ABRUZZO: IL FALLIMENTO

Fonte: http://miskappa.blogspot.com/2009/09/il-fallimento.html
Di Anna Pacifico Colasacco

Ormai agli Aquilani appare chiaro: la gestione dell’emergenza nel nostro territorio è stata fallimentare. Le conseguenze sono davanti agli occhi di tutti. La mano forte, quella di ferro, che non ha permesso ai cittadini la partecipazione e che non ha contemplato trasparenza alcuna circa le decisioni prese, sfruttando uno stato di emergenza protratto ad arte, quella che si è arrogata il diritto di determinare le sorti dei disgraziati e di usarli unicamante come cornice pittoresca a copertura di oscuri disegni, ha decretato lo sfacelo di un territorio, di una comunità, della vita di decine di migliaia di persone.
I campi sono in via di smantellamento e gli sfollati vengono allontanati dalla città. Gli altri, quelli che raggiunsero la costa, sono ancora lì. L’Aquila è ferita a morte da un evento naturale, gli Aquilani sono feriti a morte da chi ne ha calpestato i diritti. Chi prova a ribellarsi e ad urlare viene tacitato, dal di fuori, dagli Italiani stessi che credono, poiché così, ad arte, a loro è stato dato di credere, che, nonostante il colossale progetto di case arredate e corredate per tutti, ci si lamenti in attesa che il Governo ci conceda sempre più, molto più di ciò che ad altri è stato concesso.
Ma i cittadini responsabili, coloro che hanno cercato, nonostante il dolore e lo spaesamento e la paura, di guardare aldilà di ciò che volevano farci credere, lo gridavano da maggio che i moduli provvisori per tutti, e subito, erano l’unica soluzione da attuare per permettere alla comunità di non morire. Un modulo provvisorio costa 500 euro al mq. Una c.a.s.a. ne costa 2.400. Un modulo provvisorio si monta in meno di due mesi. E si monta subito. Non occorrono faraonici pilastri antisismici. Già da luglio gli Aquilani avrebbero potuto riprendere a vivere nella loro città. E l’economia, già boccheggiante, non sarebbe morta. E bambini e ragazzi oggi sarebbero a scuola. La loro scuola.
Ma il piano diabolico di imbonimento delle masse continua, pervicace. Le c.a.s.e. pronte son pochissime (guardate la foto, mi aspetto commenti), ma gli elenchi degli aventi diritto sono già stati resi noti. Nomi, solo nomi e codici fiscali. Senza trasparenza sui punteggi. Senza pubblicazione di graduatorie. Tu lì, l’altro lì, non si sa quando. E come si potrebbe esercitare il controllo sulle graduatorie se queste sono inesistenti? Allora il controllo viene esercitato sul vicino, sul conoscente, sull’amico.
E la rabbia esplode. Facendo perdere di vista il vero nocciolo della situazione: lo scempio perpetrato su tutti noi. Si pilota la rabbia del singolo verso l’altro singolo. Per occultare il disegno criminale che ha determinato il fallimento del piano di chi avrebbe dovuto aiutarci e proteggerci. Una schiera nutritissima di invisibili, tra i quali anche mio marito ed io, non è rientrata in alcun elenco. Neanche in quello dei non aventi diritto. Le rimostranze non possono essere inoltrate presso alcuno ufficio, ma rese note al Comune esclusivamante tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Di fatto, non risultando, gli invisibili vengono azzerati. Non esistiamo, le case, ovvio, non occorrono. Sarebbe il caso di effettuare il censimento delle migliaia di persone in tale condizione, un censimento fatto dai cittadini stessi.
Ma come coordinarci se siamo disgregati? Il piano emergenza è stato fallimentare. Il piano di azzeramento della capacità dei terremotati di unirsi per reagire al sopruso è, invece, riuscito perfettamente. Ma noi non demordiamo. Le assemblee cittadine nei campi in via di smantellamento continuano. E martedì avrà luogo la manifestazione. Saremo tanti? Non lo so. Le persone sono stanche, e avvilite. Ed hanno paura perché tenute sotto il ricatto della consegna delle c.a.s.e. Ma quelli che ci saranno, noi, sappiamo bene di rappresentare la stragrande maggioranza degli Aquilani.
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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Anonimo ha detto:

    Se li avessero messi nei container (chiamiamoli col nome proprio), magari sarebbero rimasti lì per altri dieci anni.
    La verità e che chi scrive spesso non soffre e si fa interprete delle cose e pensieri degli altri.
    Spendere un quinto di una cifra colossale per dei container e lasciare li le persone ( perchè i soldi non sono infiniti) avrebbe significato ritardare la costruzione delle case magari per altri anni e anni.
    Prime case costruite in poco tempo,la domanda vera è semmai quanto tempo occorrerebbe con questo ritmo a dare casa a tutti.
    E se tutti fossero uniti (politicamente) nel fare invece di criticare.
    in Italia dieci persone guardano (e criticano) e uno lavora.
    Solo chi non fa non sbaglia.
    Saluti

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