Van Mises: estratti

il

Da http://nakamotoinstitute.org/static/docs/theory-money-credit.pdf

Scrive Von Mises nel 1912 a proposito della banconota, quando era ancora un titolo sull’oro esattamente quello che alcuni dicono dei depositi adesso, assimilandoli agli strumenti monetari. In pratica la banconota era assimilata a uno strumento monetario, pur non essendolo, e si differenziava in questo dai depositi, che erano titoli nominali, personali.

Tecnicamente, e in alcuni paesi anche per legge, il trasferimento di una banconota si differenzia a stento da quella di una moneta. La similitudine nell’apparenza è tale che l’operatore commerciale è solitamente incapace di distinguere quegli strumenti che assumono nella realtà la funzione monetaria e quelli che sono impiegati semplicemente come surrogati dei primi. L’uomo d’affari non si preoccupa dei problemi economici coinvolti; si preoccupa solamente delle caratteristiche commerciali e legali delle monetine, dei biglietti, degli assegni ecc. Per lui il fatto che le banconote siano trasferibili senza ulteriore documentazione, che circolino come le monetine in denominazioni circolari, che non sorga alcun diritto di ricupero verso i precedenti possessori, che la legge non riconosca differenze tra esse e la moneta come strumenti di liquidazione dei debiti, appaiono ragioni abbastanza buone per includerli nella definizione del termine “moneta” e per fare una distinzione fondamentale tra questa e i depositi di contanti, che si possono trasferire solo con una procedura molto più complessa tecnicamente e che per legge è considerato di diverso tipo.

La differenza tra credito e merce

I titoli non sono beni: 1 sono gli strumenti per ottenere il controllo dei beni. Ciò ne determina la natura e il significato economico. Essi stessi non sono valutati direttamente ma indirettamente; il loro valore è derivato da quello dei beni economici a cui si riferiscono.  Due elementi sono coinvolti nella valutazione di un titolo: primo, il valore dei beni su cui accorda un diritto di proprietà; secondo, la maggiore o minore probabilità che la proprietà dei beni in oggetto venga raggiunta effettivamente. Inoltre, se il titolo dovesse valere solo dopo un periodo di tempo, la considerazione di questa circostanza costituirà un terzo fattore di valutazione. Il valore al 1 gennaio di un diritto di ricevere dieci sacchi di carbone il 31 dicembre dello stesso anno si baserà non direttamente sul valore dei dieci sacchi di carbone ma sul valore di quante volte i sacchi di carbone saranno consegnati in un anno di tempo. Questo tipo di calcolo è frutto dell’esperienza pratica così come lo è il fatto che  nel riconoscere il valore del titolo se ne considera la solidità e il diritto.

I crediti monetari non fanno eccezione. I crediti pagabili a vista, se non vi sono dubbi sulla loro solidità e non richiedono spese ulteriori per la liquidazione, sono valutati altamente liquidi come i contanti e offerti e accettati alla stregua della moneta.  Solo i titoli di questo tipo, crediti pagabili a vista, assolutamente sicuri per quanto umanamente prevedibili, e perfettamente liquidi nel senso giuridico del termine, sono surrogati monetari per scopi commerciali.

Nel Codice Belga del Conio Monetario del 1860, nel memorandum Pirmez definisce la natura delle monete convertibili così:
Con la proprietà della convertibilità delle monetine esse non sono più monetine, diventano crediti, promesse di pagamento. Il detentore non ha più una semplice proprietà diritto alla moneta stessa – jus in re -, ma ha un titolo sullo Stato per l’importo dell’intero valore nominale della moneta, – jus ad rem -, un diritto che può esercitare ad ogni momento richiedendone la conversione. Le monetine cessano di essere moneta e diventano una fattispecie creditizia, banconote coniate su pezzi di metallo .. .’ (Cfr. Legge per la fabbricazione di una moneta di sostegno… preceduta dalle note sulla moneta in lega in Belgio e la discussione della legge alla Camera dei Rappresentanti, Bruxelles, 1860)

Moneta fiat

Non si può contestare che la moneta fiat nel senso stretto del termine sia teoricamente concepibile: la teoria del valore prova la possibilità della sua esistenza. Che la moneta fiat sia mai veramente esistita naturalmente è un’altra questione cui non si può rispondere sui due piedi in modo affermativo. Non vi è alcun dubbio che la maggior parte delle monete che non sono moneta merce debbano essere classificate come moneta creditizia: ma solo dettagliate indagini storiche potrebbero chiarire questa questione.

[Per l’indagine storica, cfr. Forcheri Moneta Farfalla, e Moneta far-falla in cui si spiega come la moneta fiat in realtà non sia fiat, ma sia ibrida, poiché la contabilità ad essa applicata la descrive come una moneta creditizia: vi è una sorta di discrasia tra ciò che è, fiat, e ciò che la descrive, come credito. Non solo, ma essendo la moneta anche e soprattutto unità di conto, la sostanza diventa la forma: credito. Ma se per definizione un credito deve avere la caratteristica di avere un sottostante, il bene in cui si può convertire, la moneta attualmente, sia essa a corso legale (banconote, monetine) o non a corso legale (depositi, strumenti di pagamento vari) si può dire che  non abbia alcun sottostante solido, se non i nostri titoli debitori a copertura dei crediti esistenti e cioè di tutta la moneta circolante.]

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