Giuliani: nuova intervista radio


http://www.radiobase.net/?p=629#more-629

L’utilizzo del radon come premonitore dell’approssimarsi di un evento
sismico è ben noto nella comunità scientifica mondiale. L’anomalo
aumento di radon misurato da Gioacchino Giuliani, prima del
terremoto, non è stato tenuto in alcun conto dalla Protezione Civile

e lo stesso Giuliani è stato denunciato per “procurato allarme”. Per
sminuire il significato dei dati prodotti da Giuliani, il Prof.

Boschi, nella trasmissione Porta a Porta, afferma con supponenza che
anche l’INGV svolge quel tipo di ricerche.. e poiché il suo Istituto
non confermava i dati di Giuliani, era implicito che quest’ultimo
avesse torto per definizione!! Sta di fatto che le misure di Giuliani

hanno trovato riscontro nel tragico terremoto. Ma le anomalie di

radon possono essere utilizzate in modo deterministico, per prevedere
un terremoto? Il radon nel sottosuolo si sprigiona soprattutto per
effetto di un processo di trasformazione di particolari rocce in
profondità (noto come serpentinizzazione), nel quale si producono gas
quali idrogeno e radon. Il radon è molto più facile da misurare
rispetto all’idrogeno e quindi lo si utilizza come indicatore di un
terremoto. Il picco della concentrazione di radon si verifica alcune
ore prima del terremoto; ma questo non succede sempre e quindi non
sempre il radon può essere utilizzato come indicatore di un
terremoto. Tutto dipende dalle caratteristiche geologico-strutturali
del territorio, per cui quello che si è verificato a L’Aquila, non
sarà necessariamente vero per un terremoto che si dovesse verificare
in altre parti d’Italia o del mondo. Se non vi sono, per esempio,
faglie sismogenetiche profonde che “pescano” laddove si verificano i
processi di serpentinizzazione, è molto improbabile che il radon
possa essere utilizzato come indicatore di un terremoto. Per l’Aquila
la Protezione Civile avrebbe dovuto tenere in doveroso conto i dati
di Giuliani, anche in considerazione della presenza di sciami sismici
che duravano da tempo nella zona. Pur consapevoli delle difficoltà
decisionali della Protezione Civile, non è giusto arroccarsi su
posizioni che escludano a priori contributi utili alla “previsione”
di catastrofi che mettano a rischio migliaia di vite umane. La
Protezione Civile, dovrebbe “servirsi” di tutte le intelligenze del
Paese, senza privilegiare “appartenenze” di alcun tipo. Questo
sarebbe il modo migliore per fare l’interesse pubblico.

Prof. Benedetto De Vivo

Ordinario di Geochimica Ambientale

Università di Napoli Federico II

e Adjunct Professor

Virginia Polytechnic Institute & State University

Blacksburg, Virginia, USA

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