TRE SOLUZIONI PER LA GRECIA. UNA NON-SOLUZIONE. di Nino Galloni

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Mentre si continua a pasticciare per evitare il default (la Grecia non ha euro aggiuntivi se non aumentando le tasse e riducendo le pensioni, ma la situazione sociale – come è noto – si trova al collasso), rimangono in piedi solo tre soluzioni.
I)  La Grecia esce dall’euro con l’appoggio dell’Unione europea: ritorno alla valuta nazionale, due anni di moratoria dei debiti (mascherata, nella contabilità dei creditori, grazie al pagamento di interessi ridottissimi), piano della Grecia per far crescere occupazione e prodotto – turismo, cultura, agricoltura e non solo – rinvenendo le risorse in euro per il “dopo-moratoria”. In un mondo razionale, questa sarebbe la soluzione più pratica, ma si vuole sottoporre la Grecia all’umiliazione (affinchè nessuno si azzardi a ipotizzare un’uscita dall’euro), ulteriori devastanti riforme (altresì definibili macelleria sociale), dimostrazione che non si fanno sconti a nessuno, che tutti devono pagare, che l’Europa è il paradiso dei creditori ed altre sciocchezze che qualunque, persino modesto, cultore di studi storici saprebbe ricondurre ad esiti disastrosi.
II) La Grecia esce dall’euro  senza l’aiuto della Ue, ma con quello di Russia o Cina. La Grecia  ottiene un prestito a tasso agevolato e tiene a bada i creditori tedeschi, francesi, italiani: anche in questo caso, ovviamente, esce dall’euro…e anche dalla Ue.
III)  Rottura traumatica con default e ripristino della sovranità monetaria nazionale: creditori in euro kaputt, accordi finanziari alternativi, forte svalutazione e ingenti guadagni dal turismo (che va riqualificato con cultura, teatro, ecc.), ripresa occupazionale e dei servizi pubblici interni, limitazione delle importazioni alle risorse rinvenienti dal turismo stesso e da altre esportazioni.
Poi vi è la non soluzione , la quarta alternativa , cioè  continuare così. La Grecia non può riuscire  a migliorare nell’euro, ma solo a peggiorare, soprattutto se vanno avanti le “riforme” (aumento dell’IVA, tagli a salari e pensioni), perché la differenza competitiva con altri Paesi (Spagna, Italia, Turchia) non presenta spazi di manovra all’interno della cosiddetta svalutazione salariale. E’ un problema di sostenibilità che viene a mancare sia rimanendo dentro l’euro, sia tentando la disperata carta della svalutazione salariale senza limiti.
Quindi, o si parte dalla consapevolezza di un’uscita indolore dall’euro o si va avanti un progetto fortemente ideologizzato di permanenza in esso a qualunque, insopportabile, insostenibile, irragionevole costo.
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