LA STORIA PERVERSA DEL CIP6

Napoli, 21 febbraio 2007

di Alberto Lucarelli

Nel 1992 il Comitato interministeriale prezzi (CIP) adottava una delibera, la n. 6, che dichiarava il rifiuto fonte rinnovabile, prevedendo sovvenzioni pubbliche per gli impianti di incenerimento. È l’inizio di una lunga storia, oscura e da pochissimo venuta all’evidenza dell’opinione pubblica. Il CIP6, infatti, prelevando le risorse direttamente dai cittadini, attraverso una quota posta nelle bollette dell’energia elettrica, ha influenzato, negli ultimi quindici anni, la politica dei rifiuti in Italia, incentrandola prevalentemente sulla fase terminale, appunto sullo smaltimento e sulla nefasta progettazione e realizzazione di impianti di incenerimento. Attraverso il CIP6 dunque sono state alimentate sacche parissatarie e rendite finanziarie che hanno avuto quale loro principale obiettivo quello di bruciare la maggior quantità di rifiuti “tal quale”, impedendo ed ostacolando con tutti i mezzi il decollo della raccolta differenziata e quindi di una vera politica di tutela preventiva dell’ambiente incentrata sul riciclaggio, recupero, riuso riutilizzo, riparazione.

La Campania, come altre regioni, ha subito dunque il vortice affaristico legato al CIP6, incentrando il proprio piano regionale, in assoluto contrasto con il diritto comunitario, sulla realizzazione di tre impianti di incenerimento, i quali per essere economicamente vantaggiosi e quindi godere dei benefici del CIP6 dovrebbero bruciare una quantità enorme di rifiuti, tale da impedire la raccolta differenziata. Credo che per smascherare il colossale e diabolico affare che ruota intorno al meccanismo del CIP6 sia importante capire quali gruppi ne hanno beneficiato e ne continuino a beneficiare nonostante il fatto che il CIP6 dovrebbe essere stato superato dai “certificati verdi” nati nel 1999. Tuttavia, le convenzioni già attive restano in piedi e la pressione della lobby energetica punta ad estendere i finanziamenti anche ai nuovi impianti progettati, ma non ancora funzionanti, come il mostro di Acerra. Quest’ultimo, una volta realizzato, oltre a produrre un inevitabile disastro ambientale e sanitario, potrà godere di ingenti risorse pubbliche prelevate direttamente dalle tasche dei cittadini. Un mostro che “a pieno regime” produrrebbe, al di là delle tossiche e nocive polveri sottili, una quantità di ceneri tali da richiedere la realizzazione di discariche in grande quantità per collocare i nuovi rifiuti prodotti dalla combustione. Per la sola Campania sarebbero diverse centinaia di migliaia di tonnellate di scarti ogni anno: non più rifiuti urbani, ma speciali e in parte pericolosi, perché prodotti da impianti industriali.

Sarebbe utile, in tal senso, che i cittadini campani venissero portati a visitare Montichiari, il paese dove vengono tumulate le ceneri e le polveri del mega-inceneritore dell’ASM di Brescia. Tuttavia, conoscere con esattezza chi gode e ha goduto di tali risorse non è facile, infatti, pur trattandosi di risorse pubbliche l’elenco delle aziende non è pubblico. In questo scenario di preoccupante mistero e nebulosità, il mensile «Altraeconomia» con un’inchiesta pubblicata nel settembre del 2006, ha cercato di fare chiarezza. In cima alla lista dei beneficiari c’è l’Edison, che vuol dire AEM di Milano e EDF ancora di proprietà pubblica [francese; con il gioco delle scatole cinesi in realtà EDF controlla l’Edison e nel frattempo AEM si è fusa con ASM di Brescia, e ha acquisito una quota del 27% di Agam Spa, acqua gas ambiente di Monza] ; risorse quindi che facilmente si spostano dai rifiuti, all’acqua, all’energia, ai trasporti, per approdare ai mercati finanziari [oggi si dice multiutilies, gli ex servizi pubblici municipali].

EDF, attraverso Edison, gestisce in Italia 27 centrali elettriche [nel frattempo qualcosa di più], 19 delle quali beneficiano del CIP6 [cioé il governo francese è tra i maggiori beneficiari del CIP6].

Altri beneficiari dei fondi CIP6 sono i grandi nomi dell’industria petrolifera italiana. A Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa, c’è la centrale IsabEnergy, una società controllata dalla ERG; a Falconara Marittima, in provincia di Ancona c’è un impianto dell’API. L’impianto che gode dei maggiori finanziamenti CIP6 è quello di Sarlux, a Sarroch in Sardegna della famiglia Moratti. Nel 2005 i finanziamenti CIP6 sarebbero ammontati a 3,1 miliardi di euro, un anno prima erano di 2,3 miliardi di euro. Credo sia inutile commentare le cifre, credo invece che sarebbe molto interessante ragionare intorno ad un’allocazione diversa di tali risorse, immaginare ad esempio di indirizzarle realmente verso politiche di tutela preventiva dell’ambiente; di indirizzarle almeno in parte per far decollare, ma davvero, la raccolta differenziata, e quindi tutta la filiera ad essa riconducibile, in grado di attivare un circuito virtuoso anche sul piano occupazionale. Ma per questo occorre una volontà politica chiara, decisa, trasparente che decida una volta per tutte di voler uscire dalle sacche parassitarie che alimentano interessi di segno totalmente speculativi; una volontà politica che evidenzi come la realizzazione di inceneritori per la produzione di energia elettrica sia un non senso, come ha ben affermato in questi giorni il parlamento europeo, considerando gli inceneritori meri impianti di smaltimento, totalmente subordinati ai processi della differenziata. Va chiarito, a livello politico-istituzionale, che l’incenerimento alimenta lo spreco, con una resa energetica del 10- 15% contro un dispendio di risorse che l’energia prodotta non compensa neppure lontanamente e va contestualmente ricordato che esperienze ormai consolidate e verificate anche tecnologicamente, portano ad una riduzione dei rifiuti e a una raccolta differenziata di qualità, superiore al 70%. Gli ultimi segnali che provengono dal parlamento italiano non sono del tutto rassicuranti.

Lobbies trasversali continuano ad impedire l’approvazione di un provvedimento legislativo che sia in grado di mettere la parola fine sullo scandalo, tutto italico, del CIP6. Infatti, un accordo che avrebbe dovuto limitare i CIP6 per le “assimilate” «ai soli impianti già realizzati e operativi», escludendone gli impianti in progetto o in costruzione – un compromesso comunque non del tutto condivisibile – è saltato il giorno prima del voto [si parla della legislatura Prodi]. A sorpresa è stato approvato il testo del comma 1117 che così recita: «Ai soli impianti già autorizzati e di cui sia stata avviata concretamente la realizzazione»; una norma che sembrerebbe pensata per l’impianto di Acerra [gestito da A2A]. Una “correzione” da nessuno rivendicata! I tentativi parlamentari di ripristinare il testo originario, per ostacoli che sembrerebbero soltanto di natura procedurale (sic!) non hanno avuto ancora successo. Le pressioni da parte di affaristi, petrolieri, costruttori di inceneritori a non chiudere i rubinetti di sussidi statali sono fortissime; l’affare ha proporzioni enormi.

Dal 1992 con l’operazione CIP6 sono stati distribuiti 60 mila miliardi di lire. Credo che un governo di centro-sinistra con un ministro dell’ambiente “verde” abbia il dovere di eliminare definitivamente questa vergogna che oltre ad arricchire affaristi, ad impedire il decollo della raccolta differenziata, a contribuire all’insorgere dell’emergenza ambientale e sanitaria, presenta anche evidenti profili di non conformità alla normativa comunitaria, in particolare con le norme in materia di aiuto di Stato. Mi auguro che il parlamento recuperi dignità ed abbia un moto d’orgoglio… ne abbiamo veramente bisogno.

Napoli, 21 febbraio 2007

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