ONG: un po’ di diritto internazionale

Il primo paese che si deve sobbarcare l’onere dell’accoglienza è in realtà quello di cui la nave ong batte bandiera: in quella nave vigono le norme e le leggi di quel paese, secondo il parere autorevole di un esperto di diritto internazionale. A meno che come Lifeline in realtà quella bandiera sia un falso, in questo caso si tratta di nave pirata.
Secondo un eminente esperto di diritto internazionale, Augusto Sinagra, intervista tratta da

Professore, c’è polemica sulle navi Ong. A chi devono rivolgersi per portare i migranti?

Le navi che solcano i mari battono una Bandiera. La Bandiera non è una cosa meramente folkloristica o di colore. La Bandiera della nave rende riconoscibile lo Stato di riferimento della nave nei cui Registri navali essa è iscritta (nei registri è indicata anche la proprietà pubblica o privata).

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Che cosa ne consegue?

La nave è giuridicamente una “comunità viaggiante” o, in altri termini, una “proiezione mobile” dello Stato di riferimento. In base al diritto internazionale la nave, fuori dalle acque territoriali di un altro Stato, è considerata “territorio” dello Stato della Bandiera. Dunque, sulla nave in mare alto si applicano le leggi, tutte le leggi, anche quelle penali, dello Stato della Bandiera.

Vale anche per le regole vigenti?

Il famoso Regolamento UE di Dublino prevede che dei cosiddetti “profughi” (in realtà, deportati) debba farsi carico lo Stato con il quale essi per prima vengono in contatto. A cominciare dalle eventuali richieste di asilo politico.

Stanno tentando di fregarci?

Si’. Non si vede quale sia la ragione per la quale una nave battente Bandiera, per esempio, tedesca, spagnola o francese, debba – d’intesa con gli scafisti – raccogliere i cosiddetti profughi appena fuori le acque territoriali libiche e poi scaricarli in Italia quando la competenza e l’obbligo è, come detto, dello Stato della Bandiera. Siccome lo Stato con il quale per primo i cosiddetti profughi vengono a contatto è quello della nave che ne batte la bandiera, sarà questo Stato ad essere considerato come Stato di primo arrivo o di primo contatto, e sarà dunque questo Stato a doversi occupare dei migranti a bordo e delle domande di asilo politico”

Poi ci sono quelli che ci marciano, il caso della Lifeline

Gia. Da ultimo è emerso che due navi battenti Bandiera olandese e con il solito carico di merce umana, non si connettano giuridicamente al Regno di Olanda e né figurino su quei registri navali, come dichiarato dalle Autorità olandesi. Allora, giuridicamente, si tratta di “navi pirata” le quali non sono solo quelle che battono la bandiera nera con il teschio e le tibie incrociate (come nei romanzi di Emilio Salgari).

In questo caso che dovremmo fare?

Ne deriva il diritto/dovere di ogni Stato di impedirne la libera navigazione, il sequestro della nave e l’arresto del Comandante e dell’equipaggio. Molti dei cosiddetti “profughi” cominciano a protestare pubblicamente denunciando di essere stati deportati in Italia contro la loro volontà. Si è in presenza, dunque, di una nuova e inedita tratta di schiavi, di un disgustoso e veramente vomitevole schiavismo consumato anche con la complicità della UE, che offende la coscienza umana e che va combattuto con ogni mezzo.

 

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