Camera.it – Interpellanza sul Fondo Atlante

il

Camera dei deputati – XVII Legislatura

Sorgente: Camera.it –

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell’economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
il Fondo Atlante è costituito come fondo di investimento alternativo chiuso riservato ed è gestito da una società privata la Quaestio Capital Management SGR S.p.A. che gestisce i fondi della società Quaestio Investments S.A. di diritto lussemburghese. La società Quaestio Investments è detenuta al 100 per cento da Quaestio Holdings S.A. e quest’ultima, a sua volta, è detenuta da Fondazione Cariplo per il 37,65 per cento Locke S.r.l. per il 22 per cento, Cassa Italiana di Previdenza ed Assistenza dei Geometri Liberi Professionisti per il 18 per cento, Direzione Generale Opere Don Bosco per il 15,60 per cento e Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì per il 6,75 per cento;
Cassa Depositi e Prestiti partecipa al Fondo Atlante con 500 milioni di euro, nonostante un risultato netto negativo nel 2015 di ben 900 milioni di euro, risultato dovuto principalmente alla perdita di circa 8,8 miliardi di euro conseguita nell’esercizio 2015 da Eni di cui Cassa Depositi e Prestiti detiene il 25,76 per cento delle azioni. Si precisa che Cassa Depositi e Prestiti gestisce 252 miliardi di euro di risparmio postale dei cittadini italiani e, visto il risultato netto negativo di 900 milioni di euro, sarebbe opportuno riflettere attentamente ad un intervento nel Fondo Atlante con ulteriori 500 milioni di euro, investimento di certo poco sicuro, visto che si tratta di garanzie su aumenti di capitale di banche in difficoltà e gestione dei crediti in sofferenza degli istituti di credito;
l’investimento pubblico, per il tramite della Società per gestione di attività e Cassa Depositi e Prestiti, sembrerebbe essere pari a circa 1,2 miliardi di euro. Altresì è doveroso richiamare l’intervento di 240 milioni di euro nel Fondo Atlante anche del gruppo Poste italiane, per il tramite della società Poste Vita S.p.A. Si ricorda che la società Poste Vita S.p.A. è partecipata al 100 per cento da Poste italiane S.p.A. che, a sua volta, è detenuta per il 60 per cento dai Ministero dell’economia e delle finanze;
la Società per la Gestione di Attività S.G.A. S.p.A., costituita in occasione del salvataggio del Banco di Napoli nel 1997, allo scopo di recuperare i relativi crediti in sofferenza, è stata acquisita dal Ministero dell’economia e delle finanze a fronte del trasferimento delle azioni della società ad un corrispettivo non superiore a 600 mila euro;
si apprende che la Società per la Gestione di Attività al 31 dicembre 2014 disponeva di 484 milioni di euro tra cassa e disponibilità liquide e di ulteriori 238 milioni di euro di crediti;
da fonti stampa si apprende che la Società per la Gestione di Attività parteciperà al Fondo Atlante preposto a garantire gli aumenti di capitale di banche in difficoltà ed a rilevare crediti in sofferenza degli istituti di credito;
il Fondo Atlante ha sottoscritto il 92 per cento dell’aumento di capitale deliberato dalla Banca Popolare di Vicenza (BPVI) pari a 1,35 miliardi di euro (il valore complessivo dell’aumento di capitale è pari a 1,5 miliardi di euro). Si precisa che sulla gestione della Banca popolare di Vicenza pendono diverse interrogazioni, esposti e denunce riguardanti presunte irregolarità sia da parte del managementdella banca, sia dagli organi di vigilanza Consob e Banca d’Italia, L’aumento di capitale deliberato sulla base detta normativa europea in materia di coefficienti prudenziali ha di fatto permesso la cessione del pacchetto di controllo della banca a un pool di investitori che hanno così ottenuto, grazie alla crisi di liquidità generata dall’applicazione delle norme «Basilea III» imposte dalla Banca centrale europea, con pregiudizi per l’economia locale e del relativo tessuto sociale vicentino. Si evidenzia che lo stesso Penati abbia difatti affermato «posso prenderla, posso venderla, posso fonderla, posso spaccarla, posso fare una nuova Ipo magari a un prezzo più alto, posso fare una scissione degli npl magari con qualche altra banca»;
sulla gestione del portafoglio delle sofferenze si concentrano i maggiori rischi del Fondo Atlante:
la sede lussemburghese a parere degli interroganti non garantisce sufficiente trasparenza per un controllo sugli effettivi investitori, e sulla gestione dei portafogli: in un contesto italiano dove le infiltrazioni mafiose nel sistema bancario sono ormai diventate una certezza (seppur risulta ancora da comprovare in taluni casi la rilevanza penale), diventa sempre più complicato, per la Direzione investigativa antimafia, il tracciamento e il controllo dei capitali di origine criminale. È altamente probabile difatti, se non inevitabile, che tali capitali proveranno a inserirsi nel ricco mercato degli NPL, dove con una semplice S.r.l. potranno puntare a utili elevatissimi, oltre che ad avere una opportunità irripetibile per soggiogare e ricattare eventuali debitori secondo le proprie esigenze e finalità, fin anche delinquere per loro conto, in cambio di dilazioni o stralci degli importi dovuti: è comprovata l’esperienza della criminalità organizzata in tema di coercizione e usura;
i 4,25 miliardi di euro raccolti dal Fondo Atlante (già diventati 2,9 dopo l’aumento capitale della BPVI), potranno coprire solo una minima parte delle sofferenze del sistema bancario italiano. «La questione aperta è quante sofferenze sarà in grado di smobilitare Atlante con le risorse che ha a disposizione. Il moltiplicatore potrebbe essere rilevante, secondo il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, almeno 50 miliardi, un quattro del totale» (La Repubblica, 18 aprile 2016): effetto «moltiplicatore» che è stato inibito/ridotto alle 15 principali banche italiane passate sotto la vigilanza della Banca centrale europea grazie all’applicazione del CETI, che ha generato una contrazione della creazione di moneta bancaria risultata devastante, creando di fatto la crisi di liquidità odierna (unitamente a truffe come la manipolazione del tasso Euribor del 2005/2008 e il moltiplicarsi di contratti derivati sempre più spesso oggetto di indagini della magistratura ordinaria e della Corte dei Conti, che hanno sottratto ingentissime risorse in termini di liquidità della pubblica amministrazione e dei cittadini italiani), che ha portato alla impossibilità di rimborsare i prestiti contratti da società produttive e famiglie. Moltiplicatore che, in seguito all’aumento di capitale di Banca popolare di Vicenza, impedisce per gli interpellanti al Fondo Atlante di sperare di arrivare ai 50 miliardi previsti dal Ministro Padoan, che comunque risultano insufficienti a frenare gli effetti della contrazione della liquidità su accennata. Di fatto, il Fondo Atlante servirà per gli interpellanti solo a evitare l’applicazione della direttiva Bank Recovery and Resolution (BRRD) come avvenuto per il cosiddetto «Salvabanche», ma simulandone in tutto e per tutto gli effetti, in quanto, senza alcuna possibilità di scelta, coloro che avevano investito in Banca Popolare di Vicenza si ritrovano, a giudizio degli interpellanti, con perdite e svalutazioni ingentissime e una politica bancaria totalmente estranea a quella a cui avevano aderito, propria di una banca popolare;
a conferma del collegamento tra attività bancarie e attività fraudolente, fonti di stampa hanno ad esempio ampiamente riportato il caso dell’ex giudice Antonio Lollo, che interveniva ad «accomodare» le pratiche di recupero e cessione crediti: «Concluso a Perugia, nel corso dell’incidente probatorio svoltosi davanti al gip Lidia Brutti, l’esame da parte dei pm di Antonio Lollo. L’ormai ex giudice, ritenuto al centro di un sistema corruttivo costruito attorno ai fallimenti disposti dal Tribunale di Latina, ha ammesso ancora di ricevere mazzette dai professionisti che nominava, negando però di aver minacciato i curatori Luciano Lodo e Alberto Polonio e che la moglie e la suocera fossero parte degli affari illeciti. (…) Dagli atti d’indagine emerge intanto che i presunti aderenti al sistema corruttivo sembra stessero pensando anche a concordare le nomine degli avvocati, come specifica la Mobile in un’informativa inviata a Perugia. Il 17 marzo scorso, poco prima degli arresti, gli investigatori hanno intercettato una conversazione tra Lollo, la moglie Antonia Lusena e il commercialista Raffaele Ranucci. I tre parlavano delle indagini in corso, di cui avevano avuto notizia certa dopo la perquisizione subita dall’indagato Marco Viola»;
la cessione delle sofferenze, come si è detto, non è una soluzione. I 200 miliardi di euro di sofferenze, con un valore contabile del 40 per cento (80 miliardi di euro), se venissero acquistate al 20 per cento (all’incirca il valore adottato da Ministero dell’economia e delle finanze e dalla Banca centrale europea per lo pseudo «salvabanche»), porterebbero nelle casse delle banche cedenti 40 miliardi di euro. Il patron di Quaestio ha però lasciato intendere un prezzo di acquisto ricompreso fra il valore contabile e il presunto valore di mercato: al 30 per cento, si tratterebbe di 60 miliardi di euro. Fondo Atlante ne possiede ora solamente 2,9. Certamente l’effetto moltiplicatore che sarebbe interessante il Governo spiegasse ai cittadini in cosa in realtà consista e quali danni economici crei allo Stato Italiano in termini di mancato gettito erariale) coprirebbe quasi una metà del presunto valore di cessione delle sofferenze, ma l’istituzione stessa del Fondo Atlante ha sottratto quella stessa liquidità da altri tipi di interventi. I miliardi sottratti al sistema bancario italiano tra il Fondo Atlante e il Fondo di risoluzione hanno comportato di fatto, per gli interpellanti, una ulteriore contrazione delle disponibilità liquide del sistema bancario stesso, togliendo fondi (e relativo effetto moltiplicatore) alla galassia di banche territoriali e quindi all’economia reale, che avrebbero potuto rimettere in moto il flusso di transazioni finanziarie, che avrebbero per nesso quantomeno il parziale recupero dei capitali «incagliati», evitando nuove sofferenze e aiutando a trovare soluzioni per quelle in essere. La cessione delle sofferenze quindi, di fatto non è una soluzione. I capitali sottratti al sistema bancario per alimentare i «Fondi» riducono le capacità di investimento dei singoli istituti. Se tali istituti bancari riuscissero a vendere poi le sofferenze (ai fondi a al mercato) a quei prezzi, il ricavato andrebbe a consolidare gli indici patrimoniali imposti al sistema bancario (tramite la Banca centrale europea), sottraendoli di fatto nuovamente all’erogazione di nuovi finanziamenti all’economia reale. Dal 1992 a oggi, dopo l’abolizione della separazione bancaria, è avvenuto un cambiamento radicale della struttura economico/finanziaria delle banche, dove l’effetto moltiplicatore ha comportato nel tempo un trasferimento della redditività degli istituti di credito: dal classico comparto relativo alla mediazione del credito, fatto di componenti finanziari tali interessi e commissioni, al ben più redditizio settore della speculazione finanziaria e degli espropri dei beni a garanzia dei finanziamenti concessi ai clienti. Emblematico in tal senso è per gli interpellanti l’efficientissimo operato degli ultimi Governi, Renzi in testa, in termini di ipoteche immobiliari, patti «marciani e commissori», pegni mobiliari non possessori e via dicendo;
come riportato dal sito http://www. beppegrillo.it/movimento/parlamentoeuro peo/2016/05/il-fondoatlante-pros.html sembra che: «Ad oggi, gli unici soldi liquidi a disposizione di Atlante sono, appunto, quelli a fini pensionistici: Poste Vita, Cassa Depositi e Prestiti, Cattolica, Generali, Allianz. Il Ministro Pier Carlo Padoan deve assolutamente rispondere di questa totale follia e, in caso non fosse fondata, smentirla pubblicamente. Nel più breve tempo possibile;
come vi sentireste se i vostri fondi pensione fossero usati per l’aumento di capitale della Banca Popolare ? Siamo andati oltre il bail-In e lo facciamo mascherando un sistema che, analizzando le carte sulla vicenda BPVi, sappiamo essere stato orchestrato in maniera strategica con la connivenza di grandi aziende, dirigenti della banca stessa e Banca d’Italia» –:
se il Ministro interpellato intenda partecipare, per il tramite della Società per la Gestione di Attività S.G.A. S.p.A., al Fondo Atlante;
sulla base di quali motivazioni il Governo ritenga che il Fondo Atlante sia una soluzione generale plausibile alle sofferenze delle banche, e secondo quale teoria;
se il Governo non ritenga opportuno assumere iniziative per una gestione interna delle sofferenze, in maniera che siano valutati i casi specifici per ogni singola banca e per tipologie di sofferenze, sia individuata per ogni singolo caso quale sia la migliore soluzione per il recupero dei crediti, la ristrutturazione del debito e quindi per la gestione dei crediti in sofferenza in generale;
se il Governo abbia valutato gli effetti di politiche che appaiono agli interpellanti di sostanziale accanimento nei confronti dei debitori delle banche, che potrebbero concretizzare uno shock per il sistema economico, finanziario e produttivo italiano, tale da portare al fallimento di ulteriori migliaia di imprese;
se il Governo non ritenga opportuno assumere iniziative, per quanto di competenza, presso le opportune sedi istituzionali, volte a prorogare l’entrata in vigore dei nuovi e più stringenti requisiti patrimoniali delle banche e delle società finanziarie;
quali siano gli orientamenti del Governo, per quanto di competenza, in relazione alla gestione delle sofferenze da parte del gruppo Quaestio, costituito anche da società di diritto lussemburghese, che ad avviso degli interpellanti appare alquanto rischiosa;
se il Governo, nel caso si concretizzasse la partecipazione pubblica al Fondo Atlante attraverso S.G.A. S.p.a. con i suoi 600 milioni di liquidità, non ritenga che possano prodursi indebiti vantaggi per i gestori del fondo, tra i quali Banca Intesa, che potrebbe così ottenere quei ricavi creati attraverso la stessa S.G.A.;
se il Governo ritenga che un intervento di Cassa Depositi e Prestiti nel Fondo Atlante con 500 milioni di euro, nonostante un risultato netto negativo nel 2015 di ben 900 milioni di euro, possa presentare rischi eccessivi per il risparmio postale dei cittadini italiani;
se non intenda valutare l’effettiva coerenza del meccanismo di cui in premessa con quanto stabilito dai regolamenti di Basilea che, per riuscire a limitare la produzione di moneta bancaria, chiedono una sempre maggiore patrimonializzazione delle banche, tale da imporre le smobilizzazioni dei crediti in sofferenza per rientrare nei parametri minimi, atteso che pare tarsi riferimento a un soggetto che potrà intervenire solo grazie a quell’effetto moltiplicatore che si sta cercando di limitare;
se in previsione dell’attività del Fondo Atlante sia stato richiesto un intervento particolare dell’Unità informazione finanziaria sul monitoraggio dei capitali impiegati;
in merito all’attività del Fondo Atlante, se risulti al Governo che la partecipazione dei fondi pensione e delle imprese assicurative implichi un rischio di perdita patrimoniale per i soli azionisti delle relative società ovvero anche per gli assicurati ed i pensionati;
se risulti al Governo che sia stato sostanzialmente consentito alle imprese assicurative di usare le riserve tecniche per gli investimenti nel Fondo Atlante e in caso positivo se risultino i motivi;
se il Governo abbia assunto iniziative per verificare le stime che parlano di un ritorno del 6 per cento per gli investitori del Fondo Atlante, valutazioni che, secondo gli interpellanti, risultano quantomeno ottimistiche, vista la condizione delle banche che Atlante sta ricapitalizzando o sta per ricapitalizzare e i benchmark correnti che si stanno formando sui prezzi delle sofferenze bancarie;
quali iniziative normative il Governo, per quanto di competenza, intenda adottare affinché siano definite puntualmente le responsabilità e sanzionate le governance e i management delle banche con elevati livelli di NPL (Non Performing Loans), indice di bassa qualità dei rapporti con la clientela e di carenze nella valutazione dei rischi e delle controparti.
(2-01377)
«Pesco, Alberti, Pisano, Villarosa, D’Incà».
(17 maggio 2016)

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