Europa in pillole, amare. di NF


26 agosto 2009


In queste torride giornate di fine agosto, l’Europa continua imperterrita e incurante le sue agende di Nuovo ordine mondiale. Business as usual. Ecco qualche pillola da mandare giù.

Per l’Afghanistan, particolarmente ansiosa di esportare il suo “modello di democrazia”, l’UE (la presidenza attuale svedese UE), assieme al Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, ha abbondato in comunicazioni di esortazione a recarsi alle urne, che non sono rimaste solo lettera morta. La Commissione europea ha infatti stanziato 35 milioni dei nostri euro al cosiddetto Fondo di sostegno elettorale ONU “ELECT”, oltre ad avere dispiegato, a nostre spese, una missione di osservazione diretta dal francese Philippe Morillon, composta da 200 membri pagati con tutti gli extra e i privilegi dei migliori funzionari internazionali. Dopo tutti questi investimenti è normale che il 21 agosto la Commissione parli di elezioni “riuscite” mentre il Segretario generale della Nato, Anders Forgh Rasmusen rincari la dose parlando del successo della sicurezza, e ciò sebbene la partecipazione alle urne sia stata di un piccolo 40% secondo le dichiarazioni obbligatoriamente ottimistiche dei servizi UE che non dicono che in alcune aree del sud del paese sia stata praticamente nulla.

Philippe Morillon, deputato fino al 20 luglio è stato poi riciclato a quella carica. Da chi? Beh basti pensare che è Grand Officier de la Légion d’Honneur, onorificenza che risale a Napoleone, con una gerarchia di sei gradi di cui il Grande ufficiale occupa il terzo per importanza e il Gran Maestro è Sarkozy in persona. Niente è stato detto dagli organi della propaganda globaleuropea sulle accuse di censura lanciate dalla Federazione internazionale dei giornalisti nei confronti dell’esercito USA, che costringono a illustrare positivamente l’azione dell’esercito in Afghanistan (e Iraq), pena l’espulsione del giornalista dal paese (cfr. http://it.peacereporter.net/articolo/1745/Afghanistan%2C+la+Federazione+internazionale+dei+giornalisti+accusa+di+censura+l%27esercito+USA).

Del resto come stupirsi, ogni guerra che si rispetti ha le sue propagande e le sue censure, altrimenti non sarebbe guerra. Ci sono guerre di difesa e guerre d’invasione, e questa è decisamente un’invasione, fatta per la potente Unocal Chevron Texaco (Rockefeller) e i suoi diritti di passaggio delle pipeline dai giacimenti del Caspio al mercato cinese in forte domanda. Karzai era un consigliere della Unocal e suo fratello è uno dei più potenti trafficanti di cocaina nel paese. In tutti questi anni di missione di “pace” la situazione non ha fatto che peggiorare. Due più due?

E poi non è mica l’unica missione di “sicurezza” sostenuta dall’Unione europea, come si può vedere dallo schema sotto all’interno della Politica di sicurezza e di difesa europea del Consiglio europeo: http://www.consilium.europa.eu/showPage.aspx?id=268&lang=it .

In materia di Pesca, la presidenza svedese – svedese come la Findus – è determinata a trovare un accordo in autunno per vietare la pesca al tonno rosso nell’Atlantico, divieto sul quale si trovano d’accordo alcuni paesi nordici ma decisamente contrari Italia e Spagna. Normale visto che, nessuno lo dice, ciò significherà un aumento esponenziale della pesca al tonno rosso da parte delle multinazionali e della grande distribuzione – di cui l’anglosvedese Findus – che rischieranno di scorrazzare di più nelle nostre acque con la scusa di soddisfare la golosità dei giapponesi per il sushi di tonno rosso, gusto che non accenna a scemare sebbene si tratti di una specie minacciata di estinzione per eccessiva pesca. E intanto i nostri piccoli pescatori sono pagati con soldi dell’UE – cioé nostri, estorti con l’IVA – per andare in pensione. anzitempo. Pesca eccessiva, capite, dovuta al cabotaggio dei nostri pescherecci artigianali…

Per quel che riguarda la Somalia, più di uno sarà sorpreso di sapere che abbiamo una nuova forza militare marittima europea, la UE NAVFOR Atalanta. La sua prima missione si dispiega al largo delle coste somali contro i “cattivi” pirati somali che impediscono – questa la giustificazione – alle navi del PAM (Programma alimentare mondiale) di compiere la loro missione di portare alimenti ai somali. Strano, Berlusconi i pirati li aveva chiamati “pescatori” alla conferenza stampa conclusiva dell’Aquila del G8, sostenendo il loro diritto a pescare nelle proprie acque territoriali. Non mi stupisce che sia l’olandese Pieter Bindt, ex responsabile della pianificazione marittima del ministero della Difesa dei Paesi Bassi ed ex comandante della forza marittima olandese in seno alla NATO, ad essere stato nominato a capo della prima operazione marittima della “UE NAVFOR Atalanta”, giovedì 13 agosto, il cui scopo dichiarato è quello di scortare le navi del PAM e le navi mercantili (pescherecci Findus?) che navigano nel Golfo di Aden al largo della Somalia, per difenderli contro gli atti dei “pirati” (disperati pescatori?). Qua se ne possono leggere le gesta spiegate in quel linguaggio – rigorosamente inglese non tradotto – che non la dice mai tutta, per dirla eufemisticamente, su chi siano veramente i “fermati”. e i vari perché. Questa storia è stranamente somigliante a quella degli attacchi dei soldati israeliani contro i pescatori al largo delle coste di Gaza, per impedire loro di pescare per il proprio sostentamento. Acque, nelle vicinanze delle quali, sia detto per inciso, esiste un enorme giacimento di gas che apparterrebbe, di diritto, ai palestinesi ma la cui sorte è naturalmente sospesa per via della violenza costante contro Gaza, e fisicamente difeso dai soldati israeliani.

In materia di Fisco, la dittatura globale avanza, con la proposta martedì 18 agosto della Commissione europea di riformulare il regolamento n°1798/2003 per dotare di maggiori strumenti gli Stati membri nella lotta comune contro la frode all’IVA – la maggiore fonte di finanziamento delle istituzioni UE. In questa materia ci vuole l’unanimità al Consiglio dei ministri altrimenti non passano gli atti, ma peccato che l’unanimità sia già stata raggiunta a fine 2008 per l’obbligo di trasmettere mensilmente le dichiarazioni IVA; quando la legge cambierà in Italia nel senso di più burocrazia, più pagamenti, più bancarizzazione e maggiori ostacoli “tecnici” al commercio e alle attività economiche, saprete di chi sarà la colpa. Con buona pace dei benpensanti europeisti, i fatti parlano. Saprete anche che l’unanimità al Consiglio Ecofin (Economia e Finanza) – che riunisce tutti i ministri delle Finanze dei 27 Stati membri – comprende anche il voto di Tremonti, su cui potrete gettare la colpa, ma non certo tutte le colpe. Quando si dice parla bene ma razzola male. O non è libero di opporsi?

Nella bozza di regolamento – atto legislativo UE direttamente applicabile in ogni Stato membro tale e quale – si autorizzano di fatto gli altri Stati membri a ficcare il naso negli affari fiscali degli altrui paesi, in modo automaticizzato. Si prevede anche una raccolta d’informazioni standardizzate, condizioni uniformate per l’iscrizione alla partita IVA, e per quelle di cancellazione. Gli Stati membri diventano responsabili in solido della raccolta degli introiti IVA, davanti alle autorità europee. Un inizio di cessione della sovranità fiscale di un paese, ultimo tabù a cadere: sarà per questo che si è fatto un gran parlare di federalismo fiscale?

La Commissione vuole anche gettare le basi per creare Eurofisco, una rete di scambi dati sulle frodi all’IVA. Inizialmente senza personalità giuridica, servirà a procedere a quantomai vaghe “analisi strategiche e rischi comuni”, insomma affina le armi per controllarci – e spremerci – meglio.

Per il momento accumula banche dati su banche dati nei settori più svariati, dalle sementi alla biodiversità, dai parchi alle planimetrie idrogeologiche. Alcune sono già in vigore, come la lista dei semi commercializzabili, che comporta il divieto persino di scambiarsi a gratis quelli non figuranti in quella lista. Altre servono solo a “capitalizzare” per investimenti futuri. Per chi non lo sapesse, le banche dati sono il nuovo oro delle Corporation di beni smaterializzati – non per niente si chiamano “banche” – e costituiscono sicuramente enormi fondi di commercio per le multinazionali, basti pensare alla Seat Pagine gialle… Poi con queste banche dati, il Monarca bancario al cui servizio si trova la Commissione europea, controllerà meglio il suo vasto impero. Si arriva al punto che le banche dati dello Stato italiano sono “esternalizzate” a ditte private in modo da essere ridotti a pagare sempre più caro per ottenere i NOSTRI dati, Un po’ come dobbiamo pagare per la custodia del nostro oro a BRI, Federal reserve e Bankitalia, che oramai considerano loro. Nell’accumulazione costante di dati attuariali, di valutazione dei patrimoni, di attività dormienti e di tesori nascosti, la Commissione organo tecnico fedele ai banchieri, è la manus longa della BCE.

Del resto è di questi giorni la notizia che Mario Resca, il vice di Bondi ai Beni culturali, ed ex presidente di McDonald Italia, sta affidando alla multinazionale Google – senza gara pubblica contrariamente alle regole comunitarie – la digitalizzazione dei libri delle biblioteche nazionali. Un disastro. Come mai la Commissione non interviene mai in questi casi di violazione delle norme della concorrenza che impongono la gara per ottenere l’appalto? Forse perché Google conta tra i proprietari le maggiori banche e fondi di investimento canaglia come si evince da questo schemino (non aggiornato)? ( http://www.transnationale.org/companies/google.php)

Barclays United Kingdom 2.28 Company
Brin, Sergey United States of America Company
Capital Research & Management Inc. United States of America 5.59 Company
FMR Corp. (Fidelity Investments) United States of America 7.64 Company
Goldman Sachs Group Inc. United States of America 1.3 Company
Legg Mason Inc. United States of America 1.83 Company
Morgan Stanley United States of America 1 Company
Page, Larry United States of America Company
TCW Group United States of America 1.12 Compan

E pur essendo la società più cliccata al mondo, è quella che più di tutte nasconde le sue informazioni sociali.

E comunque nel mio piccolo sapevo che a ottenere quell’appalto negli anni novanta era stata la Bassilichi SpA, media impresa di Firenze, che poi tra mille difficoltà diciamo “burocratiche” non poté mai ottenere dalle Belle Arti che la digitalizzazione della biblioteca nazionale fosse messa in linea – fruibile a tutti. All’epoca la società vicina a Bill Gates, la Corbis, si era dimostrata ad acquisire la digitalizzazione effettuata da Bassilichi ma le leggi dello Stato non lo permettevano per via delle reogle di diritti di autore. Diciamo allora che un colosso come Google ha più strade che portano al Signore.

Per la politica considerata fiore all’occhiello della Commissione, la Concorrenza e la sua sequela di brevetti e difesa delle royalties, è stata pubblicata la relazione annua per il 2008 www.ec.europa.eu/competition/publications/annual_report/index.html – non comprensibile ai profani – e la commissaria Neelie Kroes ha dichiarato che l’azione della Commissione per la crisi «è stata determinante per preservare il mercato unico e i benefici della concorrenza, pur garantendo la stabilità del sistema finanziario ». Cioè i tanti miliardi di liquidità stampati dal nulla per alcune banche in difficoltà – non certo le nostre – che tutti noi pagheremo con svalutazione del valore del denaro. Per la lotta alle intese (cartelli), la Commissione ricorda di avere introdotto un meccanismo che consente di mettersi direttamente d’accordo con le società che collaborano, riducendo loro le sanzioni, già minime per i colossi. Una sorta di amnistia fiscale per i reati – almeno quelli denunciati – compiuti dagli enormi monopoli vigenti in Europa. Andatelo a dire ai piccoli esercizi che se solo contestano – giustamente – una sanzione fiscale rischiano invece di dovere pagare il doppio della penale. Niente sconti di pena, anche se collaborano.

Ricordate la sentenza di giugno della Corte costituzionale tedesca che aveva richiesto una legge di accompagnamento per riformare la Costituzione in modo di consentire la ratifica del trattato di Lisbona? La notizia prevedibile è che i partiti politici tedeschi (CDU-CSU, SPD, liberali e verdi) hanno trovato un accordo, martedì 18 agosto, per salvare in facciata la Costituzione del parlamento tedesco, con la consultazione obbligatoria ma non vincolante – ancora da verificare – del parlamento tedesco su tutte le decisioni intergovernative UE. Non è certo una coincidenza che l’unico partito determinato a tutelare il parere vincolante del Parlamento sia circondato dalla connotazione negativa di destra bavarese CSU, quella del localismo indicato dai benpensanti come xenofobo, il cui capo Haider è stato ucciso in un presunto incidente d’auto il 12 ottobre 2008.

Singolare però che si dimentichi che il veto sia di fatto già stato applicato nel lontani anni sessanta dalla Francia (De Gaulle, crisi della sedia vuota sulla questione dell’energia nucleare) e negli anni ’80 dalla Gran Bretagna (Thatcher quando diceva “I want my money back”). Figuriamoci se l’Italia solo si azzardasse a sollevare il problema dell’incostituzionalità del Trattato di Lisbona: apriti cielo, una levata di scudi europea e qualche altra campagna di stampa diffamatoria.

Ma la ciliegina sulla torta è fornita dalla notizia che il Comitato di sicurezza sanitaria dell’UE raccomanda, martedì 25 agosto, le vaccinazioni contro l’influenza suina soprattutto per i malati cronici dai sei mesi di età, le donne incinte e il personale medico. Eppure avevo sentito dire dai medici che i vaccini per i malati cronici o immunodepressi erano pericolosi. So anche che una mia vecchia zia, dopo la vaccinazione antinfluenzale, non si è mai più ripresa ed è morta dopo due anni quasi paralizzata, uno degli effetti nefasti secondari delle vaccinazioni.

Il Comitato ha formulato le sue raccomandazioni dietro “dettatura” dell’OMS e dei consulenti del Centro europeo di prevenzione e controllo delle malattie, una delle centinaia di agenzie ed enti che l’UE moltiplica nel mondo, come tanti avamposti di conquista, A NOSTRE SPESE. In pratica, questi sono i gruppi prioritari secondo gli esperti venditori, fino a quando non “saranno raggiunti gli obiettivi nazionali” che variano dagli ordini di acquisto delle dosi. Non sono sicura se i bambini compresi tra i 6 mesi e i 24 anni siano da considerare gruppo prioritario, secondo la notizia di Agence Europe no, ma su tutti i siti ufficiali si. E comunque negli USA lo sono.

L’OMS consiglia di vaccinare soprattutto il personale sanitario, ma strano anche questo, poiché conosco un’infermiera di Careggi (Firenze) che la suina l’ha avuta a luglio, curata normalmente a casa, e che adesso sta benone.

Questi sono alcuni dei dati attuali ufficiali dell’influenza suina:

Regno Unito, 12 957 persone infette, 59 deceduti, gruppo prioritario di 11 milioni di persone di cui 2,1 milioni dei servizi sanitari e sociali.

Francia, 1125 casi, 10 decessi, compresi i territori d’oltre mare.

Spagna, 1538 casi, 16 decessi.

Olanda, 1 473 casi, 2 morti.

A parte che le statistiche non dicono in quali condizioni fossero i morti e che tutte le influenze hanno sempre provocato decessi nei più fragili, un fatto che dovrebbe confermare i dubbi su tutta l’operazione è che la Repubblica Ceca, con 237 casi e nessun caso di decesso, ha deciso di vaccinare obbligatoriamente il personale della sanità pubblica.

Piccolo dettaglio, i vaccini per questa influenza non sono ancora stati prodotti né testati.

Coincidenza, alcune agenzie dello stesso giorno (25 agosto) riportavano la notizia che la campagna di vaccinazione in Italia partirà il 15 novembre (qua).

Pillole amare. Eh si. E’ l’Europa.

Nicoletta Forcheri

Fonte delle notizie ufficiali: Agence Europe www.agenceurope.com

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3 Comments Add yours

  1. RobertoLara ha detto:

    Che meraviglia di articolo!!!!!
    Complimenti.

    RobertoLara

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  2. Ulisse9 ha detto:

    In realtà, almeno dalle prime notizie ufficiali, e facendo i conti, i cittadini Afghani che si sono recati alle urne non dovrebbero essere più del 32/33%.
    Infatti i primi dati ufficiali si riferivano al 10% di votanti per un totale di 552.842 schede.
    Cioè circa 5 milioni e mezzo di votanti che, a fronte di 17 milioni di aventi diritto, rappresentano appunto il 32/33%.
    Se ci ricordiamo che nelle precedenti elezioni aveva votato il 72% degli aventi diritto, direi che queste sono state un fiasco colossale. Alla facci dei nostri ministri degli esteri e della difesa, e di tutti quelli da te citati, ai quali suggerisco l'utilizzo di una calcolatrice. 🙂

    Ciao Nicoletta,

    Francesco

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  3. Hai ragione Ulisse9, ma ti ricordo che facevo i miei commenti basandomi sulle notizie “ufficiali” che provengono dagli organi di propaganda delle istituzioni europee, e pertanto c'era da immaginare che le cifre fossero “gonfiate”… Anzi i giorni precedenti sono arrivati a parlare del 60%….

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