Berlusconi come Mattei?

[fonte: http://ripensaremarx.splinder.com/post/20598178 ]

A cura di Giovanni Petrosillo


Sullo stesso tenore degli articoli proposti ieri continua la “campagna” di Libero, quest’oggi con un pezzo di Besana, per evidenziare quali grandi trame internazionali si stiano tessendo con lo scopo di contrastare le scelte di politica estera inaugurate da Silvio Berlusconi. Parlo del solo Presidente del Consiglio (e del suo entourage più fedele) e non dell’intero governo di centro-destra, in quanto dentro quest’ultimo sono presenti e attive anime filoamericane e sfasciste che sostengono tali torbide manovre finalizzate a rendere l’Italia un paese infinitamente succube delle strategie imperiali predominanti.


Besana esagera nel paragonare Berlusconi a Mattei, soprattutto se è vero, come qualcuno ha riportato, che lo storico presidente dell’Eni avesse affermato, in un colloquio privato, che sua intenzione primaria fosse quella di tirare fuori l’Italia dalla Nato per portarla alla testa dei paesi non-allineati, sottraendola una volta per tutte all’influenza occidentale.

Per il resto Besana coglie il nocciolo del problema. In un rapporto del Foreign Office del ’62 veniva esplicitamente detto: “Non è un`esagerazione asserire che il successo della politica matteista rappresenti la distruzione del libero sistema petrolifero di tutto il mondo… Le compagnie petrolifere internazionali hanno tutto il diritto di difendersi”. Besana commenta così quello che sembra essere un infausto déjà vu: “A 47 anni di distanza lo scenario si ripete: ancora una volta si parla di energia russa e dei mezzi per portarla in Europa, suscitando la contrarietà di Stati Uniti e Inghilterra. Se non bastasse, Mattei e Berlusconi – uniti anche dal comune desiderio di piacere alle donne – condividono gli identici nemici interni: la borghesia che conta e i suoi giornali, ostili al primo presidente dell`Eni come all`attuale presidente del consiglio”. Certamente, l’ideologia del libero mercato dell’energia è uno dei cavalli di troia con i quali gli americani s’incuneano negli affari altrui, soprattutto se temono che qualcuno possa anche solo accarezzare l’idea di poter uscire impunemente dalla loro orbita egemonica.

Il clima geopolitico (in questa fase di recupero in potenza da parte, soprattutto, dell’area euroasiatica), si sta palesemente riscaldando e sempre più diverrà rovente mano a mano che il policentrismo si presenterà come l’orizzonte probabile del prossimo futuro.


SE IL CAVALIERE SFIDA GLI YANKEE COME MATTEI

Da “LIBERO – EDIZIONE MILANO” di venerdì 22 maggio 2009

Gli stessi obiettivi, la stessa partita, gli stessi nemici, speriamo non lo stesso tragico epilogo. Alla luce di quanto Allessandro Sallusti ha ieri rivelato in queste pagine, sono molte, e inquietanti, le analogie tra personaggi in apparenza agli antipodi: Enrico Mattei e Silvio Berlusconi. Gli Stati Uniti non hanno digerito che il nostro presidente del consiglio si sia adoperato (…) (…) affinché Eni e Gazprom suggellassero un accordo per la costruzione del gasdotto South Strem, che potrebbe incidere sugli equilibri dell`energia in Europa. S`è messa di traverso anche Bruxelles, intenzionata a ridimensionare i rapporti commerciali con Mosca e favorevole come gli Usa – a un altro gasdotto, il Nabucco, che partendo dalla Turchia dovrebbe giungere a Vienna, convogliando combustibile dall`Azerbaigian, dall`Iran e perfino dall`Asia centrale.

Mattei si era già mosso in una simile prospettiva.

Nel 1960, nonostante le resistenze di Fanfani, timoroso delle reazioni americane, strinse un`intesa con l`Urss di Krusciov: 12 milioni di tonnellate di petrolio in quattro anni, al prezzo di 1 dollaro e 26 centesimi al barile, il più basso sul mercato. In cambio, l`Urss avrebbe ricevuto tubi Finsider, attrezzature della Nuovo Pignone e gomma sintetica. Le quotazioni imposte dalle famigerate Sette sorelle non potevano reggere la concorrenza, tanto che la Standard Oil decise un ribasso, costringendo le altre grandi compagnie a fare altrettanto.

Negli stessi il presidente dell`Eni giocava le sue carte anche in Algeria. La complessa trama diplomatica che aveva intessuto fu sul punto di compiersi nel 1962; essa prevedeva un accordo i cui capisaldi erano costituiti dalla costituzione di una società mista franco-italo-algerina, dalla realizzazione di una raffineria e dalla posa di un metanodotto che unisse le due sponde del Mediterraneo.

Nel giugno 1961, a Genova Pegli, Mattei aveva inaugurato il primo tratto dell`oleodotto che avrebbe dovuto spingersi attraverso la Svizzera fino a Igolstadt, in Baviera, e di li salire alla volta di Stoccarda. Dall`iniziativa erano state escluse le compagnie del cartello e questa, si augurò, avrebbe dovuto essere la regola. Da un paio d`anni, l`Eni aveva volto lo sguardo a Nord. Con la Germania del cancelliere Adenauer aveva perfezionato il progetto Centro Europa, capace di assicurare l`indipendenza energetica al vecchio continente. Il disegno era chiaro: il petrolio russo e quello algerino avrebbero ridimensionato il cartello anglo-olandese e americano, avviando una reale cooperazione in un`Europa che andava dall`Atlantico agli Urali.

Indipendenza energetica e ruolo europeo, anche allora; l`Eni dei primi Sessanta si era accordata con De Gaulle, quella di oggi con Edf. Scrisse il Foreign Office in un rapporto del luglio 1962: “Non è un`esagerazione asserire che il successo della politica matteista rappresenti la distruzione del libero sistema petrolifero di tutto il mondo… Le compagnie petrolifere internazionali hanno tutto il diritto di difendersi”. A 47 anni di distanza lo scenario si ripete: ancora una volta si parla di energia russa e dei mezzi per portarla in Europa, suscitando la contrarietà di Stati Uniti e Inghilterra. Se non bastasse, Mattei e Berlusconi – uniti anche dal comune desiderio di piacere alle donne – condividono gl`identici nemici interni: la borghesia che conta e i suoi giornali, ostili al primo presidente dell`Eni come all`attuale presidente del consiglio. Il grande Indro ebbe l`occasione di attaccare entrambi: l`uno con quattro velenossimi articoli nel 1962, l`altro ogni volta che gli si presentò il destro dopo la discesa in campo del `94.

Gli americani, l`hanno dimostrato con Andreotti e Craxi, non esitano a porre in condizione di non nuocere chi ostacola i loro intereressi.

La magistratura, braccio secolare dei poteri forti, è sempre pronta; finora, però, non è bastata. A questo punto, se Berlusconi vi proponesse un passaggio sul suo aereo privato – come Mattei fece con il giornalista americano William Mc Hale – sarebbe prudente declinare l`invito.

<!–

Il terzo colpo che la finanza internazionale ha previsto per Berlusconi prima delle elezioni sarà fatale?

Il retroscena: Anche Letta preoccupato
Il premier e la sindrome dell’«anatra zoppa»: disegno contro di me

ROMA — Il sorriso negli ultimi tem­pi Berlusconi lo indossa solo nelle occa­sioni pubbliche, e anche in quei casi la maschera a volte cede. D’altronde non è facile celare l’inquietudine per chi si sen­te «vittima di un disegno costruito a ta­volino » che ha l’obiettivo di indebolirlo, fiaccarlo e infine isolarlo, per trasformar­lo in un’anatra zoppa, in un leader cioè senza più leadership, in un premier sen­za più potere, in attesa di essere sostitui­to. È un’ossessione che non lo lascia più, anzi che è proprio il Cavaliere ad ali­mentare giorno dopo giorno, andando alla ricerca di riscontri che convalidino la tesi.

Perché è vero che nel Palazzo e nelle ur­ne non c’è al momento la possibilità di scalfire la sua forza: non ci sono i numeri in Parlamento per un ribaltone, nè c’è un’opposizione in grado di rimontarlo nei consensi, «e siccome non riescono a colpirmi politicamente, stanno tentando altre strade». Il punto è che il suo tallone è ben in mostra, le vicissitudini personali hanno allargato l’area del bersaglio. Lo de­scrivono «assai irrequieto e angosciato», convinto com’è che «siamo solo ai preli­minari »: il colpo semmai — ecco il moti­vo del suo stato d’animo — lo attende do­po le elezioni, a ridosso del G8.

In questa sindrome che lo attanaglia, Berlusconi intravede una sinistra coinci­denza a sostegno delle sue congetture: nel ’94, al vertice di Napoli, fu l’avviso di garanzia del pool di Mani Pulite a desta­bilizzarlo; stavolta — siccome nemme­no il caso Mills sembra produrre quegli effetti — teme ci proveranno «con la spazzatura». Se accadesse, sarebbe un terremoto. Raccontano che finora il pre­mier non sarebbe riuscito a capire da do­ve stia arrivando l’attacco: scartata l’ipo­tesi dell’opposizione e dei giornali, «ter­minali » a suo dire del disegno, lascia aperta la pista della magistratura, della finanza italiana e persino di lobby inter­nazionali.

Ancora ieri — dopo l’ennesima offen­siva contro il «Parlamento pletorico» e le «toghe rosse» — ha confidato di non aver paura di manovre di Palazzo: «Il pro­blema non sono Fini o Casini, figurarsi, ma certi poteri. Non vorrei stessero di nuovo pensando a mettersi in proprio». Non è un caso se nei giorni scorsi Gianni Letta si è mosso con riservatezza e caute­la nei panni dell’ambasciatore: ha avuto colloqui con Carlo De Benedetti, editore del gruppo Repubblica-L’Espresso, e con importanti banchieri. E non è un ca­so se ieri a Confindustria si è avvertito il gelo del premier con pezzi del gotha im­prenditoriale, se De Benedetti ha stretto le mani di (quasi) tutti i ministri senza mai incrociare il Cavaliere.

Difficile capire se Letta coltivi la stes­sa sindrome, di certo è preoccupato, per­ché convinto che «la campagna di ag­gressione », unita alla campagna mediati­ca, non si arresterà. Di più. Teme che sta­volta non sarà come ai tempi del «caso Saccà», quando da un’inchiesta della Procura di Napoli emersero le intercetta­zioni tra il dirigente Rai e il premier su alcune attrici. «Stavolta il tentativo per colpire Berlusconi sarebbe stato perfe­zionato, costruito meglio», sussurra un autorevole ministro. E non è facile spie­gare al Cavaliere che non può andare in pizzeria come uno qualunque o mostrar­si disponibile con chiunque. Nei giorni in cui tutto ebbe inizio, Berlusconi urlò ad alcuni suoi consiglieri: «Non sono te­nuto a dirvi sempre dove vado e cosa faccio. Non faccio nulla di male nella mia vita».

Ma è proprio lì che l’opposizione si prepara a mirare. Finora il Pd ha tenuto separato lo scontro politico dalle faccen­de private del premier, ma ora i Demo­cratici stanno raccogliendo le firme alla Camera per un’interpellanza urgente al Cavaliere, perché risponda «direttamen­te » ad alcune domande: «Quando e co­me ha conosciuto Benedetto Letizia»? «Qual è la natura dei rapporti con lui»? «Conosce le copiose proprietà immobi­liari della famiglia Letizia»? «Qual è la natura dei rapporti con Noemi che cono­sce da quando era minorenne»? «Dopo quanto affermato da Veronica Lario, ci sono altre minorenni che incontra o ‘al­leva’ »? E «quali sono le sue condizioni di salute». Tutto ciò — è scritto nel te­sto — per fare «chiarezza» su una vicen­da che «rischia di danneggiare l’Italia e le sue Istituzioni a livello internaziona­le », anche perché siamo «alla vigilia del G8»…

Francesco Verderami
22 maggio 2009

Sun, 24 May 2009 23:20:25 +0200 –>

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...