Come foglie d’autunno per dare aggio a Lorsignori


Da comedonchisciotte http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6121&mode=nested&order=1&thold=0

COME VOLETE CHE SI STIA QUI…MA LO SAPPIAMO SOLO NOI
Postato il Lunedì, 20 luglio @ 05:21:19 CDT di davide

Italia
FONTE: ALESSANDRO TAURO (BLOG)

Pubblico questa illuminante ed agghiacciante testimonianza su ciò che sta accadendo (e su ciò che molti tentano di ignorare) in quel luogo che è e che sarà a lungo l’inferno d’Italia: L’Aquila.

La gente mi chiede come sto. Come volete che stia? DI MERDA. Stiamo tutti di merda, 70.000 persone stanno di merda. Senza casa, senza la città, senza tessuto sociale, senza gli uffici. Molti di noi non rientreranno nella loro casa se non tra molti anni (me compresa), molti di noi non ci rientreranno più, perché la casa la hanno già perduta, o perché gliela stanno per abbattere. Tutti non rivedremo la città ricostruita prima di 7/8 anni, almeno. Le persone anziane rischiano di non rivederla mai più.

(Tra parentesi: non viene neanche data comunicazione ai proprietari che le case vengono abbattute, ci si aspetta che siano loro ad informarsi.

Che so, una cosa tipo: “scusi, che per caso state per abbattermi la casa? ah no? allora che faccio, ripasso tra qualche giorno e magari me lo dite?”)

E intanto che facciamo? Chi può lavora, lavora 100 volte più di prima, lavora in condizioni disastrate e disperate. Anche perché tutti gli aspazi agibili in città sono stati occupati dalla Protezione Civile, obbligando altri operatori cruciali per la ripresa della città, come l’Università ad esempio, ad andare altrove. Una Protezione Civile che, con le parole del rettore Di Orio «ha una visione dell’occupazione degli spazi inquietante», parole su cui non posso essere più d’accordo (http://www.corriereuniv.it/2009/06/laquila-il-rettore-chiede-spazie-attacca-bertolaso-pigliatutto/, o anche http://www.campus.rieti.it/jw/news/attualita/644-laquila-di-orio-attacco-frontale-a-bertolaso-linquietante-occupazione-di-spazir.html).

Non tutti però riescono a lavorare, neanche in condizioni disastrate. E’ il caso dei dipendenti della Transcom, 360 persone poste in mobilità. La direzione generale spiega di non essere più in grado di pagare gli stipendi perché non più competitiva anche a causa del terremoto del 6 aprile, che ha reso inagibile la sua sede.

E’ il caso dei dipendenti della Technolabs – uno dei più importanti Centri di Ricerca e Sviluppo del centro-sud Italia a capitale esclusivamente italiano – 100 (su 160) dei quali hanno solo la prospettiva di 13 settimane di cassa integrazione a partire dall’inizio di agosto.

A fronte di questa drammatica situazione, qual è la risposta del governo per rilanciare l’economia? Ad esempio quella di richiedere ai residenti del 49 comuni del “cratere”, a partire da gennaio 2010, la restituzione dell’IRPEF non versata a seguito del terremoto, da effettuarsi al 100% in 24 rate. Per darvi un parametro di confronto, nei paesi colpiti dal terremoto dell’Umbria, l’Irpef non venne versata per 24 mesi, e viene restituita ADESSO, dopo dieci anni e più, al 40% e in 120 rate (situazione analoga si verificò per gli alluvionati in Piemonte).

Cosa passa invece dai mezzi di comunicazione “istituzionali”? Passa la voce di un Presidente del Consiglio che grida al miracolo per la costruzione di alloggi per circa 13.000 persone, quando allo stato attuale solo il 54% delle abitazioni fuori del centro storico è agibile. Se la stessa percentuale fosse valida anche per il centro storico i conti sono presto fatti: circa 35.000 sfollati (tralasciamo poi l’incresciosa situazione del centro storico di cui posso dare testimonianza diretta: del nostro futuro a tutt’oggi non sappiamo nulla, nulla di nulla al di là di poche parole del premier: «nel centro storico il tempo sarà contato non in mesi ma in anni»).

E basta. Questo è il suo miracolo. E ad agosto il premier vuole prendere casa all’Aquila per seguire i lavori di queste casette perché, parole sue, «l’occhio del padrone, come si dice, sappiamo cosa produce..» (padrone? Padrone? siamo noi i padroni della nostra città, caro premier).

Racconto queste cose, fuori dal “cratere” e la gente sembra non credermi. Abbiamo tutti la sensazione di essere stati abbandonati.

Ma anche qui, tranne in rare eccezioni, le informazioni sulla situazione dei terremotati continuano ad essere condivise solo dai terremotati stessi. E così continuiamo a parlarci addosso.E il resto d’Italia continua a non sapere niente.

E voi, che pensate di fare? Continuare a guardarci come poveri animali allo zoo, che forse stanno anche diventando un po’ noiosi a fare e dire sempre le stesse cose da tre mesi? Bè, temo proprio che la noia continuerà per qualche anno …

Laura Tarantino
Università dell’Aquila

Fonte: http://alessandrotauro.blogspot.com/ Link: http://alessandrotauro.blogspot.com/2009/07/come-volete-che-si-stia-qui-ma-lo.html 18.07.2009

E riproduco anche il primo commento, molto interessante.

Re: COME VOLETE CHE SI STIA QUI…MA LO SAPPIAMO SOLO NOI (Voto: 1)
di duca il Lunedì, 20 luglio @ 09:46:53 CDT
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Dovete uscire dalle tendopoli, tutti insieme 35.000 quanti siete, andare alla caserma della GdF, o dove sia Bertolaso, andare a prendere a casa il vostro Sindaco, la Pezzopane e mandare a cercare a casa sua Chiodi e fare come fecero al conclave di Viterbo, chiuderli in una casa senza tetto e senza acqua ne cibo finchè non molleranno l’osso. Dovete togliere la gestione della ricostruzione dalle mani della protezione civile: fondate una mutua cooperativa per la ricostruzione (il modello di Banca Etica potrebbe essere un buon punto di partenza, oppure le banche di credito cooperativo) che accetti le donazioni dai privati e fate da voi, non permettete al “padrone” di metterci becco, tanto ormai è chiaro che soldi non ne vedrete, e se ne vedrete sarà solo vendendo l’anima: il Comune, la Provincia e la Regione devono solo dire quali sono le aree dove non è possibile costruire per i vincoli idrogeologici. Riappropriatevi di ciò che è vostro, finchè rimarrete chiusi nelle tendopoli ad aspettare che dalla tavole di qualche potente di turno caschino le briciole non otterrete nulla.
Fate da voi, a costo di fare una rivolta, fate da voi e poi presentate il conto a chi avrebbe dovuto fare e non ha fatto. Se non lo farete voi nessuno lo farà per voi, ma se voi comincerete, magari qualcuno verrà a darvi una mano. Suonerà retorico ma le parole del “Boss” si attagliano bene alla situazione. “Now with these hands/I pray Lord/with these hands/for the strength Lord/with these hands/for the faith Lord/with these hands/I pray Lord/with these hands/for the strength Lord/with these hands/for the faith Lord/with these hands/ Come on rise up! Come on rise up! Rise up with these hands…”

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. kevin ha detto:

    Brava Nicoletta!avevo già letto l'articolo su d.chisciotte,ma è la prima volta che vedo questo sito.Complimenti,a presto.
    Kevin

    Mi piace

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