Un metodo corretto per contabilizzare la moneta nel bilancio della Banca centrale

Thomas Colignatus, 31 dicembre 2005
Sito dell’autore: http://www.dataweb.nl/~cool/
Fonte articolo originale:
http://ideas.repec.org/p/wpa/wuwpgt/0512014.html

Note a cura di Marco Saba, traduzione di Nicoletta Forcheri

Sommario

Una corretta gestione della contabilità comporta che:
1.le banche centrali si conformino alla prassi della Federal Reserve di distinguere tra Stato patrimoniale o Bilancio e le Condizioni Generali [Statement of Condition];
2.la moneta decretizia (“fiat money” o moneta fiduciaria) non figuri al passivo nel bilancio;
3.la banca centrale non iscriva a bilancio titoli del debito pubblico più di quelli che sono oggetto delle operazioni di mercato aperto. I titoli eccedenti dovrebbero essere considerati nulli (sono prestiti del governo che dovrebbero essere azzerati). In caso di mancato rispetto delle regole contabili corrette, avremo dei criteri contabili inesatti, per misurare il debito pubblico e le condizioni operative della politica ne risulteranno distorte.

Introduzione

La proprietà più saliente della moneta fiduciaria è quella di essere a corso legale/forzoso. Se A è debitore nei confronti di B, A rimborserà il debito con la moneta “legale” senza che B possa rifiutarla in pagamento; e se A volesse rimborsare il debito con la sua macchina usata, o con un quadro di inestimabile valore, B potrebbe legalmente rifiutare tale rimborso. Il fatto essenziale è quindi l’esistenza di una cornice giuridica che offre fiducia e stabilità alla comunità.

Una volta che tale contesto legale viene costituito, risulta vantaggioso per la comunità utilizzare la moneta fiduciaria al posto della banconota garantita da oro. Con la moneta fiduciarianon c’è bisogno di preoccuparsi del suo valore poiché questo deriva da un contesto legale. Inoltre, il vantaggio della carta è di essere più facile da trasportare e più maneggevole dell’oro. Ma non è tutto, perché altrimenti useremmo ancora le banconote garantite da oro. Infatti, la moneta fiduciaria presenta, anche e soprattutto, i seguenti benefici per la società:
1.che il livello dei prezzi può essere influenzato dalla Banca centrale piuttosto che dalla scoperta di nuove miniere d’oro;
2.che il signoraggio tocca alla Banca centrale.

Sono le due facce della stessa medaglia e cioè l’aspetto benefico di un maggiore controllo monetario da parte della comunità[1].

Il signoraggio può essere definito al meglio semplicemente come un cambiamento della massa monetaria. Se M è la massa monetaria, il signoraggio equivale a ∆ M. Alcuni autori come Inklaar et al. (2005) e Drazen (1985) vi includono i proventi degli investimenti produttivi effettuati con queste risorse aggiuntive. Tuttavia, il bilancio dello Stato è un insieme, e sarebbe arbitrario isolarne alcune voci: pertanto non è possibile assegnare tali investimenti a una risorsa determinata.

Con l’equazione di Fisher, P Y = M V, dove P è il livello dei prezzi, Y sono le entrate reali, V la velocità di circolazione monetaria, avremo che la moneta, a velocità di circolazione costante, può registrare lo stesso tasso di crescita delle entrate nominali. Quindi, con un tasso d’inflazione del 2% e una crescita reale del 3%, il signoraggio potrebbe ammontare al 5% della massa monetaria: una notevole fonte di entrate…

Se la Banca centrale non avesse il monopolio della moneta fiduciaria, il signoraggio verrebbe spalmato nel sistema economico. Chiunque abbia la possibilità di accedere a una stampante, potrebbe tentare di emettere ITD (titoli del tipo “Io Ti Devo”, in inglese IOY). Si noti che, ad esempio, alcuni supermercati distribuiscono carte di sconto, alcuni negozi stampano buoni regalo e altri strumenti che possono fungere da moneta. Le banche potrebbero emettere la loro moneta cartacea (come proposto da tempo da Hayek) e aggiungerne il reddito agli utili [2]. La regola che vuole che “la moneta cattiva scaccia quella buona” funzionerebbe così: la gente accumulerebbe le banconote delle banche “buone”, e farebbe circolare la moneta delle banche “cattive”, di quelle che stampano (troppe) banconote. La constatazione fondamentale però è che così la società perderebbe il controllo dell’inflazione, da cui ne conseguirebbe che è meglio creare un monopolio di una banca centrale.

La banca centrale controlla l’inflazione sia con il sistema d’ispezione e controllo qualità delle banche commerciali, sia con misure di politica monetaria, come le condizioni vincolanti di riserva e le operazioni di mercato aperto. Se c’è troppa liquidità nel sistema economico, a fronte di carenza di beni, la banca centrale vende i titoli statali facendo innalzare il tasso d’interesse [3]. Nei casi di insufficienza di liquidità e quantità sovrabbondante di prodotti sugli scaffali, la banca centrale riacquista i titoli riducendo il tasso di interesse [4]. Con un tasso d’interesse costante, la massa di titoli del debito può variare anche in funzione della volontà di lasciare un po’ di “liquidità” per i titoli stessi.

Negli anni è invalsa la prassi che la banca centrale realizza il signoraggio acquistando titoli statali. La banca centrale stampa la sua moneta o accredita direttamente i conti correnti del governo e riceve in cambio i titoli di Stato [5]. In modo cumulativo, negli anni, la banca centrale compensa a bilancio la massa di moneta fiduciaria con i titoli statali. Chiunque apra il Rapporto annuo di una banca centrale, al foglio del Bilancio, troverà la massa di moneta fiduciaria emessa nella colonna del passivo e la massa dei titoli del debito detenuti a contropartita, nella colonna dell’attivo. In pratica, il signoraggio che la Banca centrale cede al governo si chiama “finanziamento monetario” (“monetary financing”). Mentre il governo deve pagare interessi sui titoli detenuti dalla banca centrale, essa li contabilizza come entrate [6]. Questi interessi vengono iscritti come un “trasferimento di utili” aggiuntivo al governo (che non è propriamente signoraggio, ma rappresenta gli interessi sul signoraggio stesso)[7].

Contabilità per l’attivo e il passivo

Per una banca commerciale sarebbe corretto contabilizzare la massa monetaria cartacea negli attivi. In particolare, le banconote che una banca commerciale detiene possono essere scambiate con beni primari e rappresentano, quindi, una titolarità su risorse reali.

Per la banca centrale, ha un qualche senso iscrivere l’importo delle sue emissioni di moneta fiduciaria al passivo. Ogni banconota che essa emette e inietta nel sistema economico rappresenta un titolo di credito su risorse reali, di cui la banca centrale si appropria e di cui dovrebbe sentirsi responsabile [8].

Per l’intero sistema economico è logico che tutto il patrimonio di moneta fiduciaria delle banche commerciali, delle aziende e delle famiglie sia compensato da una equivalente passività presso la banca centrale.

Tuttavia, il punto che il presente articolo vuole evidenziare è che la moneta fiduciaria non costituisce per nessun operatore economico un valido titolo di credito presso la banca centrale [9].

Legalmente, quando una persona si reca allo sportello della banca centrale, supponiamo con una banconota da 1 dollaro a corso legale/forzoso, e desidera scambiarla con un valore reale, la banca centrale la scambierà con un’altra banconota da 1 dollaro a corso legale/forzoso. Non esiste, di fatto, in capo alla banca centrale qualcosa di paragonabile a un obbligo di rimborsare con qualcosa di reale le banconote di moneta fiduciaria emesse [10].

L’aspetto fondamentale di questo punto dell’analisi è che non esiste alcuna ragione per la Banca centrale di accumulare più titoli del debito di quanto non siano necessari per le operazioni di mercato aperto, titoli che occupano solo spazio/memoria e tempo per la contabilità, contribuendo così alla confusione sulla situazione reale[11].

Un aspetto importante di questa confusione è il fatto che il debito del governo nei confronti della banca centrale viene contabilizzato assieme al debito nazionale. Soprattutto nei paesi in via di sviluppo, che fanno più uso del signoraggio (tassa dell’inflazione) – poiché la riscossione delle imposte è difficoltosa – la dimensione dell’indebitamento del governo risulta distorta e una scorretta contabilizzazione della moneta fiduciaria rischia di provocare decisioni sbagliate come, ad esempio, programmi di austerità troppo pretenziosi.

Il sistema monetario della Federal Reserve a confronto di quello della UE

Il Rapporto annuale della Federal Reserve americana del 2004 può essere considerato l’eccezione alla regola descritta sopra, in quanto distingue correttamente il bilancio di sé stessa, considerata come impresa, dal suo patrimonio in strumenti monetari. Così, alla pagina 266, si legge: “Dichiarazione sulla Situazione delle banche della Federal Reserve, per banca, 31 dicembre 2004 e 2003” [“Statement of Condition of the Federal Reserve Banks, by Bank, December 31, 2004 and 2003”], non come Bilancio ma sotto il titolo “Dichiarazione sulla Situazione” (“Statement of Condition”). Tra le passività figurano “le banconote circolanti della Federal Reserve” con una sottile distinzione tra quelle garantite da collaterali in titoli governativi e quelle non coperte da tali garanzie. Tale distinzione non ha senso, non essendo affatto chiaro quanto sia necessario per effettuare le operazioni di mercato aperto.

Il Rapporto annuale del 2004 del sistema monetario europeo obbedisce alla regola già spiegata sopra. Le riserve monetarie sono repertoriate nel “Bilancio” mentre non vi è alcuna ragione di controbilanciare tale moneta fiduciaria.

Constatiamo quindi che la Fed sta già gradualmente accettando la moneta fiduciaria per quello che è, anche se non completamente, mentre il sistema monetario europeo tende a contabilizzarla come se fosse in un “gold standard”. Ciò si riflette anche nella quota-parte d’oro indicata nei i patrimoni delle banche centrali, vedi anche Henderson et al. (1997).

2004
All in millions_____US Fed. Res. ($)_ ECB (EUR)_ EUsys (EUR)
Total assets_______814,946_______90,212_____884,324
Gold _____________11,041 _______7,928 _____125,730
% Gold in assets_____ 1,4% ________8,8% ______14,2%

PM The Eurosystem consists of the ECB and 12 national Central Banks

Note conclusive

In una prossima versione del presente documento sarà opportuno offrire un esempio di un Bilancio “ribilanciato”. Eliminando la moneta fiduciaria dalle passività e scartando la maggior parte dei titoli del tesoro, che potranno essere restituiti al governo e quindi stracciati, ci si può immaginare quale sarebbe il risultato: una “Dichiarazione sulla Situazione” con meno attività sotto forma di titoli e con più patrimonio intangibile (“goodwill”).

Allo stesso tempo, sarebbe utile che sia gli economisti monetari che le autorità monetarie stesse prendessero in considerazione queste argomentazioni, ma anche che gli economisti che trattano con i paesi in via di sviluppo, come quelli del FMI e della Banca Mondiale, riconsiderassero la questione la questione del debito nazionale.

Note:

1] A vantaggio della comunità se la banca è sotto il diretto controllo pubblico, ovviamente.

2] Oggi le banche emettono nuova moneta virtuale attraverso scritture contabili secondo una regola autogestita basata sull’espediente della riserva frazionaria, per un ammontare di circa 50 volte rispetto alle riserve effettive (coefficiente di riserva al 2% nell’area euro, pre-crisi 2008). Il “circa” è dovuto al fatto che alcuni “depositi” sono esenti dai requisiti di riserva o seguono disposizioni più lasche. La parola “depositi” è ambigua in virtù del fatto che le banche, a fronte di deposito di contante, creano immediatamente nuova moneta contabile accreditando il conto del cliente.

3] A fronte di un aumento d’offerta di titoli sul mercato, lo Stato è costretto ad alzare i tassi per trovare compratori.
4] A fronte di nuova domanda, lo Stato può abbassare i rendimenti dei titoli.
5] Nel caso dell’Italia, dal 1907, le funzioni di Tesoreria dello Stato sono state appannaggio della banca centrale e senza gare pubbliche. Ne deriva che, a seguito della privatizzazione della banca centrale, tutte le più alte cariche dello Stato e tutti i dipendenti pubblici, magistratura compresa, sono “pagati” attraverso una struttura privata assolutamente indipendente e avulsa dal controllo democratico.
6] In certi casi, gli interessi sono riconosciuti attraverso una vendita all’asta di titoli con sconto sul valore nominale alla scadenza.
7] In pratica, la banca centrale restituisce allo Stato solo gli interessi ricevuti sui titoli, più altri eventuali utili derivanti da operazioni di mercato aperto, detratte le proprie spese gestionali (circa 2 miliardi di euro all’anno). La parte importante – il controvalore del capitale creato – non viene mai restituito. Lo si è visto col passaggio dalla lira all’euro: biglietti di carta sostituiti con altri biglietti di carta, ad infinitum… senza nemmeno restituire le tonnellate d’oro demonetizzato. Questa carta decretizia che pesca valore, diciamolo, nell’ingenuità del pubblico, della comunità che è costretta ad usarla come strumento econometrico, rappresenta un’espropriazione continuata di ricchezza che viene continuamente ricollocata e riallocata, sotto forma di credito, a soggetti ritenuti… idonei. Una lista di soggetti italiani “bonificati” – come direbbe Flavio Carboni – dalla BCE, attraverso le cosiddette operazioni di “mercato aperto”, è stata pubblicata qui:
http://leconomistamascherato.blogspot.com/2009/11/elenco-di-societa-bonificate-dalla-bce.html
8] La banca centrale si “sente” il debitore ultimo, ma conta temerariamente sull’ingenuità del pubblico che si crede saldato dalla mera disponibilità di cartamoneta.

9] Tecnicamente, non è “liquido ed esigibile”. La banca centrale è insolvente.

10] Allo stesso modo, e fatto ancor più grave, il discorso vale per la moneta contabile emessa continuamente dalle banche commerciali sotto forma di prestiti e depositi a vista.

11] Ma anche queste operazioni rappresentano un’appropriazione ingiustificata di ricchezza altrui senza reale contropartita da parte della banca. La contropartita la offre la comunità, accettandola, quando prende per buona questa moneta creata ad hoc. Se la banca centrale fosse gestita correttamente, avrebbe senso che si appropriasse di valore monetario solo nella misura di quelli che sono i sui costi d’esercizio, ovvero i servizi offerti: nel caso di Bankitalia, due miliardi di euro l’anno. Tutto il resto della moneta prodotta andrebbe assegnato allo Stato. E’ da notare che così facendo si ottempererebbe alla continua richiesta sempre più pressante, da parte delle istituzioni monetarie internazionali (Fondo Internazionale, OCSE, etc.), di abbassare il livello del debito pubblico. Possiamo tranquillamente affermare che, a contabilità corretta, questo debito verrebbe inibito alla radice.

Bibliografia

Board of Governors of the Federal Reserve System (2005), “91st Annual Report 2004”, Washington, http://www.federalreserve.gov/boarddocs/rptcongress/annual04/ar04.pdf

European Central Bank (2005), “Annual Report 2004”, Frankfurt am Main

Drazen, A. (1985), “A general measure for inflation tax revenues”, Economics Letters, 17, 327-333 (cited by Inklaar cs.)

Henderson, Dale W., John S. Irons, Stephen W. Salant, and Sebastian Thomas (1997), “Can Government Gold Be Put to Better Use? Qualitative and Quantitative Effects of Alternative Policies”, http://www.federalreserve.gov/pubs/ifdp/1997/582/default.htm

Inklaar, R, R. Jong-A-Pin, J. de Haan (2005), “Geldscheppingswinst als bron van overheidsinkomsten”, Financiële en monetaire studies, issue 23, no 2

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