L’effetto far-falla della moneta doppia

“(…) con l’emissione di carta moneta strutturata come falsa cambiale o falsa fede di deposito, si induce la collettività a dare merce, che ha un costo, contro oro carta, che costo non ha.” (G. Auriti, L’ordinamento internazionale del sistema monetario, pag. 43). (= il battito di ali di farfalla)

E  lo stesso Auriti a pag. 52, ib. dichiarava: “Che la moneta sia una falsa cambiale emerge dal fatto che, se si presenta la banconota all’incasso, la banca non paga ed è autorizzata dalla legge a non pagare né con oro né con altro valore”.

Chi dice “cambiale” dice passività, chi dice falsa cambiale dice falsa passività, chi dice falsa passività dice falso contabile. Un effetto farfalla dalle conseguenze disastrose.

In altri punti dello stesso libro, Auriti parla di un “macroscopico rovesciamento contabile di cui nessuno si scandalizza forse perché troppo evidente, e che le consente [alla banca] di appropriarsi di un valore che non ha nulla a che vedere col credito” e grazie al quale “la banca realizza un lucro pari alla differenza tra valore nominale e costo tipografico della moneta, trasforma un proprio debito apparente in un arricchimento sostanziale” (ibid, pag. 56). Alla pag. 64 ripete il concetto, senza approfondirlo, di un “rovesciamento contabile” poiché “la banca si è attribuita la proprietà della moneta perché l’ha emessa mediante indebitamento del mercato, prestandola, e siccome prestare denaro è sempre prerogativa del proprietario, con un rovesciamento contabile, si è attribuita la proprietà della moneta, il cui valore è, invece, creato dai cittadini.”

In questo rovesciamento contabile, banconote e depositi, entrambi definiti come “contante” dalle autorità monetarie internazionali, in particolare dalle norme contabili internazionali – IAS 7 – e dalla BCE (cfr. 1), sono segnate al passivo ma sono false passività. Per renderle vere passività, basterebbe pagarle (rimborsarle) con una riserva che non esiste: se per legge le banconote e le monetine non possono essere mai “convertite” o pagate,  la moneta bancaria (i depositi) viene “liquidata” raramente e solo per un massimo del 5% degli importi totali dei depositi (la percentuale massima di banconote e monetine rispetto al valore dei depositi).  La moneta bancaria è una falsa passività de facto.

Quindi occorre correggere le scritture contabili consuetudinarie delle banche  in modo che esse descrivano un quadro fedele e corretto della “realtà” finanziaria ed economica della ricchezza di una banca. Una falsa cambiale che vale moneta contante e  a corso legale, perché è così che sono definiti i depositi (tutti i depositi, anche quelli creati dal nulla al momento dell’erogazione del credito (2)), andrebbe segnata al momento della sua creazione dal nulla come valore in cassa, voce 10 dello stato patrimoniale della banca  (3).  Se il suo valore, come Auriti ci insegna, appartiene a noi e siamo noi a “prestarlo” alla banca, allora la moneta che racchiude quel valore va segnata, dopo l’entrata in cassa, nella passività dello stato patrimoniale della banca, ma non come deposito dei mutuatari bensì come vero debito nei confronti dei suoi legittimi creditori, cioè i cittadini sovrani, come compartecipazione agli utili del PIL (o da signoraggio)  (4).

Tale creazione monetaria contabilmente segnata nel rendiconto finanziario e come entrata di cassa diventerà quindi visibile a tutti, e la banca, o l’emittente, dovrà renderne conto davanti al popolo sovrano che si chiederà e si risponderà: da dove viene? a chi appartiene? e soprattutto chi ne incamera l’usufrutto? Chi è il sovrano?

E quando dico “la banca” parlo di 10 hedge funds – JP Morgan, BNP Paribas, FIL, Vanguard, Blackrock, Statestreet, ecc – che controllano il cartello delle banche dealer (cfr. 5), una ventina di banche d’affari che controllano anche la Fed, e le maggiori 500 multinazionali Top Fortune al mondo.

La pietra dello scandalo – il battito d’ali della farfalla – è proprio questa creazione di moneta “titolarizzata”, come se fossimo ancora in un regime di moneta oro, come se essa fosse un pagherò di qualcosa in riserva che la banca in realtà NON ha in cassa al momento della creazione monetaria, con lo stesso identico meccanismo di emissione del contante “legale” – banconote e monetine – poiché la contabilizzazione è la stessa, il meccanismo “creatizio” identico: esso presuppone una copertura fittizia al momento della creazione (di banconote, ma anche di crediti), almeno dal punto di vista contabile, segnata come un prestito. L’unica differenza è che monete metalliche e banconote in euro sono state definite dai Trattati UE “moneta a corso legale” – non rimborsabili – mentre per il resto c’è un vuoto giuridico di cui il sistema bancario sta stra-abusado.

In realtà la moneta creditizia, cioè la moneta bancaria creata contemporaneamente all’erogazione di credito, e fatta coincidere con il deposito,  è de facto moneta a corso legale, poiché le autorità fiscali esigono le tasse in tale moneta, e i depositi a vista e a domanda sono definiti contanti da varie autorità monetarie. Ed è ipse facto moneta fiduciaria, poiché ciò che le conferisce valore è una convenzione sociale – sia pur consuetudinaria – che induce tutti ad accettarla, perché hanno “fiducia” che tale moneta sia a utilità ripetuta. Ed è anche moneta fiat, perché non ha praticamente limiti di “riserva” per la sua emissione, se non considerazioni di ordine geopolitico, prettamente “politico”, o di “gerarchia interna” al sistema bancario, visto che la Bank of England  (6) ha ampiamente descritto il meccanismo di creazione delle riserve delle banche commerciali presso la BC come posteriore  alla creazione di credito, e non antecedente ad essa!!

Sia chiaro, la moneta fiat fiduciaria è la moneta che vogliamo, contrapposta alla moneta mercantile agganciata a una commodity, all’oro o, quel che è peggio, a un castello di carte come con il dollar standard o i diritti speciali di prelievo del FMI. Crediamo infatti fermamente che il potere di acquisto e il valore a cui da’ accesso il simbolo monetario provengano da un rapporto fiduciario e convenzionale tra un ente emittente e le sue controparti, un rapporto che comprende una previsione di utilità nel futuro e che dovrebbe essere dialogico, mentre è attualmente un monologo.

Quindi la moneta, che dev’essere fiduciaria e fiat, per essere giusta dovrebbe rispettare le seguenti condizioni:

1. considerando che la moneta è emessa come se fosse un titolo da giocare in borsa ma invece è moneta per vivere, occorre una strenua separazione tra credito e finanza, in altre parole tra banche commerciali e banche d’investimento, fatto su cui siamo tutti d’accordo (ripristinare la Steagall Glass);

2. considerando che la moneta vestita e contata come credito veicola la fandonia delle banche intermediarie mentre sono le sovrane creatrici di moneta (cfr. 9), va effettuata una separazione  contabile e giuridica tra la funzione sovrana MONETARIA e quella creditizia degli intermediari, in cui quest’ultima deve in qualche modo essere subordinata alla prima nei modi e nelle forme previste dalla democrazia parlamentare e dalla Costituzione.

La facoltà o l’esercizio della sovranità monetaria che appartiene al popolo ecc., è l’unica forma di creazione monetaria che possa tutelare i cittadini dagli abusi del sistema bancario, non solo, ma  garantirebbe la realizzazione di una vera democrazia parlamentare, o persino democrazia diretta. Tale “potere” monetario va contemplato e aggiunto agli altri tre poteri di Montesquieu, e sancito dai testi di legge e dalla Costituzione così come lo voleva l’onorevole Romano con l’emendamento che non fu accettato dai costituenti e che recitava: «Il Governo non può battere moneta senza la previa autorizzazione del Parlamento». (cfr. 10).

Contabilmente tale creazione monetaria avrà la forma di un cespite patrimoniale all’attivo del sovrano in funzione di:

a. la demografia; b. la manutenzione e messa in valore del patrimonio esistente; c. l’erogazione di servizi pubblici d. lo sviluppo di infrastrutture e la produzione di energia, acqua, trasporti… La moneta differenziata dal credito potrà essere immediatamente spesa e distribuita sotto il controllo del Parlamento, e del Tesoro per le voci sopra. Oppure sarà gestita da una banca che dovrà restituire gli utili derivanti dal prestito al sovrano, incamerando unicamente le commissioni di funzionamento, un forfait.

 3. La funzione creditizia può rimanere intatta ma a condizione che contabilmente vi sia una differenza netta – e scritturale – tra la moneta creata dal nulla, per esercizio della sovranità monetaria, e il credito, che dev’essere subordinato alle linee guida e ai principi di orientamento della sovrana facoltà di emettere moneta, sovranità che appartiene al popolo.

Per segnare contabilmente questa differenza, bisogna che la creazione monetaria sia segnata al passivo dello stato patrimoniale dell’istituto di emissione, come debito nei confronti del Tesoro/cittadini, e non come depositi del Tesoro o dei cittadini, e come entrata di cassa derivante dall’atto del sovrano (parlamento, regione, comune ecc): solo così l’istituto di emissione emetterebbe – come sarebbe giusto che fosse –  per conto del Tesoro.

Funzione monetaria sovrana: (ad esempio: creazione di 60 Milioni)

tabella-1-articolo

 

 

 

Traduzione: la cassa deve dare al Tesoro 60 Milioni, i cittadini devono avere dal Tesoro 60 Milioni, per demografia, servizi, opere pubbliche, patrimonio, investimenti.

Luca Pacioli diceva che quando si trova un tesoro bisogna fare la cassa debitrice e sé stessi creditori, ora la cassa debitrice significa un attivo del Tesoro, che è la cassa dei cittadini, e i cittadini creditori significa che il Tesoro deve quella moneta creata ai cittadini, che ne creano – o ne sono – il valore.

L’immissione della moneta nella società può avvenire attraverso la Spesa pubblica o per prestito. In caso di Spesa pubblica, si deve registrare la fuoriuscita dalla cassa, e utilizzando la BC come intermediaria controllata dal Tesoro, la scrittura sarà così (creazione, bonifico alla banca, bonifico ai cittadini): (figura 2)

tabella-2-articoloCosì si presenterebbe la creazione monetaria nello stato patrimoniale agganciata alla demografia e ai servizi. Il Tesoro crea nella cassa il valore, che deve ai cittadini, poi lo sborsa e lo versa sul conto della banca che è un suo ufficio, che lo registra nel flusso di cassa in entrata, e lo addebita per i cittadini. I cittadini si ritrovano all’attivo di cassa i soldi (o nei depositi) che devono a sé stessi.

In caso di investimenti invece, dopo la registrazione in entrata nella cassa, l’istituto di emissione – vuoi la Banca centrale ma anche una qualsiasi banca regionale, una banca settoriale, una banca comunale ecc – segnerebbe nelle attività il titolo di credito nei confronti del mutuatario, e nelle passività iscriverebbe il debito del mutuatario, contestualmente all’uscita di cassa dell’importo di cassa, che sia in forma di banconote, moneta elettronica o quant’altro. (Figura 3)

tabella-3-articolo

 

 

Al rimborso, l’attività si riduce fino ad annullarsi, gli interessi vanno negli utili del conto economico, e il debito della banca nei confronti del “sovrano” viene rimborsato, che poi è il principale. Si potrebbe persino immaginare come guadagno della banca una somma forfettaria per le spese di funzionamento come avviene – per il momento – nella gestione delle casse degli enti locali da parte della BdI  (11).

            (Figura 4)tabella-4

 

 

 

 

 

 

E’ facilissimo, basta segnare la differenza tra moneta creatizia e moneta creditizia… la prima deve provenire dal sovrano e la seconda dai clienti. Nel caso di funzione monetaria, quindi, una banca ad esempio locale, com’era la MPS prima dello scempio, o una banca settoriale, come ad esempio Artigiancasse prima dell’acquisto da parte di BNP Paribas, o la Banca nazionale per l’Agricoltura prima dell’attentato, o qualsiasi banca di interesse generale di prima del golpe del ’92 appartenente all’IRI, ed ex legge bancaria del ’36, dovrebbe essere autorizzata a creare moneta unicamente sotto il controllo della comunità, com’era il caso di MPS quand’era una cooperativa controllata dal pubblico, ma tale creazione monetaria andrebbe segnata come descritto sopra.

Se la contabilità segue i criteri di cui sopra, la creazione monetaria sarà trasparente e i suoi redditi distribuiti ai soci/cittadini e al territorio senza incorrere negli enormi problemi di corruzione di Stato registrati quando avevamo la Lira, prima dei golpe 81 e 92 che ci hanno catapultato dalla corruzione di Stato alla corruzione dei fondi privati.

Quella descritta sopra sarebbe una riforma de minimis del sistema bancario e dell’attività creditizia, non certo dall’aspetto rivoluzionario ma sicuramente dall’impatto evoluzionario, tale da correggere la narrativa della contabilità bancaria e la conseguente attuale iniqua redistribuzione dei redditi,  sia nazionale che geopolitica, che pone enormi rischi di instabilità e di guerra globale. Un battito di farfalla sta provocando immani catastrofi, un battito di farfalla ci salverà?

Nicoletta Forcheri 22/10/2016

(1) http://centralerischibanche.blogspot.it/2016/10/punti-fermi-sulla-creazione-di-danaro.html

(2) https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2016/02/15/creation-monetaire-par-les-banques-commerciales/
Secondo l’ex banchiere svizzero François de Siebenthal, le banche attualmente creano moneta dal nulla in sette occasioni:
Operazioni sui bilanci: 1. Acquisto di attività reali (fondiaria, immobiliare ecc) 2. Acquisto di attività finanziarie (azioni, obbligazioni, titoli)  3. Conversione di valuta (ad esempio per l’esportazione di una azienda cliente) 4. conversione valutaria (su ordine di una banca centrale, swap o di terzi che ha bisogno di un prestanome) 5. operazioni di sconto  6. Operazioni di credito.
Sul conto economico: 7. per i suoi pagamenti correnti (compresi gli stipendi e i premi). 

(3) https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2015/12/02/saba-lincredibile-scoperta-della-pratica-bancaria/ 
(4) 
https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2016/03/23/dal-debito-pubblico-pro-capite-al-reddito-universale/

(5) Il cartello delle banche dealer è composto da quelle banche figuranti sulla lista delle specialiste in titoli di Stato pubblicata ogni anno sul sito del Tesoro, che gode del diritto di ius primae noctis sul debito sovrano dello Stato poiché ha il privilegio di potere acquistare in prima battuta i titoli dello Stato, e quindi determinarne il rendimento, ma anche la quantità monetaria di cui uno Stato può usufruire. https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2013/12/20/mps-capital-services-banca-per-le-imprese-banca-dealer/
(6) 
https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2014/03/16/clamorosa-ammissione-della-bank-of-england-la-moneta-e-una-falsa-cambiale/

(7) https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2015/11/03/la-moneta-bancaria-dal-valore-indotto-al-valore-autoreferenziale/
(8) non solo monologo, ma occulto: il “sovrano” del sistema bancario si nasconde dietro il paravento di società anonime a mo’ di scatole cinesi e bambole russe che passando da holding in Olanda, Lussemburgo, Svizzera, (e Qatar, Emirati Arabi e adesso Cina), fanno capo a fondi nel Delaware, passando dagli studi legali della City di Londra.

(9) https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2016/03/17/una-bibliografia-storica-e-succinta-sulle-banche-sovrane/
(11)
Ciò deve avvenire  nel rispetto delle norme europee in materia di concorrenza che prevedono che l’affidamento in-house degli enti che svolgono servizio di interesse generale con o senza valenza economica sia possibile unicamente per gli enti che subiscono un controllo analogo da parte degli enti controllanti (discorso valido anche e soprattutto per le municipalizzate), e “controllo analogo” significa secondo le norme europee che tale ente strumentale (banca centrale, istituto di emissione) subisca lo stesso controllo da parte della controllante (Tesoro, Comuni, Regioni, enti pubblici ecc) di quello che subirebbe se l’ente strumentale fosse un semplice ufficio o dipartimento INTERNO all’ente controllante. In altre parole secondo le leggi della concorrenza europee se un ente affidatario ha ricevuto l’incarico senza procedura di gara pubblica, bisogna che esso sia controllato o assimilato a tutti gli effetti a un dipartimento interno all’ente controllante, cioè come un dipartimento, un ufficio o un ministero pubblico.  


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