Le grinfie della finanza sul turismo italico

Ieri c’è stato un report sulle big del turismo e le loro  pratiche sleali, Booking ed Expedia principalmente, argomento che avevo affrontato nel 2016 in un convegno organizzato al Parlamento dall’on. Daniele Pesco, e successiva indagine. Perché il M5S, molto ligio e accondiscendente verso la digitalizzazione dell’economia in salsa Google and co, non ha mai sollevato la sia pur minima critica, loro così inclini a parole alla democrazia diretta, nei confronti di questo enorme oligopolio dalle pratiche illegali, intese su prezzi e condizioni, metodi ricattatori, evasione fiscale di Iva e tasse, abuso di posizione dominante, e altre pratiche illegali normalmente soggette alle multe e procedure delle norme concorrenza della Commissione europea che nella fattispecie, chiude tutti gli occhi e lascia fare.

Anzi, fui invitata per criticare la proposta M5S poi abortita solo a metà di trasformare le OTA – Online Travel Agencies così si chiamano le piattaforme digitali online – in sostituti di imposta.

Io andai a dire sostanzialmente che era assurdo cedere quel poco di sovranità fiscale che ci rimaneva – lo vediamo adesso con il pandemonio attorno ai minibot che teoricamente e giuridicamente si dovrebbero potere fare, ma che tutto il consesso bancario europeo non ci vuole lasciare fare – a dei conglomerati che sono evasori fiscali TOTALI, permettendo loro di trattenere oltre alle nostre commissioni anche le nostre tasse e o tasse di soggiorno.

Un modo per tracciarci meglio e perseguitare i cittadini italiani proprietari di strutture turistiche, e cedere i nostri soldi all’oligopolio, che poi è controllato dagli stessi fondi rapaci che controllano le banche specialiste in titoli di stato che ci strozzinano con debito e spread, tra le altre delizie, per venderci a carissimo prezzo i NOSTRI simboli monetari che loro creano dal nulla con la nostra garanzia.

L’oligopolio, costituito da Booking, Expedia, Tripadvisor ed Airbnb, ha sede fiscale in Delaware attraverso una serie di scatole cinesi. Ad esempio Booking paga solo il 5% in Olanda, sul suo fatturato, grazie a una ruling tax come quelle accordate da Juncker al Lussemburgo ma fondamentalmente Booking, Tripadvisor ed Expedia sono 3 costole di Microsoft, nate come sue start up, poi quotate, e ancora strettamente connesse tra loro al punto da scambiarsi i manager, e da avere praticamente gli stessi azionisti di maggioranza: Vanguard, State Street, Blackrock, FMR ecc. Mentre Airbnb è una startup del fondatore di Amazon, i cui azionisti principali sono Vanguard, Blackrock, FMR, State Street….

Sono a tal punto connesse tra loro da essersi messe d’accordo su condizioni e termini e da spartirsi il mercato, concordando insieme le politiche di “penetrazione”. Ad esempio, il colosso Expedia, controllato anche da Chelsea Clinton, ha rovinato quello che era nato come un settore peer to peer negli affitti delle case vacanze, che metteva direttamente in contatto turisti e proprietari, attraverso il contatto diretto e lasciando al proprietario un controllo sulla sua attività, degno e libero. Tu pagavi una quota annua e Homelidays, Abritel, Fewo Direkt o le altre che adesso sono filiali di Expedia, ti dava visibilità in una determinata lingua, per un determinato mercato – tedesco, francese, inglese, ispanico ecc – lasciando liberi proprietario e turisti di scegliere il metodo di pagamento DIRETTO, SENZA INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA, e di mettersi d’accordo tra di loro come dovrebbe succedere in un libero mercato.

Il settore dell’affitto delle case private è stato rovinato da Expedia, dicevo, perché dopo avere comprato tutti i siti paese per pase che si occupavano del p2p delle case vacanze, ha modificato drasticamente i termini dei contratti in essere, come in banca, per renderli uguali a quelli di booking, sito nato per l’intermediazione tra alberghi e turisti, e costringendo i proprietari a sottoscrivere, oltre al servizio di promozione sul net, i servizi finanziari di una società collegata – altro reato GRAVE ai sensi delle norme della concorrenza, secondo le quali non puoi subordinare all’offerta di un servizio l’offerta di un altro servizio, a pagamento.

L’obbligo è stato esercitato con il continuo ricatto larvato e non: ad esempio, chi rifiutava  di accettare i servizi finanziari della consociata di Expedia, nel caso di Abritel, era Yapstone, si ritrovava con l’annuncio, che pure aveva pagato, costantemente nascosto nei risultati di ricerca, così è successo a me che per gli ultimi 3 anni, ad esempio, non ho ricevuto una sola richiesta dalle filiali di Expedia, e quando telefonavo al call centre, una persona anonima senza cognome mi ripeteva che erano i criteri dell’ALGORITMO (si, ma calibrato in modo tale, da avvantaggiare sempre gli anonimi proprietari dell’oligopolio ai danni dei proprietari).

Inizialmente, avevano lasciato ancora la scelta apparente tra l’abbonamento annuo, per la sola visibilità, e l’iscrizione gratuita, con la commissione pay per booking e intermediazione finanziaria, ma poi anche nel caso dell’abbonamento diventava obbligatorio passare per l’intermediazione finanziaria, se volevi avere quella visibilità per cui, paradossalmente, avevi già pagato. Un vero e continuo ricatto! Una intermediazione che comunque andava pagata con un sovrapprezzo. Fino a quando smise completamente la possibilità dell’abbonamento senza intermediazione finanziaria.

In questa intermediazione, il turista per prenotare paga con la carta da credito alla consociata di Expedia, una somma che essa iscrive nella sua contabilità, appropriandosene per mesi, con il giochetto della partita doppia, per poi trasferirla per via bancaria o carta al proprietario, naturalmente senza alcuna retribuzione, contrariamente al deposito bancario, anzi con la ritenuta di una commissione a piacimento del monopolista.  E già solo in questa trafila finanziaria vi è creazione monetaria, a vantaggio della visa, sul debito del turista, e a vantaggio di Expedia ai danni del proprietario. Quando finalmente compare la magica iscrizione sul conto della banca del proprietario in Italia, in realtà la nostra transazione si sarà moltiplicata due volte all’estero per irrigare i vari fondi avvoltoi dalla visa a vanguard group, coazionista di Expedia, ad esempio.

Avendo rovinato quindi il mercato delle case vacanze p2p tra privati, Expedia ci ha spinto nella morsa di Booking, che in realtà nacque come portale per gli alberghi, o di Airbnb nei casi di appartamenti cittadini.

Booking, mette in concorrenza Bed and Breakfast, alberghi e case vacanza, irritando gli albergatori, quei pochi che rimangono di conduzione locale, ed esasperando una concorrenza al ribasso tra case e alberghi. Booking funziona perché l’oligopolio ha deciso di imporre al turismo solo Booking ed Airbnb: booking per le case e gli alberghi, airbnb per gli appartamenti di privati. Ma funziona perché è rimasto praticamente l’unico – Expedia non è un suo competitor, è un suo partner – e sempre in modalità ricattatoria: se non paghi più commissioni, niente visibilità. E funziona per loro, non per noi, perché questo monopolio sta rovinando tutto il mercato del turismo.

Mi è successo così quest’anno che ho dovuto aumentare la commissione a Booking perché la mia casa nonostante avesse un punteggio altissimo, 9.8, non aveva nessuna visibilità: ho dovuto togliere le restrizioni di durata di soggiorno, applicare degli sconti, togliere le rigidità alle cancellazioni, e altre condizioni tutte penalizzanti per il proprietario. Ed è così che stanno strozzando, strozzinando e uccidendo gli ultimi alberghi di qualità, e di proprietà locale, nonché l’attività di case vacanza, vero e proprio patrimonio del belpaese, in tutta Italia. Sta succedendo in tutta Italia questo saccheggio dell’ultima spiaggia che ci è rimasta: il turismo, che fino a qualche tempo fa, senza questi avvoltoi finanziari, permetteva l’ingresso in Italia di somme ingenti di contanti, vera valvola di sfogo per l’economia italiana. Perché il contante, anche per le banche popolari che ricevono restrizioni sui crediti dalla BCE, sono boccate di ossigeno fuori dal fiato del sistema bancario internazionale.

La situazione è oltre modo vessatoria quando il proprietario o l’albergatore subisce un qualche feedback INIQUO di un qualche turista touch and go, solitamente italiano, perché ad esempio aspettandosi la colazione o i servizi come in un albergo, e anche “una bella fetta di culo servita su un vassoio di argento”, naturalmente a prezzi stracciati, ti mette un punteggio basso nonostante tu gli abbia spiegato che non servi la colazione perché non puoi proprio per le normative vigenti.

Oppure ti può capitare come mi è capitato che tre ucraine lascino la casa come un porcile, tralascio i dettagli, e avendoglielo fatto notare gentilmente per messaggio, ti mettono un punteggio punitivo perché il principio è questo: tu proprietario sei sempre valutato e spiato persino al telefono con il call centre – tutte le chiamate sono registrate e poi ascoltate da fantomatici responsabili a cui non abbiamo mai accesso – ma non puoi mai valutare i clienti, né tanto meno Booking.

Tu segnali l’accaduto a Booking, sono addestrati per essere incoraggianti al telefono e rassicurarti, per poi scoprire che era tutta una presa in giro, non toglieranno MAI il feedback iniquo e vendivativo, e la persona da te segnalata non potrà più venire a casa tua grazie alla segnalazione fatta a booking, ma chi stava con lei si, perché, così dicono, per questioni di PRIVACY non puoi comunicare a booking le loro identità per bloccarne l’accesso a casa tua nei mesi futuri. Capito avete? Per questioni di privacy io non posso comunicare l’identità di persone non grate a casa mia !  Cos’è una privacy che mi costringe ad aprire la porta a cafoni maleducati solo per rispetto delle identità delle persone da me non gradite?? Orwell di sicuro non sarebbe arrivato a tanto nel descrivere la neolingua!

Perché la ciliegina sulla torta è che, se volessi casomai cancellare una prenotazione, cosa che puoi fare solo in caso di overbooking, devi obbligatoriamente trovare al turista un’altra sistemazione equivalente, e pagare la differenza di prezzo di tasca tua nel caso in cui la sistemazione equivalente fosse più cara.  Invece se volessi cancellare una prenotazione non in caso di overbooking la cosa risulta quanto mai difficile, e comunque se lo fai, verrai di nuovo penalizzato dall’ALGORITMO della visibilità.

Quindi per ricapitolare, quello che si chiama SHARE ECONOMY in realtà ha ROVINATO con un MONOPOLIO di EVASORI TOTALI – con il Report di ieri si scopre che non pagano neanche l’IVA – un settore che era nato perfettamente peer to peer e che grazie al net aveva egregiamente funzionato per almeno 20 anni.

Questo è un settore in cui il governo, negoziando e facendosi valere, potrebbe ricuperare miliardi per tutte le nostre manovre, eppure è sparito il ministero del Turismo inglobato in quello dell’Agricoltura, e non mi sembra che si parli neppure dell’abc dei problemi che stanno distruggendo le risorse del turismo del nostro paese, tranne sparuti documentari come quello di ieri di Report o le indagini e le denunce della sottoscritta che valgono in quanto a visibilità come il due di  picche.

Ripeto: il settore è dominato da un gruppo di simil mafiosi della finanza internazionale che violano i termini dei contratti, abusano di posizione dominante, effettuano intese sui prezzi e le condizioni, mancano totalmente di trasparenza, e si nascondono dietro a comodi call centre. Oltre tutto non si capisce neanche in quale fattispecie ricadano i loro contratti: agenzie immobiliari, tour operator, o webpromoter, o intermediatori finanziari? E vige il flou artistique per la normativa. Un commercialista mi ha detto che l’imponibile da dichiarare è al lordo delle loro commissioni!!! Il colmo, loro non pagano le tasse, ma noi dobbiamo pagarle sulle commissioni che LORO intascano !!!

E’ giunto il momento di riprenderci le chiavi di casa, come dice il buon Rinaldi, e ciò va fatto soprattutto e anche riorganizzando il settore del turismo pro domo NOSTRA, è il caso di dirlo!!

Nicoletta Forcheri 11 giugno 2019

Forcheri, Sharing la Cashless, 12 maggio 2016

Nicoletta Forcheri, Le sorelle del turismo: Cartello e inganno, 15 Settembre 2016

Nicoletta Forcheri, Sharing Economy, una piramide bancaria, 5 Maggio 2019

Video integrale del Convegno qua

 

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