Se questo è un uomo

Sto piangendo tutti i giorni, attenti. Quando una Cassandra piange, significa che si stanno preparando venti di guerra, orde di morti, sangue che cola a flotte. Avvenimenti biblici.

Piango per l’umanità, in basso, di cui faccio parte, come in alto, con cui ho un nesso.
Un incidente grave mi ha messo a tacere da tre settimane e mi ha consentito di andare a fare un giro nei lager ospedalieri toscani, in particolare all’ospedale di Siena, o meglio “azienda ospedaliera senese”. Una realtà che fino a qualche tempo fa rendeva onore a Padre Pio, e alla sua tradizione ospedaliera, di carità e di pietas, di cui è intrisa la città.

Lager, se questo è un uomo, pieno di pazzi dissociati e disumanizzati, dove lasciano le persone nate prima di un certo anno, in “vigile attesa”, con tutti i parametri misurati tre volte al giorno, quello si, ma senza cure degne di nome, mentre agli altri è riservato, dogmatico, ovunque “vigile attesa” e “paracetamolo” nella versione di morfina e altri antidolorifici, oltre ai soliti antibiotici a tutto spiano, eventualmente cortisone che non è cortisolo ma è una sua brutta copia brevettata.

Nessuna cura, nessun amore. Se questo è un uomo. Sto piangendo tutti i giorni.

Appena sono riuscita ad alzarmi, rifiutando tutti i loro farmaci e facendomi portare da casa tutto il mio armamentario di integratori, ho firmato e me ne sono andata.

Ho subito umiliazione non solo per me, ma per le mie povere compagne di sventura, e soprattutto, senza alcun consenso, un tampone nasale fatto da un infermiere – non un otorino – a cui ho preso il braccio per frenarlo, e uno ANALE.

La lista delle cose come in prigione – gente che ti mette le mani in borsa per fare l’elenco dei tuoi effetti personali – e soprattutto, mio padre arrivato per darmi il cambio, a tre metri da me, non ha potuto affacciarsi perché lesta e zelante una nazicollaborazionista è venuta a dirmi, guardandomi negli occhi e scandendo le parole come se si trattasse di un comandamento scolpito nella tavoletta di Mosé: “E’ vietato, lo vieta una DIRETTIVA REGIONALE!”.

Ho gridato:

SIETE DEI NAZISTI, dei collaborazionisti! Anche i nazisti obbedivano agli ordini, questo non li ha salvati a Norimberga!

Siete dei NAZISTI, dei collaborazionisti! Anche i nazisti obbedivano agli ordini, questo non li ha salvati a Norimberga!

Bloccata a letto, con le ossa rotte (scapola e coste) e il polmone ferito, avevo diritto al muso degli infermieri ogni volta che chiamavo per darmi il ghiaccio, di cui uno mi ha persino detto, testuali parole:
“Lo strutturato ha detto che è una cura vera e propria, non se ne può abusare”…

E un altro mi ha sgridato perché un vicino fantomatico si sarebbe lamentato. Di cosa? Che ogni notte noi non dormivamo perché loro schiamazzavano come bambini imbecilli nel cortile della ricreazione? Nessuna cura nessun amore, nessuna delicatezza per noi malati.

Ero li per curarmi o cosa?
Una notte passata al pronto soccorso – dove sarei dovuta stare massimo due ore – in una brandina scomodissima per una persona sana, figuriamoci per una con le ossa rotte e il polmone ferito, come me! Tutto questo dopo avere aspettato un’ora e mezza l’ambulanza, stesa a terra sull’orlo dello svenimento dal dolore, per essere trasportata in codice verde in un ospedale minore, per poi rendersi conto, tardi, che ero codice rosso e da ospedale di capoluogo!

Per forza, l’Italia, il paese dell’umanesimo, è l’unico paese al mondo che affida il servizio ambulanze a dei volontari! Scandalo nello scandalo, altri soldi risparmiati per gli avidi usurai!

E poi il passaggio non in ortopedia, “perché non c’era posto”, l’ortopedia è dedicata solo ai casi operabili, quindi mi hanno spedito all’OBI, osservatorio breve intenso, un lager prolungamento del pronto soccorso.
Nessuna cura, nessun amore, tutti numeri, i pazienti e i dottori. Nessuna delicatezza.

Addirittura mi hanno sgridato perché osavo togliermi il tutore durante la notte che premendo sulle coste mi faceva male, con la ragione che i poveri medici ortopedici non potevano “scendere” appositamente per me per rimettermelo a posto. Capito? Hanno troppo da fare, ce ne sono pochi! E’ già tanto se vengono a trovarti! Tutto ruota attorno a pochi rari strutturati. Noi siamo li per loro, essendo un ospedale universitario, loro devono imparare, noi siamo cavie, numeri.

Ma in questa penuria di personale medico non mi risulta che qualcuno da Conte a Draghi abbia cancellato il numerus clausus all’università. Da denuncia.

Addirittura al pronto soccorso un algoritmo mi aveva spento il campanello, perché, mi ha spiegato l’infermiere, lo avevo usato troppo. Capito? Sei li, con le ossa rotte, magari agonizzante, ma il campanello si spegne per via di un algoritmo dopo un certo numero di volte.

E sorvolo sul numero di clisteri a cui ho dovuto assistere, per dirla con il Dott Giorgini, la gente muore di fame con la pancia piena, intossicata dalle sue stesse feci, da quando, all’inizio del secolo decimonono un certo Rockefeller ha sponsorizzato l’industria farmaceutica con il rapporto Flexner, denigrando tutti i metodi tradizionali che comprendevano le cure antiparassitarie e i clisteri, con le piante, l’aiuto alla digestione e la cura della disbiosi, le cure antiossidanti, veri pilastri della salute umana, adesso scientemente e criminosamente ignorati dalla classe medicofarmaceutica.

Ho capito che non solo non curano, ma fanno danni, come all’obesa con diabete ed elefantiasi piena di vermi e parassiti, di fronte a me, a cui hanno messo un po’ di amuchina e basta. Perché non curano le parassitosi? Sono normali? Eppure si sverminano cani e gatti e si danno antiparassitari alle piante. Perché agli umani no?

Ho capito che la mia vicina di letto, del 1929, con tutti i denti, carina e presente, che aveva subito un ictus, l’hanno lasciata li così con cure “compassionevoli” lontana dalla famiglia. Dopo tre giorni era peggiorata al punto tale da essere quasi agonizzante, con le foto della nipote DIETRO le sue spalle, per dire quanto sono perversi infermieri e OS, disumanizzati.

Se questo è un uomo.

Ho capito che le vecchiette arzille e vivaci, come la Teresa, che avrebbero tanto da raccontare, che sono i nostri ascendenti, la nostra storia, le nostre tradizioni, e che ci ha fatto divertire una notte con le sue uscite allegre, preferiscono azzopparle con la morfina la sera e la mattina, al punto che il giorno dopo era irriconoscibile.

Circondata da vaccinati, ogni tanto qualche resistente si faceva vivo – riconoscendoti – ma è l’anticamere dell’inferno quello che dal limbo, gli ignavi, lastricano ogni giorno la strada per i gironi della pigrizia, dell’avarizia, della lussuria, del tradimento.

Ero nell’anticamera dell’inferno, un campo di concentramento.

Se questo è un uomo.
Non ho firmato niente. Hanno capito. In fondo erano sollevati quando me ne sono andata firmando, pur con un polmone ammaccato. Il tutto perché non ero in ortopedia e non ero seguita da nessun medico degno di questo nome, per il mio caso, un ortopedico e uno pneumologo che non ho neanche mai visto in una foto, come si dice in francese.

E grazie al mio essere un’ex acrobata ballerina, mi ero prefissata una meta sportiva: di andare a piedi al gabinetto, che vedevo di fronte a me. E così ho fatto la mia ginnastica ogni giorno, senza antidolorifici, senza anti infiammatori, senza cortisone, senza antibiotici, per guarire meglio e prima. Ogni giorno, un’eternità, fino a quando dopo tre giorni mi sono seduta, mi sono alzata ho fatto il giro del letto, tenendomi, e poi il giorno dopo al bagno. In piedi. Da sola.

Avevo vinto, potevo uscire, potevo svincolarmi dalle grinfie di quei subumani che si sentono così fighi nel lavarti le parti intime con indelicatezza, gente malata nella testa che oramai non ama più il suo lavoro.

C’erano 160 pazienti covid mentre ero li: significano 320000 euro al giorno quasi 10 milioni al mese, eppure io non avevo un letto per ortopedia con tanto di triangolo, avevano ricavato l’OBI da una vecchia dermatologia, piena di spifferi con i letti scomodissimi, perché il reparto OBI era stato convertito in reparto COVID.

Non hanno soldi, capite? Se questo è un uomo.

Dico che sono da denunciare tutti, dal presidente e il direttivo, ai medici, fino giù giù agli infermieri e agli OSS, perché applicano scrupolosamente gli ordini dei nazisti, e non denunciano.

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Se questo è un uomo.

Sono da denunciare per obbedienza zelante, per ignavia, per omissione di soccorso, per omicidio colposo, per crudeltà nel tenere i malati lontani dalla famiglia, soprattutto gli ultra ottantenni.

Sono da denunciare tutti. E in particolare la sanità toscana che profondamente ipocritamente rossa non ha sviluppato sufficientemente la sanità privata per le emergenze, e quindi neanche a pagarli puoi evitare il lager in caso di incidente.

Piango tutti i giorni. Attenti, perché quando piange una Cassandra significa che sono finiti i tempi delle previsioni, e cominciano i tempi delle tragedie annunciate.

Se questo è un uomo, nella patria dell’umanesimo, del cristianesimo, dei mercanti e della banca, dell’arte e dei naviganti, dei fenici e degli etruschi, della bellezza distillata, dei segreti alchemici templari e del cuore.

E’ un uomo?

Nforcheri 03/05/2021

10 risposte a "Se questo è un uomo"

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  1. Sono allucinato. Sì, dal tuo racconto, certo, ma ancora di più dal tuo incidente. Perché alla mia età (71) oltre che leggerti e ascoltarti, è inevitabile, volerti bene come una figlia. Perdona la presunzione.

    Una carezza e un augurio dal cuore. Tienici informati sulla tua convalescenza per favore!

    Francesco Cavalcoli

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  2. Posso confermare con dolore per esperienza diretta e per varie testimonianze che la sanità toscana è in mano quasi totalmente a eredi di kapò e di ss e di volenterosissimi emuli di eichmann, i quali iso9lano e rendono impotenti i pochi che davvero e con coscienza vorrebbero fare il loro lavoro; così anche mio padre venne lentamente assassinato, e nei miei tentativi di aiutarlo ricorrendo a questi orribili luoghi di pena forse ne ho solo acuito il dolore se non ne ho persino causato la morte; che Dio mi perdoni e abbia pietà di lui; dalla sanità toscana “così totalmente disanimata” dal cinismo dal sadismo dalla pratica dell’eutanasia a prescindere dalla disumanizzazione dalla privazione della dignità, Dio ci salvi, sia essa per chi tale la fa e l’ha fatta

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  3. Conoscevo già questa realtà. leggerla nelle tue parole è stato come immergersi nell’inferno. Mi dispiace tantissimo tesoro. Ti auguro di avere Dio nel cuore. Con amore…Andrea

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  4. Nicoletta salve sono Aldo Grandi, direttore (ir)responsabile delle Gazzette. Ho letto la sua testimonianza e la pubblicherei, ovviamente con nome e cognome suo e senza alterarla né toccarla, sulla Gazzetta di Lucca, un quotidiano on line che ha oltre 200 mila visitatori unici assoluti al mese. Spero non le dispiaccia. http://www.lagazzettadilucca.it

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  5. Salve!
    Mi spiace per la sua esperienza e per molti versi la comprendo e la capisco…
    purtroppo il covid ha reso tantissima gente peggiore e la nostra sanità pubblica è stata ed è enormemente trascurata e bistrattata ma, mi permetto di farle osservare che il fatto che in certe zone d’Italia siano i Volontari (quelli veri!!) a garantire i trasporti sanitari e l’emergenza urgenza territoriale è un ENORME VALORE sociale e civico.
    Ora non ho tempo per spiegarle meglio la cosa e non voglio tediarla ma, se e quando vorrà, potrò parlarle approfonditamente di questo aspetto di cui molta gente non sa nulla e di cui, molto spesso, chi ne parla (giornalisti e politici in primis) lo fa in modo ignorante e superficiale.
    E comunque, per finire…
    la equazione per cui Pubblico/Volontario (aggiungo io …vero volontariato) = un servizio peggiore di un Privato/Professionista… Non è affatto vera! Anzi!! … se vorrà, dopo 30 anni di esperienza… le potrò citare tantissimi episodi dove è vero il contrario… ma adesso basta! Non voglio rubarle altro tempo.
    Buona serata e sopprattutto …buona guarigione.
    Francesco

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