L’UE contro l’iniziativa popolare dei cittadini europei

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Secondo la Corte europea di giustizia, non è valida l’iniziativa popolare, laddove si tratti di richiedere misure per cancellare il debito pubblico in caso di necessità nazionale di un paese dell’eurozona.

Una proposta di iniziativa cittadina che chiedesse di cancellare il debito pubblico di un paese non troverebbe alcun fondamento nei trattati, secondo la Corte europea di giustizia.

Qua sotto la notizia, tratta dal bollettino quotidiano Agence Europe, tradotto dal francese.

Bruxelles, 12/09/2017 (Agence Europe) – La Corte di giustizia dell’Unione europea ha confermato, martedì 12 settembre, nell’ambito della causa C-589/15, una sentenza del Tribunale dell’UE che ha bocciato il ricorso di un cittadino greco contro la decisione di rifiuto della Commissione europea di registrare una proposta di iniziativa popolare per cancellare il debito pubblico greco.

Alexios Anagnostakis, cittadino greco, aveva trasmesso il 13 luglio 2012 alla Commissione, sulla base dell’art 11 del Trattato dell’UE (TUE), una proposta di iniziativa popolare europea dal titolo “Un milione di firme per una Europa solidale” da inoltrare alla Commissione. La proposta si prefiggeva di riconoscere nel diritto dell’UE il “principio dello stato di necessità secondo cui quando l’esistenza finanziaria e politica di uno Stato è messa a repentaglio dal rimborso di un debito odioso, sia necessario e giustificato rifiutare di rimborsare tale debito».

Articolo 11 del TUE (articolo che abbozza una democrazia partecipativa):

  1. Le istituzioni danno ai cittadini e alle associazioni rappresentative, attraverso gli opportuni canali, la possibilità di far conoscere e di scambiare pubblicamente le loro opinioni in tutti i settori di azione dell’Unione.
  2. Le istituzioni mantengono un dialogo aperto, trasparente e regolare con le associazioni rappresentative e la società civile.
  3. Al fine di assicurare la coerenza e la trasparenza delle azioni dell’Unione, la Commissione europea procede ad ampie consultazioni delle parti interessate.
  4. Cittadini dell’Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l’iniziativa d’invitare la Commissione europea, nell’ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell’Unione ai fini dell’attuazione dei Trattati.

 

Il 6 settembre 2012, la Commissione aveva rifiutato di registrare la proposta di cui sopra con l’argomento che non rientrava manifestamente nelle sue attribuzioni. Anagnostakis ha quindi attaccato la decisione davanti al Tribunale dell’UE che ha respinto il ricorso considerando che la Commissione non ha la facoltà di proporre la creazione di un principio ai sensi del quale il debito pubblico potesse essere cancellato nei paesi in stato di necessità (EUROPE 11400).  Anagnostakis ha quindi fatto appello alla Corte europea.

La Corte europea riconosce effettivamente che la Commissione deve motivare chiaramente qualsiasi decisione di rifiuto di registrare una proposta di iniziativa, ma afferma tuttavia che la proposta era molto succinta e poco chiara, confermando che la decisione di rifiuto era sufficientemente motivata. I magistrati affermano poi che i commi 1 e 2 dell’articolo 122 del trattato sul funzionamento dell’UE (TFUE) che dichiarano che il Consiglio può, in talune circostanze, adottare misure opportune alla situazione particolare di uno Stato, non possono fungere da base per l’adozione di una misura secondo cui uno Stato in situazione di necessità possa decidere unilateralmente di non rimborsare il suo debito.

La Corte ritiene poi che l’articolo 136 del TFUE che riguarda le misure che il Consiglio può adottare nell’ambito della politica economica e finanziaria dell’eurozona non può giustificare la consacrazione di un principio di “stato di necessità”.

La Corte europea ha quindi respinto l’appello del Sig. Anagnostakis. (Lucas Tripoteau)

 Note

Articolo 122

(ex articolo 100 del TCE)

  1. Fatta salva ogni altra procedura prevista dai trattati, il Consiglio, su proposta della Commissione, può decidere, in uno spirito di solidarietà tra Stati membri, le misure adeguate alla situazione economica, in particolare qualora sorgano gravi difficoltà nell’approvvigionamento di determinati prodotti, in particolare nel settore dell’energia.
  2. Qualora uno Stato membro si trovi in difficoltà o sia seriamente minacciato da gravi difficoltà a causa di calamità naturali o di circostanze eccezionali che sfuggono al suo controllo, il Consiglio, su proposta della Commissione, può concedere a determinate condizioni un’assistenza finanziaria dell’Unione allo Stato membro interessato. Il presidente del Consiglio informa il Parlamento europeo in merito alla decisione presa.

https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2017/05/15/moneta-parallela-diritto-sovrano/

 

 

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