Marco Zanni

il

12/06/2017
http://www.marcozanni.eu/articolo.php?id=107

Più volte abbiamo parlato dell’inganno della banca centrale indipendente e del vero motivo che sta dietro a questo dogma: far gestire le politiche monetarie a dei tecnocrati e non alla politica non serve assolutamente, come ci vogliono far credere, a far sì che i partiti irresponsabili e spendaccioni usino questo strumento per i propri scopi elettorali causando inflazione (ah!!! Quella che Monti definisce la tassa più iniqua soprattutto per i poveracci!), perché sia la teoria economica che l’evidenza empirica dimostrano che non c’è nessuna relazione diretta tra la quantità di moneta stampata e l’andamento dei prezzi. Rendere la banca e i banchieri centrali indipendenti serve soltanto a sottrarre allo scrutinio democratico uno degli strumenti politici più importanti e delicati al mondo: la gestione della moneta e delle politiche monetarie. In questo modo, togliendo alla politica e a membri eletti dal popolo (che secondo la nostra Costituzione è sovrano) la gestione di uno dei più potenti strumenti di redistribuzione della ricchezza, le élite che hanno voluto questo si sono garantite il grandissimo potere incontrastato di poter utilizzare le politiche monetarie e le banche centrali per canalizzare parti sempre maggiori di reddito e ricchezza nelle loro tasche. Il giochetto è più semplice a farsi che a dirsi: prima ti  prima convinco che i periodi di alta inflazione degli anni ’70 siano stati causati dall’eccessiva creazione di moneta da parte delle banche centrali (inflazione che, come ti ho convinto a credere, è la più iniqua delle tasse, che grava sui poveri), poi che, essendo uno strumento delicato e i politici tutti ladri, che non si può lasciare la gestione di questo strumento a loro, perché lo userebbero solo a scopo elettorale caricando oneri pesantissimi sulle generazioni future (appunto creando inflazione). Quindi, per il bene del popolo, le politiche monetarie devono essere “indipendenti” (ecco la parolina magica), gestite cioè da “tecnici” sopra le parti che nella loro magnanimità hanno a cuore il bene supremo del popolo.

Ecco per loro come si è tradotto il termine “bene del popolo”: il tasso d’interesse non è più deciso e calmierato dal Tesoro secondo le esigenze di spesa, ma è definito dai cosiddetti mercati, che non sono altro che grandi istituzioni finanziarie e grandi investitori il cui obiettivo per definizione non è il bene del popoli, ma la massimizzazione del profitto loro e dei loro azionisti. E infatti questo succede: dopo il divorzio Tesoro – Bankitalia del 1981, gli investitori, mancando ora la protezione della banca centrale, richiedono al Tesoro tassi d’interesse sempre più alti per rifinanziare il debito. Il Tesoro deve accettare, negli anni la fetta di spesa annaule del bilancio a servizio del debito (interessi passivi) aumenta, e per far quadrare i conti, diminuisce la spesa per il welfare e i servizi ai cittadini, che si trovano a dover pagare prestazioni (che spesso devono essere garantite universalmente come da Costituzione) che prima erano gratuite. Ecco fatto! La ricchezza si è redistribuita dai cittadini (meno servizi e welfare) ai grandi investitori e alla grande finanza (maggiori interessi incassati). Questo è il più grande e inaccettabile inganno della storia!

Ma non è finita qui, perché ovviamente, per avere politiche monetarie “indipendenti”, anche i banchieri centrali devono essere indipendenti. E come si traduce questo concetto per la “regina” delle banche centrali indipendenti, la BCE, e per il suo governatore, Mario Draghi? Nel fare e dire quello che vogliono senza dover rendere conto a nessuno, tantomeno a un contraltare politico eletto direttamente dai cittadini con tanto di preferenze che ha l’obbligo di monitorare e controllare le attività di queste istituzioni. Insomma, Draghi può mandare lettere ai governi con la lista delle riforme da fare, può mandare moiti a politici legittimamente eletti, può sovvertire risultati di referendum popolari e può costringere uno Stato sovrano alla resa semplicemente bloccando la liquidità al suo sistema bancario; lui può fare tutto questo, ma non azzardatevi a fargli una domanda scomoda, perché lui può dire che non ha voglia di rispondervi, neanche se avete la legittimazione del voto popolare.

Ho avudo evidenza empirica di questo ancora di recente, e vi voglio rendere partecipi di quest’assurdità, che assurdità non lo è poi così tanto oggi, quando anche la più piccola parvenza di democrazia viene calpestata senza destare clamore.

Vi ricorderete tutti la questione dei saldi del sistema TARGET2: l’8 dicembre 2016 invio questa interrogazione con obbligo di risposta scritta alla BCE (qui trovate il link al testo: http://www.europarl.europa.eu/RegData/commissions/econ/questions/2016/595479/ECON_QZ(2016)595479_EN.pdf). L’interrogazione è uno dei pochi strumenti che ha un eurodeputato per esercitare quel controllo democratico sulle istituzioni tecnocratiche dell’UE (Commissione europea, BCE, Banca Europea degli investimenti, ecc.). In questa interrogazione scritta chiedo a Draghi alcune delucidazioni sul preoccupante andamento dei saldi TARGET2 e alla fine faccio una richiesta. Essendo la BCE l’organo tecnico che si occupa di gestire e monitorare questi saldi, io, politico incapace per definizione di capire questi processi, chiedo a lui, tecnico illuminato, di spiegarci cosa succederebbe ai saldi TARGET2 in caso di un uscita dall’euro di un Paese membro. Domanda legittima: siamo stati più volte vicini negli scorsi anni all’implosione della zona euro o all’uscita di un Paese, giusto sapere come la BCE gestirà la questione e cosa accadrà.

La risposta di Draghi arriva un mese e mezzo dopo, e la potete leggere qua (https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/170120letter_valli_zanni_1.it.pdf). In sostanza dopo uno sproloquio in cui Draghi spiega che aumento divergenza saldi TARGET2 non dimostra insostenibilità euro ma è soltanto l’effetto del QE (sì, come no…), il presidente risponde alla mia ipotesi su uscita dall’euro: con un tono un po’ minaccioso, Draghi mi dice che “Se un paese lasciasse l’Eurosistema, i crediti e le passività della sua BCN nei confronti della BCE dovrebbero essere regolati integralmente.”. Booooommmm!!! Ecco i titoli dei giornali e scoppia la polemica. Se l’Italia dovesse uscire dall’euro, dovrà prima pagare il suo conto negativo di TARGET2, circa €370 miliardi. Scoppia un putiferio e né Draghi, né la BCE, negano. Secondo l’interpretazione della BCE, se un Paese esce dall’euro e ha un saldo negativo di TARGET2, dovrà ripianare il saldo con fresh money.

Ritengo subito la risposta interessante, perché oltre ad aprire un bel dibattito su un argomento oscuro, la risposta di Draghi apre anche le porte a successivo domande di chiarimento: ad esempio, se un Paese debitore quando esce deve pagare il conto, cosa succede nel caso che ad uscire sia un Paese creditore, cioè con un saldo TARGET2 positivo (tipo la Germania ad esempio)? La domanda salta subito al naso, ed infatti l’interrogazione scritta alla BCE non tarda ad arrivare.

Poche settimane dopo, l’eurodeputato tedesco Henkel (ex AfD e ora nel partito Alfa) deposita questa ulteriore interrogazione scritta alla BCE: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=COMPARL&reference=PE-597.741&format=PDF&language=EN&secondRef=01. Nel testo Henkel chiede esattamente quello che ho scritto sopra, citando la risposta alla mia precedente interrogazione. Parafrasando, il tedesco chiede a Draghi se visto che secondo la BCE un Paese uscente deve pagare saldo TARGET2, nel caso uscisse la Germania, la BCE farà alla Bundesbank un bonifico da €700 miliardi, cioè pari al saldo attivo di TARGET2 tedesco? La logica di Draghi e della BCE direbbe di sì.

Draghi risponde a Henkel l’11 aprile 2017 (qui il testo https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/170411letter_agea_masi_henkel_lucke_valli.en.pdf?cda78e89de661e9749117afafe331495). Ma con sorpresa cosa dice Marione nostro? Evidentemente accortosi del vaso di pandora aperto dicendo una fesseria su TARGET2 in caso di eurexit, si trincera dietro il suo schermo da banchiere centrale indipendente dicendo che i Trattati UE non prevedono la possibilità di recedere dall’Euro (falso, perché secondo Trattati si può recedere da UE, da tutto l’acquis comunitario, e quindi anche dall’euro ex articolo 50 del Trattato di Lisbona), quindi non è opportuno che la BCE, che deve operare dentro i Trattati, faccia ipotesi su o riflessioni su assunti non previsti dagli stessi. Ma come Mario???? Quando ci vuoi terrorizzare dicendoci che se usciamo dall’euro dobbiamo pagare €370 miliardi ti va bene “fare ipotesi su assunzioni non previste dai trattati”, ma quando ti chiedono il conto di una fesseria che hai sparato e che ti ha cacciato in un angolo, ti trinceri dietro i Trattati e dietro la protezione che ti dà il tuo ruolo da banchiere centrale indipendente? Almeno un minimo di coerenza, ma nemmeno quella.

Deciso però a fare giustizia, il 26 aprile scrivo di nuovo a Draghi chiedendo delucidazioni in maniera molto cortese: qui trovate il testo http://www.europarl.europa.eu/RegData/commissions/econ/questions/2017/603025/ECON_QZ(2017)603025_EN.pdf. Faccio notare con garbo all’amico Mario la sua coerenza e gli chiedo di rendere conto di questa incongruenza nelle modalità di risposta: perché, Mario mio, nel primo caso era opportuno fare ipotesi su un’assunzione non prevista dai Trattati mentre nel secondo no? Cosa ti ha fatto cambiare idea?

Il 6 giugno, con molta calma, arriva la risposta di Draghi: https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/ecb.mepletter170608_zanni.it.pdf?556526736412c7a5305530a70bc1cbb1. Il disco non cambia e Mario ripete quanto già detto come un dogma: dall’euro non si può uscire e quindi la BCE non fa ipotesi su questa assunzione.

Questa è la democrazia, questa è l’arroganza con cui questi tecnocrati non eletti da nessuno trattano persone che godono della legittimazione del voto popolare, che è sovrano. Questa è la democratic accountability dell’UE, che messa alle strette non risponde. Questo è il vero significato e il vero potere dell’indipendenza della banca centrale e delle politiche monetarie.

Vi terrò aggiornati sul prosequio della questione, perché ovviamente non si chiude qui: ho già presentato una nuova interrogazione all’amico Mario chiedendo 1) Perché non risponde alla mia domanda e 2) Perché ignora quanto previsto dai Trattati, visto che ex articolo 50 di Lisbona dall’euro si può uscire? Io continuo a riempirlo di carta, vediamo chi si stanca prima

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