Riforma Costituzione: l’articolo 117

Tra gli articoli sottoposti a modifica al referendum del 4 dicembre vi è l’articolo 117 del Titolo V della Costituzione, sull’ordinamento della Repubblica, Regioni, Province e Comuni. 

Il primo paragrafo dell’articolo:

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato [70 e segg.] e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

sarebbe sostituito con il seguente:

“La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali.”

Oltre alla normale soppressione del riferimento agli articoli 70 e seguenti, completamente sconvolti dalla “soppressione” del Senato che accorda alla partitocrazia la nomina dei senatori, si inserisce il nuovo nome dell’Unione europea al posto del generico “ordinamento comunitario”, cambio di nome che potrebbe non risultare così innocuo visto che al dire di personaggi come Giuseppe Guarino, ex Ministro delle Partecipazioni Statali, Maastricht ha comportato un vero e proprio golpe a livello europeo, con l’adozione irrituale di un regolamento per introdurre il Patto di Stabilità tradendo lo spirito e la lettera di Maastricht (1993), che tra le altre cose prevedeva il cambio di nome in Unione Europea. Cambio di nome, cambio di regime e quel che è stato è stato, scordammoce il passato. 

Sparisce la frase elegante e corretta sulla sussidiarietà (“Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato”, che è la definizione esatta), principio tra l’altro sancito dai trattati UE, per passare, nel nuovo articolo, all’elenco positivo di tutte le materie in cui la Regione ha la potestà legislativa. Chiaro maneggio tipico dei contratti commerciali internazionali di tipo anglosassone, in cui per aggirare i codici civili, penali e le Costituzioni nazionali, si esplicita tutto ciò che è permesso ai sensi del contratto, invece di partire dal presupposto che ciò che è vietato è già previsto dalle norme nazionali che hanno superiore gerarchia normativa. E’ quindi superfluo farne una brutta copia nel contratto, a meno che non si abbia la malcelata intenzione di soprassedere alle norme nazionali con quelle del contratto.

Poi si rafforza ulteriormente il centralismo di Stato voluto da JP Morgan che considera troppo “socialiste” le Costituzioni del sud Europa, formatesi appunto in contrapposizione ai regimi “fascisti”, quindi tra le righe si dice che le nostre Costituzioni sono troppo “anti fasciste”. Infatti, con l’aggiunta del “diritto di interferenza” del Governo nelle MATERIE NON RISERVATE alla legislazione esclusiva “quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale” significa che, in caso di urgenza, forza maggiore  o interesse nazionale, il governo potrà fare il pugno duro con gli enti locali, giusto nel caso in cui gli prendesse lo sghiribizzo di ribellarsi a tanto “fascismo di Stato”, magari con la velleità di riprendersi la gestione delle casse comunali, provinciali e regionali che sono nelle grinfie di Bankitalia. Interesse nazionale del resto  così zelantemente trascurato e capovolto, da poter facilmente immaginare quale tipo di “interesse nazionale” potrà essere avanzato come scusa  per commissariare i comuni, che già attualmente vengono costantemente assillati e commissariati per ragioni finanziarie e contabili travestite da ragioni di mafia e corruzione locali.

Si noti con sorpresa che al comma e) dell’articolo 117 tra le materie di legislazione esclusiva dello Stato della Costituzione si legge:

e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziai; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; armonizzazione dei bilanci pubblici; perequazione delle risorse finanziarie;

dove le parole moneta ecc. non sono ancora oggetto di sostituzione perché prima si pensa bene di gabbare gli italiani facendo passare la prima riforma per quello che non è; una volta approvata, sarà molto più facile ulteriormente calpestarci modificando gli articoli attinenti alle relazioni economiche, specialmente quelli dal 41 al 47, dove si sancisce il controllo del credito da parte della Repubblica, si tutela la cogestione dei lavoratori nelle aziende, si prevede il diritto di esproprio da parte dello Stato italiano e non DELLO Stato italiano ecc. Così come sarà un piacere per Lorsignori abrogare il comma di cui sopra che accorda allo Stato la legislazione esclusiva in materia di MONETA.  

Inutile in questa sede sottolineare l’ironia di questo comma, che sta semplicemente ad indicare che lungi dal dover riformare la Costituzione noi dovremmo innanzitutto cominciare ad esigerne l’applicazione e ad indicare in quegli organi dello Stato e nei
personaggi chiave che non lo hanno fatto, i traditori della Repubblica. Perché, se lo Stato ha legislazione esclusiva in materia monetaria, “nel rispetto dei vincoli dell’ordinamento comunitario”, vuol dire che lo Stato può rimettere in discussione tali vincoli, soprattutto alla luce delle argomentazioni di Guarino. E “nel rispetto degli obblighi internazionali”, significa che ha firmato forse trattati in materia monetaria che non conosciamo?

Anche i principi contabili internazionali ci sono stati imposti con il regolamento comunitario 1725/2003 che elenca detti principi internazionali IAS/IFRS: principi che vengono tuttora dibattuti in inglese – fuori dai consessi parlamentari – e di cui non esiste in italiano una versione che faccia fede. Normazione contabile che a tutti gli effetti si deve equiparare alla funzione legislativa in un settore, quello economico, che più degli altri è essenziale per il benessere della vita quotidiana di tutti. 

Questo sarà il focus del dopo referendum, perché diciamocelo, a chi controlla JP Morgan Chase e BNP Paribas, e in genere il cartello delle banche dealer – specialiste in titoli di Stato – RODE che la Repubblica possa ancora godere di quei diritti sulla carta, fin troppo fascisti oops!… volevo dire “socialisti”.

Ad esempio si continua con la sostituzione dell’espressione “perequazione delle risorse finanziarie” con quella del “cordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario”: non è roba da poco, si passa da un concetto di equità redistributiva delle risorse finanziarie a un coordinamento delle politiche fiscali e di finanza pubblica, cioè il loro ulteriore accentramento poiché corre una bella differenza tra “perequazione” e “coordinamento” laddove quella prevede l’equa redistribuzione delle risorse, mentre questa prevede una svolta autoritaria e proprio di redistribuzione non se ne parla più.

Segue una sfilza di materie di legislazione esclusiva dello Stato strappate alla concorrenza legislativa con la Regione tra cui, elenco non esauriente, la protezione civile, l’energia, le infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale, porti e aeroporti civili di interesse nazionale e internazionale.


Abbiamo visto quindi come dall’analisi della riforma di un unico articolo della Costituzione appare chiara e lampante la spinta all’accentramento autoritario, la deriva supina all’Unione europea e all’eliminazione di qualsiasi potere sussidiario a livello locale, e ciò in contrasto con i trattati stessi dell’UE: si potrebbe dire un accentramento simile a quello fascista che però, contrariamente al fascismo, è completamente congenito alla finanza privata internazionale che ruota attorno alla Federal Reserve e al FMI, mentre Mussolini nazionalizzò il sistema bancario italiano e Banca d’Italia. Lungi da me l’idea di difendere qualsiasi autoritarismo, fascismo compreso, ma quel che è chiaro è che la svolta autoritaria in capo a una banda di ignoti nominees che dietro a grossi studi legali nascondono la refurtiva e la loro identità nei cosiddetti paradisi fiscali del tipo Delaware, è molto più grave della svolta fascista, che tra parentesi finì come finì perché la finanza potesse riprendersi le fiches e rigiocarsele tutte con l’allocca Italia, a cominciare dall’eliminazione totale e graduale di ogni acquis “sociale” del “fascismo”: con l’indebitamento per le Am Lire del dopo guerra, passando dalla stagione delle stragi, all’uccisione di Moro per le 500 lire biglietti di Stato, al divorzio tra Tesoro e Bankitalia nel 1981 con semplice lettera, alla svendita dell’IRI decisa sul Britannia nel 1992 dalla finanza, all’operazione dei servizi della Federal Reserve dal nome in codice Manipulite, alle leggi dei traditori Amato, Dini, Ciampi per privatizzare il sistema bancario italiano, fino all’odierna stoccata della riforma della Costituzione.  

Nforcheri 21/10/2016


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