Geopolitica energetica

di Giovanni Petrosillo – 06/08/2009

Fonte: ripensaremarx

Il presidente del consiglio Berlusconi si trova ad Ankara per siglare importanti accordi di partenariato economico con la Russia. In ballo ci sono, in primo luogo, i particolari per la realizzazione del progetto SouthStream, opera congiunta dei due giganti energetici Eni e Gazprom, che, grazie ad un lungo gasdotto, approvvigionerà l’Europa e l’Italia, aggirando quei paesi di transito, come l’Ucraina, che hanno approfittato della loro posizione geografica (e dell’appoggio straniero) per ottenere prezzi al di sotto di quelli di mercato accumulando, nonostante questa politica di favore, parcelle non pagate per svariati miliardi di dollari.

Recentemente c’è stato un atto di distensione tra i due paesi, con la Russia che ha concesso, attraverso la banca di stato Vneshtorgbank, un prestito all’Ucraina per saldare parte dei debiti. Ma, il paese guidato da Viktor Juščenko, salito al potere con una rivoluzione colorata assistita da Washington, è un cliente troppo scomodo e inaffidabile per i russi e per le loro prospettive geoeconomiche.

L’Italia e la Germania, rappresentano, invece, per Mosca due clienti e due partner seri che, oltre a tener fede agli impegni commerciali assunti, possono mettere a disposizione di Gazprom un grande bagaglio tecnologico, finalizzato a migliorare tanto i processi di estrazione che quelli di trasporto del gas e del petrolio. Su queste basi di reciproca convenienza sono stati avviati alcuni progetti di dotti che attraverso il Baltico (North Stream) e attraverso i Balcani (South Stream) garantiranno all’Europa un approvvigionamento energetico pari al 70% del suo fabbisogno (stime per il 2030). Questa dipendenza energetica dell’Europa dal gas russo ha messo in allarme gli americani i quali temono di perdere influenza nel vecchio continente. Quest’ultimi stanno cercando in tutti i modi di far perdere importanza a tali collaborazioni che, per quanto ancora di tipo prettamente economico, possono costituire un ottimo viatico per l’approfondimento di comuni prospettive geopolitiche.

Ma fino ad ora, i progetti alternativi sponsorizzati dall’amministrazione Usa (e dalle corrotte burocrazie dell’UE), come l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (Btc) e il gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum (Bte) si sono rilevati non adeguati a soddisfare le esigenze energetiche europee. A ciò occorre aggiungere che anche il nuovo corridoio Nabucco, sul quale sono state riposte gran parte delle speranze americane per il depotenziamento dell’offerta russa, stenta a decollare a causa di problemi legati all’instabilità politica dei paesi che tale pipeline dovrà percorrere, in virtù della scarsa disponibilità di gas degli stati aderenti al programma e, ovviamente, in ragione dell’azione russa che interviene per sottrarre clienti al progetto.

A tal scopo, il 29 giugno di quest’anno Gazprom ha firmato a Baku un accordo per l’acquisto di gas azero. Obiettivo dei russi non era solo quello di garantirsi maggiori riserve, ma soprattutto quello di far mancare materia prima al disegno concorrente.

E’ ovvio che lungo le rotte del gas si vanno stabilizzando relazioni politiche molto forti tra la Russia ed alcuni paesi dell’Europa. La Russia ha, inoltre, compreso che in questa fase di crisi sistemica globale troverà maggiore disponibilità agli accordi bilaterali, soprattutto da parte di quelle nazioni che non si sentono sufficientemente tutelate, nei loro interessi economici, dall’Ue. E’, appunto, il caso di Germania e Italia le quali, non a caso, sono fatte oggetto di attacchi da parte degli altri partner europei che non gradiscono l’estrema contiguità con Mosca.
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