Grecia sull’orlo della bancarotta

Grecia sull’orlo della bancarotta di Vittorio Da Rold – 30/11/2009 Fonte: Il Sole 24 ORE [scheda fonte] I titoli di stato greci stanno perdendo terreno da una settimana portando il differenziale con i bund tedeschi ai massimi da luglio e facendo salire il timore che gli investitori stranieri possano decidere di portare i loro soldi in luoghi più sicuri. Il termometro della febbre di Atene, l’anello debole di Eurolandia, è uno spread arrivato a ben 170 punti base, il punto più elevato dallo scorso 14 luglio: ieri il differenziale è salito di altri 13 punti raggiungendo il tasso del 4,98%, rispetto al 3,27 dei bund tedeschi, una nuova voragine per il Tesoro greco costretto così a pagare un sovrapprezzo per non rischiare di avere le aste deserte. Il problema è che il deficit per il 2009 è salito al 12,7%, il più elevato dell’Unione europea dopo quello irlandese, mentre il governo del socialista George Papandreou, appena nominato, ha annunciato di volerlo ridurre al 9,8% l’anno prossimo.

L’Ocse però avverte che nel 2011 il disavanzo tornerà al 10% perché le misure annunciate dall’esecutivo sono una tantum. «Inutile negare che i nodi stanno venendo al pettine», ammette un analista locale. Le previsioni di deficit del budget iniziali erano al 3,7% e in pochi mesi sono schizzate oltre il 12,7 per cento. La Commissione europea, sempre più impaziente, la settimana scorsa ha aperto una procedura di deficit eccessivo e ha chiesto al Consiglio di mandare un monito ad Atene usando l’articolo 104.8 del Trattato di Maastricht (che prevede di rendere pubbliche le raccomandazioni della Commissione come forma di pressione), una procedura usata solo due volte in passato: nel 2006 per la Germania e nel 2004 per la stessa Grecia. Il Consiglio vuole evitare di applicare sanzioni ma è molto preoccupato. Senza contare che l’esposizione delle banche di Francia, Germania e Italia nei confronti della Grecia ammontava a giugno, secondo dati della Bri, a 122 miliardi di dollari.

Anche l’Ocse ha lanciato l’allarme sulla tenuta dei conti pubblici mentre l’ufficio statistico greco ha annunciato il calo del Pil dello 0,3% nel terzo trimestre, un segnale in controtendenza rispetto a quasi tutti gli altri paesi che cautamente stanno risalendo la china.
In un contesto di politica monetaria dove la Bce è intenzionata a ridurre la liquidità in circolazione la situazione greca pesa anche sulle banche locali, che hanno perso terreno in borsa sull’onda di indiscrezioni secondo le quali sarebbero state invitate a ridurre la loro esposione in bond per favorire i prestiti alle imprese.

Ora il nuovo Governo si trova a un bivio: da un lato deve, come promesso in campagna elettorale, rilanciare l’economia aumentando la spesa pubblica mentre dall’altro deve ridurre il deficit di bilancio per ridare fiducia agli investitori. Così il governo socialista greco, alle prese con la Finanziaria che verrà discussa a giorni in parlamento, si appresta a congelare salari, pensioni e assunzioni per far fronte all’emergenza economica. Con la nuova legge di bilancio saranno bloccati salari e pensioni al di sopra di duemila euro lordi mensili: un provvedimento che riguarderebbe 500mila impiegati e 400mila pensionati su una popolazione di 11 milioni di persone. Gli altri avranno aumenti appena sopra il tasso di inflazione. Inoltre saranno bloccate per il 2010 tutte le assunzioni pubbliche, salvo i settori chiave di sanità, scuola e sicurezza. Naturalmente questi annunci hanno fatto salire la tensione sociale già elevata.

L’organo del partito comunista, Rizospastis, denuncia «un attacco frontale» contro i lavoratori e ha convocato una mobilitazione di piazza per il 24 novembre. Secondo il quotidiano di destra Adesmeftos Typos «Papandreou si è rimangiato le promesse elettorali» di continuare ad aumentare salari e pensioni al di sopra dell’inflazione. La stampa socialista ha annunciato le misure parlando di un «piano di austerità» ma anche di «un’iniezione di liquidità» e investimenti nell’economia per 10 miliardi di euro grazie e fondi nazionali ed europei, senza però chiarire da dove arrivino le risorse. Per il conservatore Kathimerini si tratta però di «timide misure» senza riforme strutturali. Papandreou ha avvertito che il Paese rischia la bancarotta, lamentando di essersi trovato una situazione finanziaria molto peggiore di quella che era stata annunciata dal precedente esecutivo.

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