, non effettua indagini né fornisce contenuti per conto delle strutture pubblicizzate sul portale. L’unico servizio offerto agli inserzionisti è un servizio di fotografia. Eventuali fotografie o video di strutture recanti la dicitura “Visitato da Holiday Lettings” sono realizzati da fotografi operanti per o in collaborazione con la società a seguito di un incarico ricevuto da parte di un inserzionista. Tuttavia, sebbene la società fornisca agli inserzionisti tale servizio di fotografia o video, essa non fornisce agli utenti alcuna garanzia di aver condotto indagini sulla struttura oggetto del materiale. Gli inserzionisti sono gli unici responsabili della garanzia che le strutture dispongano dei necessari permessi, licenze e autorizzazioni per essere concesse in locazione.”

 

 

 

 

 

MPS: Viola cacciato da Costamagna dopo un colloquio con Renzi, impediva l’aumento di capitale messo in piedi da JP Morgan

 

Dagoreport

CLAUDIO COSTAMAGNA jpegCLAUDIO COSTAMAGNA 

 

Fabrizio Viola sapeva di avere i giorni contati al Montepaschi. Ed in fin dei conti, nemmeno gli dispiaceva troppo andare via. Ma a decretarne l’uscita sarebbe stato Matteo Renzi, dopo un colloquio a quattr’occhi con Claudio Costamagna, presidente di Cassa depositi e prestiti.

 

Da giorni, Vittorio Grilli (responsabile per l’Italia di Jp Morgan) pressava Costamagna con le medesime argomentazioni: finchè Viola è amministratore delegato di Mps l’aumento di capitale non parte. I due hanno una vecchia e consolidata frequentazione.

 

VITTORIO GRILLIVITTORIO GRILLI

D’altra parte, lo stesso Viola non faceva mistero con nessuno che non condivideva l’impostazione dell’operazione; cioè, non condivideva lo schema di Grilli. Eppure, il via libera era venuto dal premier in persona, dopo l’incontro con Jamie Dimon, ceo della banca d’affari americana. Quindi, Viola doveva essere rimosso. E la richiesta ufficiale è stata fatta proprio da Costamagna a Renzi.

 

Il premier banchiere ha quindi chiamato Padoan trasferendogli l’indicazione. Ma prima di mettere in pratica l’ordine di Palazzo Chigi, il ministro dell’Economia (azionista di maggioranza della banca) ha chiamato Massimo Tononi, presidente dell’Istituto senese. Ed ha incaricato lui di comunicare a Viola la decisione. Questo scaricabarile è durato due ore.

jamie dimon jpmorganJAMIE DIMON JPMORGAN

 

Nella stessa occasione, Renzi avrebbe deciso il nome di Marco Morelli. Il premier lo avrebbe visto bene anche all’Unicredit. Ma in quella banca il ministero dell’Economia non ha quote azionarie.

 

Nel Montepaschi, invece, è il primo azionista: quindi, può imporre chi vuole. E dietro l’aspetto arcigno, Morelli passa per avere una buona considerazione sul mercato. Ma, soprattutto, Matteo ha avuto garanzie precise: Marco è uno che s’allinea facilmente. Insomma, rispetta le indicazioni. Soprattutto se arrivano da Palazzo Chigi.

FABRIZIO VIOLAFABRIZIO VIOLA

 

MARCO MORELLIMARCO MORELLI

E dal premier banchiere sarebbe già arrivato il consiglio di rinviare al prossimo anno l’aumento di capitale. Musica per le orecchie di chi sta provando a mettere in piedi un’operazione scombussolata. Matteuccio avrebbe indorato la pillola per giustificare un aumento di capitale che sembrava imminente: troppe sovrapposizioni politiche alla ricapitalizzazione. Troppe tensioni intorno al referendum. Da qui, il consiglio al rinvio. A Morelli non sembra vero.