Mozione di sfiducia per Padoan 

Sorgente: Mozione di sfiducia per Padoan | Carlo Sibilia

E questo il testo integrale:

Mozione di sfiducia 1-01621

testo presentato da

SIBILIA Carlo, seduta n. 788

La Camera,
premesso che:
il 24 aprile 2013 durante il mandato del «Governo Monti» è stata emanata una direttiva con protocollo n. 5646 finalizzata a rafforzare i presidi statutari atti a garantire un elevato standard di requisiti soggettivi utili a ricoprire e mantenere la carica di amministratore in considerazione del preminente interesse pubblico all’onorabilità degli amministratori delle società controllate dal Ministero dell’economia e delle finanze, anche con riferimento ai profili di salvaguardia dell’immagine del socio pubblico. La direttiva aveva introdotto l’ineleggibilità ovvero la decadenza automatica dalla carica di amministratore, in presenza di un provvedimento che dispone il rinvio a giudizio relativo a determinate fattispecie di reato o a illeciti amministrativi dolosi inerenti, inter alias, violazioni delle norme che disciplinano l’attività bancaria, finanziaria, mobiliare, assicurativa e dalle norme in materia di mercati, valori mobiliari e di strumenti di pagamento;
in data 19 giugno 2013 – durante il mandato del «Governo Letta» – l’assemblea del Senato ha approvato, con voto favorevole di tutti i gruppi parlamentari, la mozione Tomaselli (e altri) n. 1-00060, con la quale si è impegnato il Governo «a prevedere l’adozione da parte del Ministro dell’economia e delle finanze di specifiche direttive che individuino criteri e modalità per la nomina e la decadenza dei componenti degli organi di amministrazione delle società controllate, direttamente o indirettamente, con l’introduzione di una specifica causa di ineleggibilità in caso di rinvio a giudizio o condanna per gravi fattispecie di reato e l’attivazione di una valutazione dei requisiti professionali basata su esperienza, autorevolezza ed assenza di conflitti di interesse» (Senato della Repubblica, 45a seduta pubblica, mercoledì 19 giugno 2013).

In attuazione del dispositivo della suddetta mozione, è stata emanata una nuova direttiva del Ministero dell’economia e delle finanze n. 14656 del 24 giugno 2013, la quale ha ribadito la necessità di garantire la correttezza, la trasparenza e la migliore funzionalità degli organi sociali e di proseguire nel processo di riforma avviato negli ultimi anni attraverso ulteriori interventi, volti, in particolare, ad assicurare la massima trasparenza e qualità delle procedure di designazione dei componenti degli organi sociali, rafforzando, altresì, i requisiti di onorabilità e di professionalità degli amministratori. In particolar modo, la medesima ha previsto quanto segue:
a) la conferma della causa di ineleggibilità nel caso di «notifica del decreto che dispone il giudizio» per delitti previsti «dalle norme che disciplinano l’attività bancaria, finanziaria, mobiliare, assicurativa e dalle norme in materia di mercati e valori mobiliari», che era stata introdotta dalla direttiva del 24 aprile 2013;
b) l’introduzione di un nuovo obbligo rispetto alla direttiva del 24 aprile 2013, ovvero quello di subordinare le candidature del Ministero dell’economia e delle finanze all’«acquisizione di un parere positivo relativo al rispetto dei criteri e delle procedure indicati nella presente Direttiva da parte di un Comitato di garanzia, costituito con carattere di stabilità e composto da personalità di riconosciuta indipendenza e comprovata competenza ed esperienza in materia giuridica ed economica»;
pertanto, adempiendo alle deliberazioni assunte dal Senato il 19 giugno 2013, la direttiva del 24 giugno 2013 riaffermava il principio di mantenere, per le società partecipate dallo Stato, requisiti di onorabilità più stringenti di quelli già richiesti e rafforzava il principio della competenza, trasparenza ed indipendenza per le nomine degli amministratori, grazie all’introduzione di un Comitato di garanzia al cui vaglio le nomine dovevano essere sottoposte. Si trattava di un significativo passo in avanti nel percorso volto a scardinare l’«intreccio torbido tra politica e affari» di cui le controllate pubbliche sono state, spesso, un mefitico snodo;
in data 16 marzo 2017 durante il mandato del «Governo Gentiloni» – in palese contrasto con la volontà espressa il 19 giugno 2013 in sede di voto al Senato della Repubblica – il Ministero dell’economia e delle finanze ha predisposto una nuova direttiva con nuovi criteri. In particolar modo:
a) sono stati cancellati i requisiti di onorabilità stabiliti dalla direttiva del 24 giugno 2013 (la quale a sua volta aveva mantenuto i criteri indicati nella direttiva del 24 aprile 2013), con cui era stato recepito il voto del Senato del 19 giugno 2013;
b) è stato eliminato l’obbligo previsto dalla direttiva del 24 giugno 2013 di assoggettare le nomine ad un «parere positivo» reso da apposito Comitato di garanzia composto «da personalità di riconosciuta indipendenza e comprovata competenza ed esperienza in materia giuridica ed economica»;
la ratio della nuova direttiva è emersa, a parere dei firmatari del presente atto, il 18 marzo 2017 quando il Governo Gentiloni ha comunicato la designazione ad amministratore delegato di Leonardo spa (ex Finmeccanica) di un manager che:
a) risulterebbe ineleggibile in base alla direttiva del 24 giugno 2013, in quanto persona rinviata a giudizio il 1o marzo 2017 per un caso di usura bancaria;
b) non avrebbe ragionevolmente potuto ottenere il parere positivo di un Comitato di garanzia indipendente chiamato ad accertare l’adeguatezza dell’esperienza professionale commisurata alla natura dell’incarico, perché la quarantennale esperienza professionale unicamente di banchiere (da ultimo, come presidente del Monte dei Paschi di Siena – incarico ricoperto su designazione della Fondazione MPS, «storico feudo» del Partito democratico – da cui si è dimesso nell’agosto 2015, lasciando una banca che, oggi, si ritrova ancora una volta a chiedere aiuti di Stato nel tentativo di evitare il dissesto) contrastava con i criteri indicati dalla società a cui era stato designato (Leonardo Spa) secondo cui il nuovo amministratore delegato doveva aver «maturato adeguate esperienze nell’area di uno o più business del settore dell’Aerospazio, Difesa & Sicurezza o in altri settori aventi con quest’ultimo attinenze per livello tecnologico e innovazione, caratteristiche industriali, internazionalità e rilevanza geopolitica, per ampiezza dei mercati e dimensione dei maggiori competitor e per analogie di criticità strategiche» (Orientamenti del consiglio di amministrazione di Leonardo S.p.A. ed azionisti sulla dimensione e composizione del nuovo consiglio di amministrazione (26 gennaio 2017);
in termini generali, si ritiene inaccettabile qualunque atto di governo che incida negativamente su principi fondamentali quali l’onorabilità, la competenza, la trasparenza e l’indipendenza nell’amministrazione della res publica, in cui rientra, a ragione, la nomina degli amministratori delle società partecipate, direttamente o indirettamente, dallo Stato. Nel merito si ritiene un fatto di inaudita gravità che il Governo abbia di fatto mortificato la volontà del Senato della Repubblica espressa con voto pressoché unanime dei gruppi parlamentari, arrivando finanche ad emanare quella che appare una direttiva ad personam, per rendere eleggibile come amministratore di Leonardo spa chi eleggibile non era in quanto:
a) non rispettava la «causa di ineleggibilità in caso di rinvio a giudizio» (Senato della Repubblica, 45a Seduta pubblica, mercoledì 19 giugno 2013) essendo stato rinviato a giudizio il 1o marzo 2017 per un caso di usura bancaria;
b) non poteva superare il vaglio di una «valutazione dei requisiti professionali basata su esperienza» (Senato della Repubblica, 45a seduta pubblica, mercoledì 19 giugno 2013), in quanto sprovvisto di qualunque esperienza nei settori aerospaziale, difesa e sicurezza (ed in vero di qualsivoglia esperienza di tipo industriale);
in data 21 aprile 2017 il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Milano dottor Livio Antonello Cristofaro ha sciolto la riserva sull’opposizione all’archiviazione per l’ex amministratore delegato e l’ex presidente del Monte Paschi di Siena Fabrizio Viola ed Alessandro Profumo, depositando il provvedimento di imputazione coatta nei confronti dei due manager per falso in bilancio e manipolazione del mercato. La procura della Repubblica ne aveva richiesto l’archiviazione, nell’ambito dell’inchiesta relativa alla presunta non corretta rappresentazione dei derivati «Alexandria e Santorini» – da cui sarebbero derivate perdite quantificabili in oltre 700 milioni di euro – nei bilanci della Banca dal 2011 al 2014;
la vigilanza della Banca d’Italia sembrerebbe esser stata particolarmente carente. In relazione ai conseguenti danni patrimoniali ed al sussistere di un eventuale mancato corretto esercizio dei compiti di vigilanza da parte della Banca d’Italia, il Ministro dell’economia e delle finanze avrebbe dovuto procedere alla revoca del Governatore della Banca d’Italia ai sensi del comma 8 dell’articolo 19 della legge n. 262 del 2005;
il rinvio a giudizio a carico di Profumo implicherebbe un aggravamento della presunta ineleggibilità – ai sensi delle disposizioni della direttiva del 24 giugno 2013 – qualora dovesse essere ripristinata la sovranità popolare espressa dal Senato ed annullata quella che appare una probabile direttiva ad personam 16 marzo 2017;
la direttiva del 16 marzo 2017 avendo carattere generale, ad avviso dei firmatari del presente atto, si presta altresì a ben peggiori «misfatti» con conseguenze pregiudizievoli ancora peggiori per gli interessi economici, e non, dello Stato italiano,

per tali motivi:

visto l’articolo 94 della Costituzione;
visto l’articolo 115 del Regolamento della Camera dei deputati;
esprime la sfiducia al Ministro dell’economia e delle finanze e lo impegna a rassegnare immediatamente le dimissioni.
(1-01621) «Sibilia, Fico, Alberti, Pesco, Pisano, Ruocco, Villarosa, Brugnerotto, Cariello, Caso, Castelli, D’Incà, Sorial, Crippa, Agostinelli, Baroni, Basilio, Battelli, Benedetti, Massimiliano Bernini, Paolo Bernini, Nicola Bianchi, Bonafede, Brescia, Businarolo, Busto, Cancelleri, Carinelli, Cecconi, Chimienti, Ciprini, Colletti, Colonnese, Cominardi, Corda, Cozzolino, Crippa, Da Villa, Dadone, Daga, Dall’Osso, D’Ambrosio, De Lorenzis, De Rosa, Del Grosso, Della Valle, Dell’Orco, Di Battista, Di Benedetto, Luigi Di Maio, Manlio Di Stefano, Dieni, D’Uva, Fantinati, Ferraresi, Fraccaro, Frusone, Gagnarli, Gallinella, Luigi Gallo, Silvia Giordano, Grande, Grillo, L’Abbate, Liuzzi, Lombardi, Lorefice, Lupo, Mantero, Marzana, Micillo, Nesci, Parentela, Petraroli, Rizzo, Paolo Nicolò Romano, Sarti, Scagliusi, Spadoni, Spessotto, Terzoni, Tofalo, Toninelli, Tripiedi, Vacca, Simone Valente, Vallascas, Vignaroli, Zolezzi».

 

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