Dal debito pubblico pro capite al reddito universale per tutti

Ci fanno capire che avremmo sin dalla nascita un debito pro capite di circa 35000 euro – debito pubblico suddiviso per numero di abitanti – e questa cosa, dove mi giro giro, la stanno  meticolosamente concretizzando, con l’invenzione ad hoc di debiti “dal nulla” a carico di ciascuno di noi, attraverso misure fiscali e pensionistiche incostituzionali, contrarie alla Carta dei diritti dell’uomo e condizioni bancarie usuraie decise in cartello e intesa. Questi due ultimi reati sarebbero perseguibili ai sensi dei principi stessi dei trattati che conferiscono alla Commissione europea il potere diretto di legiferare in materia di concorrenza, multando e intervenendo nei casi di formazione di cartello e di intesa su prezzi e condizioni.

In realtà noi non siamo i debitori, noi siamo i veri creditori di questa massa debitoria bancaria che circola come moneta, e lo siamo come minimo per quella parte di capitale coincidente con la base monetaria (contante e riserve alla BC) più la moneta bancaria, in quanto:

1. il debito è fraudolento e noi non dobbiamo niente a nessuno. Ci sarebbero i presupposti per dichiararlo “detestabile” (1), uno strumento giuridico internazionale utilizzato in particolare dall’Ecuador per cancellare parte del suo debito, laddove esso  sia stato contratto per ragioni diverse dagli interessi del paese, in particolare per il rimborso degli interessi del debito stesso. Non solo, ma è fraudolento ipse facto in quanto frutto di un falso in bilancio bancario che pone i NOSTRI depositi al passivo, e che non ne segna la creazione monetaria dal nulla all’attivo di cassa dello stato patrimoniale del sistema bancario (cfr. 2);

2. il debito è incostituzionale per violazione dell’art 1. della Costituzione che ci dichiara sovrani, e lo è per via intrinseca del meccanismo inerente alla creazione monetaria fatto coincidere con l’erogazione del credito, che ci ruba tale sovranità.  Infatti le banche creano e ci prestano moneta come se fosse loro il valore veicolato da essa, e come se fossero loro – anonime personalità fantasma !- i sovrani, prestandoci il nostro valore. Non è vero niente, siamo noi i sovrani, e pertanto nel contesto attuale di creazione monetaria sotto forma di debito bancario, noi dovremmo esserne i creditori e non i debitori, visto che la moneta deve appartenere al portatore e, in ultima ratio, alla collettività sovrana, (mal) rappresentata in questo caso dallo Stato (cfr. 3);

3. se la moneta appartiene a noi, perché siamo noi che per accettazione le diamo valore (cfr. 4), con il nostro lavoro e con il nostro valore intrinseco, non esiste che la dobbiamo prendere in prestito, noi dalle banche commerciali, e lo Stato, dal cartello delle banche specialiste in titoli di Stato (cfr. 5), quel cartello di banche che, consociate o in affari con la Federal Reserve, esercita la forza della supremazia imposta dal dollaro come valuta di scambio nelle transazioni internazionali, a partire in quelle del petrolio (cfr. 6) .

Quello che media e fisco ci inculcano in una propaganda martellante della “forzosa” compartecipazione al debito pubblico (vedi ultimo caso eclatante dei bail in: 130000 famiglie espropriate per un valore complessivo di 31 miliardi!! cfr. 7) – trasformandoci a tutti gli effetti in pagatori di ultima istanza !- in realtà, dovrebbe essere una compartecipazione agli utili da reddito monetario, o signoraggio (cfr. 8), quel reddito monetario nascosto nel passivo degli stati patrimoniali delle banche che non tengono conto della reale situazione contabile della creazione monetaria dal nulla a loro vantaggio e disposizione.

Tale creazione monetaria bancaria dal “nulla” avviene non solo al momento dell’accensione del credito, ma anche al momento di acquisizione di immobili, di valori mobiliari, di conversione valutaria (export-import; e mercati dei cambi); nelle  operazioni di sconto (cfr. 9) e, last but not least, alla registrazione in bilancio del versamento di contanti sul nostro conto o deposito. 

Le grandi banche hanno utili vertiginosi di cui dichiarano unicamente al massimo un 10%,  non segnando ab initio all’attivo di cassa il capitale nominale creato dal “nulla”.

Un “nulla” che in realtà è il nostro debito e che il comparto bancario/fiscale trasformerà ex post in “oro” dal nostro “sangue” (garanzie), l’escussione cioè dei nostri beni e del nostro “valore” grazie al trucco contabile di creare la moneta nel falso pareggio della partita doppia (cfr. 9). Un falso pareggio a tutto vantaggio delle banche, che prestano quello che non è entrato in cassa e che neanche uscirà mai dalla cassa se non per un misero 5%, il contante. Infatti, l’unica moneta a corso legale (cfr. 10), “non convertibile” (“forzosa”) è il contante, appunto perché dichiarata tale, a differenza della moneta bancaria che, massima ipocrisia istituzionale!, lo è di fatto ma non dichiarata tale. Una compartecipazione agli utili del reddito da creazione monetaria che sarebbe da distribuire, da una parte, come reddito di base universale e, dall’altra, in spesa pubblica per le opere e i servizi che ci saremmo prefissati democraticamente, con un parlamento eletto e o sistemi di democrazia diretta.

Tale moneta, appartenente al popolo sovrano, verrebbe contabilizzata dall’istituto di emissione in un attivo di cassa, ab initio, e poi nello stato patrimoniale, unicamente al passivo, in quanto debito dell’istituto nei confronti dei soci cittadini del popolo sovrano, per quella quota (il 50% o il 30% ad esempio) da dedicare al reddito universale di base, in base alla demografia – nascite e decessi e altri criteri demografici. Distribuita la quota, si iscrive semplicemente l’uscita di cassa, si cancella la passività, e l’istituto è in vero pareggio: “0″ !.  

1)

Stato patrimoniale (esempio con la creazione di 100 M)

Assets (Attività) Liabilities (Passività)
Voce 10 (Cassa) +100 M Debiti verso cittadini: 100 M

 

2) Stato patrimoniale (distribuzione reddito di cittadinanza, spesa pubblica, costi di funzionamento dello Stato)

Attivi Passivi
-100 M + Immobili – 100 M

Risultato: Immobili ecc                  0         

Altra quota della moneta creata andrebbe nelle spese pubbliche, concordate democraticamente, e segnata semplicemente come un attivo di cassa e poi spesa – entrata di cassa e poi uscita, all’attivo gli eventuali immobili, infrastrutture e facoltativamente i servizi “creati”. Una terza quota potrebbe andare nei costi di funzionamento, ma sempre dopo la registrazione nell’attivo di cassa della nuova disponibilità.

E stiamo descrivendo l’atto di creazione monetaria che non esclude certamente la possibilità di continuare un’attività creditizia, da separare però dall’emissione nelle scritture contabili.

L’innovazione sarebbe che la nascita della moneta avverrebbe, a differenza di quella odierna, in primo luogo con l’annotazione nella cassa di detta disponibilità nata dal “nulla” – ma in realtà dalla volontà sovrana del popolo e dal valore intrinseco di ogni uomo -; a detto attivo in cassa andrebbe aggiunta la registrazione al passivo dello stato patrimoniale della stessa moneta creata – come debito nei confronti del popolo sovrano e o del Tesoro – senza il corrispettivo titolo di credito nelle attività. Se fosse posta all’attivo significherebbe un credito, mentre la moneta deve nascere separatamente dall’atto creditizio – che può avvenire in una fase successiva, di preferenza senza interessi. Inoltre andrebbe al passivo unicamente la moneta dovuta alla collettività – Tesoro o cittadini – dell’istituto di emissione e non, come attualmente, i depositi bancari, che vanno contabilizzati come uscite di cassa se derivanti dall’esborso della banca o separatamente tout court (cfr. 11).

 

Questo perché, la partita doppia utilizzata universalmente per la creazione monetaria sia bancaria sia centrale, è il cuore del problema: essa nacque per registrare le situazioni di credito e di debito, e di transazioni tra merci e moneta, oltre che tra cambiali e oro per le compagnie mercantili del trecento. Venne applicata dai banchieri genovesi, veneziani e fiorentini che gestivano le cambiali come passività coperte dall’oro, moneta merce. L’esigenza di pareggio della partita doppia conviene infatti in quelle situazioni di compensazioni tra debiti e crediti nei casi di transazioni mercantili e creditizie, e non in quelle di esercizio della sovranità monetaria con una moneta fiduciaria non coperta da un attivo contabile obiettivo, basata cioè semplicemente sull’accettazione da parte di una rete sociale costituita da persone dal valore intrinseco del loro essere e non già sul presunto valore intrinseco di una merce.

L’atto creativo è infatti principalmente un atto univoco, e non di scambio di posizioni creditizie/debitorie tra un istituto di emissione e i suoi soci, noi cittadini. Questa semmai è compensazione. La creazione monetaria, quindi, non creditizia, non dovrebbe comportare la registrazione all’attivo dello stato patrimoniale alla voce “crediti v/s clientela” poiché non dovrebbe produrre alcun effetto creditizio a vantaggio dell’emittente, che quella è la prerogativa del prestito e della moneta creditizia e non della moneta. L’emittente dev’essere vista, dal punto di vista contabile, come niente di più di una cassa, di cui tutti noi saremmo i “soci” cittadini titolari.

 

A questo punto decade la nozione stessa di “copertura”, com’è giusto che sia per la moneta fiduciaria. La “copertura” diventa una delle tante variabili che possano – ma non debbano – influenzare la decisione della quantità di moneta da creare, variabile composta dalla previsione statistica in base all’accertamento di un patrimonio ereditato dal passato come frutto del lavoro degli antenati  sommata agli impegni che detta comunità si assume, democraticamente, per il futuro dei suoi fabbisogni – e cosa più importante ancora – dei suoi sogni.  La quantità monetaria andrebbe decisa in piena cognizione di causa e consapevolezza.  La distruzione di moneta avverrebbe sicuramente per ogni decesso che superasse le nascite, ma non solo, anche nei casi di regolazione della massa monetaria seguendo calcoli statistici specializzati orientati ai risultati decisi dal popolo sovrano. Regolare la produzione di quantità monetaria di una determinata società è un esercizio strettamente connesso con la sovranità e legato alle attività, alle produzioni e alle ambizioni che si vogliono via via incoraggiare: richiede la costituzione di un tessuto sociale stretto. Fa parte anche di quel ramo dell’economia caduto in disuso: la politica economica. 

Avremmo così invece di una moneta fiat contabilizzata come se fosse moneta oro coperta dal valore che ex post dobbiamo fornire tutti noi (il debito), una moneta fiduciaria che contabilizzata per quello che è, non ci costringerebbe alla forzosa compartecipazione al debito pubblico, che poi è la copertura fantasma di quella moneta fiat ma “come se” fosse oro! Anzi, ci offrirebbe la compartecipazione agli utili di quel reddito che affiorerebbe nei bilanci adesso tarlocchi delle banche.

 

Nella ipotesi illustrata sopra, naturalmente, dovremmo essere talmente consapevoli da risolvere pacificamente il rifornimento di tutti quei beni che attualmente formano pesantemente il “sottostante” della moneta tossica attuale, a partire dal petrolio, e più in genere l’energia, l’acqua, i minerali, i prodotti agricoli – semi compresi – e le materie prime. In un regime di moneta popolare, infatti, nessuna merce potrebbe più costituire la copertura di uno strumento monetario  né potrebbe incoraggiare tutte le guerre il cui principale scopo è quello di fornire ai banchieri, con il bottino, la copertura putativa in caso di insolvenza cronica, che è quella che incombe loro, avendo stampato carta straccia per 50 volte il pil mondiale. Loro lo sanno che sono insolventi. E noi? Quando sapremo che loro lo sono?

Nforcheri 23/3/2016

1. S. Tamburro, Addio al debito,  marzo 2013  

2. truffa contabile e falso in bilancio denunciati alle  assemblee degli azionisti di varie banche nel 2014 da C. Sibilia, E. Rosania e M. Saba

M. Saba: L’incredibile scoperta della pratica bancaria, dicembre 2015

3. ma anche da altri  enti pubblici locali, e in qualsivoglia forma in cui un popolo si voglia  organizzare, ai sensi del principio dell’autodeterminazione dei popoli.

4. “Il valore indotto della moneta“, di G. Auriti

5. N. Forcheri, “Qualsiasi similitudine è puramente casuale“, 2013

6. Le stesse banche dealer sono partecipate da fondi sovrani degli Emirati arabi e del Qatar, proprio per potenziare la forzosità del dollaro come valuta internazionale nelle transazioni petrolifere e pertanto di commodities.

7. Agi, 20 marzo 2016 

8.Forcheri N., Signoraggio, definizioni ufficiali, 2011  

Forcheri N., Il signoraggio un trompe-l’oeil?, 2010

9. Forcheri, osservazioni ingenue sulla partita doppia

10. François De Siebenthal, ex banchiere svizzero
Gérard Foucher, 
Bibliografia sulla creazione monetaria bancaria 

11. N. Forcheri, “Definizione di moneta a corso legale“, 2015

12. N. Galloni, “La nuova contabilità bancaria“, 2016


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