L’erba voglio: un Tesoro europeo

Un po’ come quelle vecchie coppie di separati in casa che ritentano l’unione per convenienza, è stato pubblicato su Le Monde e Die Süddeutschen Zeitung (1) il parere dei due governatori delle banche centrali di Francia e di Germania in cui si propone nientemeno che l’istituzione di un Tesoro comune. Quello che non dicono naturalmente è che ciò va fatto per spalmare meglio i debiti derivanti dalla loro stampa moneta, e di titoli tossici, andata all’impazzata in mano a una combriccola di banchieri e redditieri che hanno tanti vizi, non ultimo dei quali, quello della truffa al gioco del monopoli(o) e all’azzardo in borsa.
Titoli tossici che equivalgono a 50 volte il PIL mondiale (cfr. 2 ) per rimborsare i quali i rentiers – o redditieri –  dovranno spremere di 50 volte di più – nella media – il restante 98% di umani che non controllano la moneta. Un 50 volte in più che va spremuto anche dall’ambiente, essendo che tutta la moneta creata e tutti i titoli hanno un sottostante il quale, contabilmente, è segnato come se fosse una riserva, all’attivo, a “copertura” della moneta emessa che invece è segnata al passivo, come se fosse un debito dell’emittente. Per far quadrare i conti di un’emissione –  tossica d’ufficio – creata dal nulla ma segnata al passivo dell’emittente, va ricercata, ex post, la garanzia a copertura di tale falso contabile.  Altrimenti si scopre l’inghippo. Tale ricerca di una garanzia ex post, sarà come per il drogato la ricerca della sua droga, e le bande di rentiers la perseguiranno costi quel che costi, anche la distruzione del mondo loro inclusi. Tale gioco però ha drogato in varia misura tutta la società e se una parte consistente non comincerà a togliersi dal gioco, il mondo andrà alla deriva, al massacro, all’autodistruzione.
Il sacrificio di Bernard Maris (cfr. 3), l’economista della Banque de France rimasto ucciso nell’attentato di Charlie Hebdo l’anno scorso, si staglia in tutto il suo perché. Ed è proprio l’argomento del terrorismo e dei grossi flussi di profughi in Europa che i due banchieri evocano sin dalla prima riga per giustificare ancora più austerità – parola sapientemente fatta sparire dal testo. Di che far rivoltare nella tomba il defunto scrittore e docente  che si scandalizzava nel 2010 perché gli stipendi erano aumentati solo del 2% rispetto al 13% per le rendite (4) e che scriveva “il potere vergognoso di battere moneta” oppure “le banche le chiudo, i banchieri li rinchiudo” (5)… Nelle loro parole, stiamo male perché non c’è abbastanza Europa, e il grande spettro sono i “nazionalismi”…. come se la seconda guerra mondiale non fosse stata finanziata da quegli stessi banchieri i cui discendenti spingono alla terza…

I due presidenti della BdF e della Buba, rispettivamente  François Villeroy de Galhau et Jens Weidmann vogliono per la Francia – l’erba voglio cresce solo nel giardino del re (6) – riforme profonde: la trasformazione del posto fisso in precariato a vita, la riduzione degli stipendi per il lavoro non qualificato, l’ulteriore divulgazione del toto tirocinio per i “giovani”, l’eliminazione delle barriere alla circolazione dei beni e dei servizi, scritto nero su bianco in questi termini, nel documento pubblicato anche sul sito della Buba (cfr. qua)

 

Per la Germania invece decidono le seguenti riforme strutturali: l’aumento dell’età pensionabile, più donne che lavorano, il finanziamento dell’accoglienza dei profughi il cui scopo è quello di “riequilibrare” l’invecchiamento demografico (forse proprio perché le donne lavorano troppo?); l’eliminazione degli ostacoli alla produttività con deregolamentazioni all’entrata per le professioni liberali e le start up.  Testuale: “deregolamentazione”, parola scioccante non fatta sparire dal testo. Sono duri di comprendonio questi: non hanno ancora capito che tale parola è oramai diventata, per chi è ancora sano, una parolaccia…

E ancora, scritto nero su bianco: un mercato comune dei servizi e digitale. Un bel programmino non c’è che dire.
E poi la chicca:  una “unione della finanza e degli investimenti” scritto virgolettato per indicare ufficiosamente l’Europa della finanza. Nessuno pensa al reddito di base o a un’Europa sociale, ma dobbiamo rinforzare la finanza “europea”!! Abbiamo un bel chiacchierare sulla finanziarizzazione dell’economia, neologismo per l’epidemia mortale della finanza, a loro non interessa: ne hanno decretato ancora di più per l’Europa. Infatti secondo “i sovrani” ci sono troppe divergenze tra i tassi di risparmio e i tassi di investimento finanziario nei mercati azionari, e occorre raggiungere i livelli americani. In chiaro, i nostri depositi e risparmi, per chi ne avesse, devono andare nella finanza, in quei titoli tossici di cui sopra, e di cui abbiamo sentito parlare a proposito del “bail in” delle 4 banche cosiddette fallite. A tal uopo bisogna far avanzare il CMU, l’Unione del Mercato dei Capitali…
Per concludere, ci vuole più integrazione fiscale ed economica, cioè, papale,
“gli Stati devono chiaramente permettere una maggiore cessione di sovranità e potere al livello europeo”
visto che, secondo i sovrani, l’idea centrale dell’UEM è quella di garantire  stabilità e  crescita mentre lo “squilibrio tra sovranità nazionale e solidarietà europea è una minaccia per la stabilità dell’UEM”: paranoia pura. La crisi greca non ci sarebbe stata se ci fosse stata “più integrazione”, ci sarebbe gran bisogno quindi di un Tesoro e di un Consiglio fiscale “indipendente”, ergo delle banche, abbinato non a un parlamento più forte ma a un organo politico – esecutivo – più incisivo sotto il controllo del parlamento !
Tutto questo mentre il sistema bancario italiano – con un parlamento che non conta niente o corrotto, un governo venduto, la complicità della BCE e l’omertà dei media europei –  perisce sotto i colpi della speculazione finanziaria che vuole tagliare qualsiasi nesso tra territorio e banche nostrane perché queste ultime siano incorporate nelle banche multinazionali, o banche dealer, il cartello delle banche specialiste in titoli di Stato…(7) in modo da scipparci definitivamente TUTTE le rendite del paese (che poi sono le nostre risorse, che poi sono il nostro paese).

Nforcheri 8/2/2016

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