OGM: cavilli e incidenti programmati. Nicoletta Forcheri




Qualche mese fa era passata completamente inosservata la notizia, tranne sulla Stampa del 16 gennaio scorso (La Stampa 1/08) del nuovo episodio giudiziario della vicenda aperta nel 2004 relativa al danno della banca dei semi dell’Istituto di Genetica Vegetale di Bari (IGV).

I primi risultati della perizia ordinata dal sostituto procuratore di Bari, Marco Dinapoli, riferiscono di un danno enorme arrecato al patrimonio dell’umanità e dello Stato italiano, la banca/archivio dei semi curata dal Dott. Perrino dal 1983, che conserva oltre l’80% delle risorse genetiche vegetali italiane, la seconda in Europa e tra le prime dieci per importanza al mondo. Culla della biodiversità mondiale, il tesoro sarebbe stato in parte distrutto in seguito alla mancata riparazione dei frigoriferi nel 2003 (circa il 30% degli 84000 campioni di semi distrutto): di cui un quaranta per cento di semi quasi morti e un sessanta per cento ricuperabile unicamente con grossi sforzi di rigenerazione come la semina in campo aperto e un finanziamento di 130000 euro. E’ quanto riferisce il procuratore nella sua missiva al ministro dell’Università, Mussi, e ai ministri dell’Ambiente, dell’Agricoltura, ai presidenti del CNR ed della Regione Puglia, sui risultati parziali della perizia ordinata dalla procura di Bari.

In seguito al danneggiamento nel 2004 di un’importante parte della banca del germoplasma di Bari, il Prof. Luigi Monti fu rinviato a giudizio per i reati di abusi in atti di ufficio, di cui un fascicolo archiviato a seguito di “avocazione” anomala, nel 2006, e l’altro in via di esserlo, in seguito alla stessa. Il fascicolo più importante, per reato di danneggiamento grave al patrimonio genetico, non è stato avocato ed è “contro ignoti”.

Tuttavia, una semplice occhiata al curriculum di Luigi Monti(1), ufficialmente direttore in carica dal 2002 dell’Istituto di Genetica Vegetale (IGV) che comprende la preziosa banca, basta per immaginare come il mantenimento di temperature troppo elevate per diversi mesi di seguito non sia un fatto casuale. Primo perché un esperto, dirigente del Cnr, non solo non deve permettersi ma normalmente non incorre in errori così grossolani. Secondo, perché dal curriculum si evince chiaramente il “conflitto d’interessi”. Un interesse più votato al “miglioramento” genetico (oggi eseguito con tecniche di ingegneria genetica e quindi ottenimento di OGM) che non alla conservazione di antiche varietà o dei vecchi semi e quindi dell’agrobiodiversità.

Come mai un esperto in biotecnologie, specializzato in ingegneria genetica, si è trovato non solo a potere accedere alla, ma anche a determinare l’incuria della, banca frigorifera dell’Istituto del Germoplasma di Bari, nella carica di direttore del nuovo “Istituto di Genetica Vegetale” (IGV) dal 1 novembre 2002? Semplicemente perché nel 2002 – se ne sono fatte di cose strane subito dopo l’11/9! – l’Istituto del Germoplasma del CNR di Bari viene accorpato ad altri quattro istituti del CNR diventando Istituto di Genetica Vegetale. Esso nasce dalla fusione coatta tra l’Istituto del Germoplasma di Bari, che contiene la banca di conservazione dell’agrobiodiversità, con l’Istituto per il Miglioramento Genetico delle Piante Forestali di Firenze, l’omonimo delle Piante da Orto e da Fiore di Portici, l’omonimo delle piante Foraggere di Perugia e l’omonimo degli Agrumi di Palermo, che sono tutt’altra cosa, già da oltre un decennio, più interessati al transgenico che non alla conservazione della biodiversità. Si noti lo scivolamento semantico da “germoplasma” a “genetica”, e poi – guarda caso – danneggiamento al germoplasma.

Riordino del CNR. E infatti proprio tale accorpamento, iniziato sulla scorta del D.L. del 30/1/1999 n.19 (”Riordino del CNR”), è all’origine della “rivalità” tra i due professori, riordino ufficialmente voluto per tagliare gli sprechi (da 340 istituti si passa a 108), che però da quel punto di vista si rivela fallimentare. Primo, perché il numero di direttori dei servizi rimane immutato, secondo perché l’Istituto del Germoplasma si è dovuto accollare gli altri 4 piccoli istituti sopra, anziché sopprimerli (istituti che annoverano dai 6 ai 10 dipendenti) e poi perché si è trasformato, contro il volere dei ricercatori del germoplasma, in “Istituto di Genetica Vegetale”.

Proprio da questo accorpamento, fortemente auspicato dalle baronie universitarie più che dai ricercatori stessi – l’Istituto del Germoplasma godeva di relativa autonomia prima dell’innaturale connubio – prende spunto la vicenda della cosiddetta “rivalità professionale”: Perrino, direttore dell’Istituto fino alla nomina di Monti nel 2002, e responsabile della banca genetica, non accetta la nomina a Direttore di Monti, contestandone la validità del concorso, secondo lui “truccato”, per i vari vizi di forma anomali non ultimo quello dell’omissione della firma del ministro Moratti e ricorre al TAR che respinge la richiesta. Non demordendo, il Dott. Perrino ricorre al Consiglio di Stato, che deve ancora pronunciarsi!!!

Sempre dal pomo della discordia del “riordino”, nasce l’idea balzana, difesa dagli “accademici” di trasferire la sede dell’IGV da Bari (oltre 40 dipendenti!) a Portici (9 dipendenti!), dove risiede Monti, proposta poi scartata dal direttivo del CNR per infondatezza, grazie all’intervento dell’allora ministro per l’Agricoltura Alemanno.

Rivalità professionale o incompatibilità di interessi? Da quando Monti è stato “paracadutato” dall’allora ministro per l’Università e la Ricerca Letizia Moratti alla carica di direttore dell’IGV, Perrino ha mantenuto legittimamente, e nonostante gli esautoramenti, le sue funzioni di responsabile della banca del germoplasma dal 2002, al punto che nell’accorgersi del guasto di due frigoriferi, la prima volta nel 2003, provvede alle riparazioni egli stesso, attirandosi le critiche e lungaggini burocratiche nei rimborsi da parte del neo nominato direttore dell’IGV; la seconda volta invia allora al “superiore” rapporto e preventivo. Inutilmente.

Invece di provvedere alle riparazioni, il prof. Monti tenta numerose e vane pressioni per impossessarsi della banca del germoplasma, a tal punto che il direttivo del CNR, presieduto dalla meteora Pistella – la più breve presidenza del CNR! – nomina Spagnoletti commissario ad acta per provvedere alle riparazioni, ma costui fa tutt’altro: si impossessa della banca l’11 agosto 2004, forzandone le serrature. Perrino sporge allora denuncia presso il sostituto procuratore di Bari, Marco Dinapoli, che invia un controllo della Guardia di Finanza la quale si trova, fatto inaudito, la porta sbarrata dal commissario ad acta. Di fronte a tanta perseveranza nell’errare, Dinapoli nomina allora Perrino custode giudiziario (il 1 ottobre 2004) e revoca il commissario ad acta: le celle vengono riparate ma i danni sono ingenti e i semi potrebbero in gran parte essere ricuperati solo a costo di rigenerarli con semina in campo aperto e intervenendo con un finanziamento di 130000 euro, secondo una prima valutazione della perizia della procura di gennaio del procuratore.

Luigi Monti. In uno dei suoi discorsi all’inizio dell’insediamento alla sua carica di direttore dell’IGV, parla subito degli ostacoli che “sono stati frapposti (…) in particolare ad una migliore gestione della banca dei semi, per renderla più rispondente alle richieste della comunità scientifica e più aderente alla prassi corrente in campo internazionale“. Egli vuole indirizzare la ricerca genetica vegetale dell’IGV in modo da “soddisfare le esigenze del consumatore, dell’industria e dell’ambiente” che sappiamo tutti quanto siano coincidenti, e dare “maggiore rilevanza all’ottenimento di nuovi prodotti di tipo medico farmaceutico e agli aspetti del miglioramento genetico“.

I suoi interessi sono dichiaratamente rivolti alla “DNA Bank” – ibrido genetico/monetario – in inglese nel suo eloquio, che “svolga attività di conservazione e di distribuzione di campioni di DNA per utenti nazionali ed esteri in collaborazione con altre DNA Bank già sviluppate e operative in altri paesi (USA, Australia, Giappone) ma non nel Mediterraneo. Tale iniziativa permetterebbe all’Italia di entrare in una rete internazionale di istituzioni scientifiche altamente qualificate e ad elevata visibilità e permetterle di rafforzare collaborazioni internazionali di elevato prestigio.” Come unire due piccioni con una fava: sviluppare l’interesse per gli OGM e il DNA e ottenere più finanziamenti.

Il suo pallino è decisamente il transgenico, quando parla della volontà per l’IGV di “diventare il punto di riferimento italiano nell’attuale dibattito sugli OGM e nel contempo svolgere ricerche per l’ottenimento di piante transgeniche utili per l’Italia (…).” Alcuni dei suoi punti di riferimento “internazionali” sono ad esempio il National Health Institute, e il Fogarty International Center, istituti sanitari statunitensi, con cui collabora, e che elargiscono generosi finanziamenti.

Il fatto grave è quindi che sia stato messo a capo dell’IGV che comprende la banca del germoplasma qualcuno dagli spiccati interessi per gli OGM come Luigi Monti, firmatario di una petizione di qualche anno fa per spingere il governo (D’Alema e Pecoraro Scanio) a revocare la misura che subordinava il finanziamento di alcune ricerche all’eliminazione dei campi sperimentali di OGM, o della lettera al sito (lettera proOGM) sponsorizzata tra le altre dalla Fondazione Veronesi e dai radicali di Luca Coscione.


IL CNR preda della lobby OGM

Analizzando gli estremi della vicenda giudiziaria, salta chiaro agli occhi la presenza di una lotta intestina, del tutto impari e a stento celata, doverosamente programmata, che vede all’attacco del CNR una potente lobby pro OGM statunitense, australiana, israeliana che piazza i suoi uomini di fiducia – dai ministri ai dirigenti, passando dalle baronie universitarie – con la conseguenza di un isolamento forzoso e crescente dei ricercatori che non hanno un pregiudizio favorevole – imposto dall’alto – per gli OGM. Esattamente come quei pochi medici che fanno ricerca fuori dai binari imposti dalla lobby farmaceutica, essi si ritrovano ai margini, rischiano la carriera, non trovano i finanziamenti. I giovani non possono fare carriera se non sposano la causa OGM, visto che una casta bancaria ha deciso che sono le biotecnologie a produrre le migliori rendite, con i brevetti, mentre i senior resistono, completamente abbandonati dalle istituzioni e dai vari ministri MIUR e presidenti del CNR succedutisi. La posta in gioco è l’appropriazione di semi rari, e Bari ne è ricca, la loro sparizione (sempre la tattica della rarefazione della merce, come per l’acqua) per speculare meglio su di essi, non dopo averli copiati, modificati e brevettati.

Il riordino del CNR, il cui obiettivo dichiarato era uno snellimento delle strutturei avviato con il governo Amato (Ministro per l’Università e la Ricerca Orensio Zecchino, sottosegretari Antonio Cuffaro e Luciano Guerzoni), non fa eccezione al piano globale di privatizzazione delle nostre risorse, di cui i cervelli e le materie, apparentemente maltrattati e umiliati sulla stampa di mezzo mondo, faranno sicuramente gola. La produttività scientifica infatti dei nostri ricercatori è al secondo posto in Europa e al terzo posto nel mondo ma nel World Economic Forum risulta al 47° posto per competitività. I misteri delle statistiche “internazionali”. Il presidente Pistella del CNR, dal 2004 a fine 2006 non ha dubbi: si tratta di rendere più “competitivo” il CNR con maggiori partenariati pubblico privato. Il paradigma PPP, peggio di una maledizione, entra in azione anche al CNR. Ma chi disprezza, compera.

Sulla scorta della “internazionalizzazione del commercio”, predisposta nel riordino del governo del 1999, si prevede contemporaneamente quella del nostro prezioso ente pubblico. Infatti all’articolo 3 del DL 1999/19 si prevede che il CNR può “stipulare accordi e convenzioni, partecipare o costituire consorzi, fondazioni o società con soggetti pubblici e privati, italiani e stranieri.”. Da allora basta il silenzio assenso del ministro, per la “costituzione o la partecipazione in società con apporto finanziario al capitale sociale superiore a 500 milioni di lire o con quota pari o superiore al 50 per cento”.

Così quello che a parole non entra dalla porta principale, gli OGM e conseguente privatizzazione del CNR, qualcuno lo farà entrare dalla finestra. Gli esperimenti sul transgenico e una bozza di privatizzazione – ufficiosamente avviata ma formalmente non ancora dichiarata – si sono di fatto intrufolati prepotentemente grazie a due espressioni apparentemente innocue nel DL del 1999: “internazionalizzazione” e “autofinanziamento”.

L’internazionalizzazione è l’adempimento di direttive e regolamenti europei e internazionali (OMC, OMS) voluti da burocrati in balia a potentissime lobby pro OGM e non votati da nessuno; mentre l’espressione “autofinanziamento” infila subdolamente la logica privatistica permettendo al CNR di – o costringendolo a?- formare joint venture con società private, per reperire finanziamenti, con il leitmotiv di rendere redditizie le invenzioni: e niente è più redditizio dei brevetti e degli OGM cui si applicano. Ma è utopico conservare una ricerca libera con la logica della redditività di azioni e brevetti…saranno essi a decidere i migliori investimenti…

La presidenza Pistella, durata due annetti scarsi coincisi con l’ultimo governo Berlusconi e la vigilanza dell’allora ministro per l’Università Moratti, è stata descritta in modo satirico da ricercatori del CNR che gridano allo scandalo soprattutto perché, dicono, avrebbe fatto carte false non essendo stati mai trovati i centinaia di studi vantati sul suo curriculum. Di certo egli non prende posizione per rifinanziare la banca vegetale durante la sua presidenza, e nomina commissario ad acta un amico di Monti. Quando scade il governo, egli viene inviato, con buona pace di tutti, alla presidenza del CNIPA, centro nazionale di informatica per la pubblica amministrazione, istituto del CNR, e assume l’incarico come facente funzione il vice presidente, Luigi Maiano, fisico nucleare con un breve soggiorno ad Harvard, riconfermato poco prima della caduta del governo Prodi..

CNR in “grave dissesto”? Il CNR, organismo pubblico italiano, dicono si trovi in grave dissesto. A tal punto da non potere reperire 130000 euro per salvare la biodiversità?

Nel 2003, venne commissariato per un anno con De Maio, per attuare la riforma, e le cariche che dovevano scadere nel 2006, di cui quella di Monti, rimasero sospese per via di elezioni anticipate molto opportune per le multinazionali. Il presidente Luigi Maiano è stato eletto in periodo di campagna elettorale – in assenza di un governo!! – dopo due anni di presidenza facente funzione (il vice) e Monti è tuttora direttore nonostante la sua carica dovesse scadere nel 2006.

Per le risorse poi, dai consuntivi dal 2003 al 2005, esse aumentano da 850 milioni a 1068 milioni mentre la percentuale di finanziamento pubblico rimane praticamente invariata ma aumentano le risorse da attività coperte da fonti esterne (da 281 M a 394 milioni dal 57 al 67% dei fondi totali). A ciò si devono aggiungere i fondi ricavati con l’alienazione degli edifici (29 M), nel 2005: si comincia sempre da lì, cessione degli immobili…

Dal 2005, una svolta nel calo della percentuale pubblica, ma non è dato di sapere di quanto. Nel bilancio del 2007 si evidenzia come “nonostante il significativo decremento del trasferimento dallo Stato, le disponibilità complessive dell’Ente sono aumentate nel tempo con un’accelerazione marcata a partire dal 2005. Tale aumento è da attribuirsi esclusivamente all’incremento delle entrate da fonti esterne e alle operazioni di razionalizzazione del patrimonio immobiliare dell’Ente” per aggiungere la litania di rito “che sono risultate misure inevitabili al fine del reperimento delle risorse necessarie”. E poi di nuovo: “Si evidenzia che tale situazione non garantisce la sostenibilità dell’Ente a medio termine”e “Per quanto riguarda il fondo di funzionamento (pubblico), il CNR viene da una “storia di sofferenza”. Strano. Nasce veramente l’impressione che anche quando ci siano i fondi, la parola d’ordine sia quella di dipingere la mancanza di fondi e di finanziamenti in modo tale da fare auspicare o accettare l’avvento dei privati.

Difficile comunque credere che il CNR sia a tal punto dissestato da non potere sborsare un centinaio di migliaia di euro a beneficio della tutela della nostra biodiversità, e quando si parla nel bilancio 2007 di esborsi di decine di milioni per “spese cogenti” e risorse minime, e altre decine di milioni per progetti di ricerche. L’ex ministro Mussi, o la precedente Moratti, sarebbero potuti intervenire direttamente con un assegno, per un caso di questo genere. I regolamenti lo prevedono. Perché non lo hanno fatto? E il presidente del CNR? Stupisce che neanche una parola sia stata spesa, né tantomeno un centesimo, per la banca del germoplasma, che versa in gravi condizioni da vari anni. Chi disprezza, compera. O svende?

Casi “De Magistris” ante litteram: In questo feuilleton giudiziario a puntate, la mano invisibile inserisce i soliti tentativi di insabbiamento giudiziario, con l’avocazione nel 2006, apparentemente infondata ma che sta diventando consuetudine – di due dei tre fascicoli della vicenda “biodiversità” del procuratore di Dinapoli, quelli relativi ad abusi in atti di ufficio. Uno, che è già stato archiviato dal nuovo procuratore, riguardava le spese di missioni liquidate erroneamente quando Monti si recava da Portici a Bari, sede di lavoro normale. Per il secondo fascicolo, dagli esiti prevedibili come per il concorso, vista l’avocazione e il nuovo procuratore (Vincenzo Ardito) prossimo all’avvocato di Monti, egli è stato rinviato a giudizio, fatto gravissimo, senza notificazione fatta al CNR!!!.

E’ rimasto nelle mani del procuratore di Bari, Marco Dinapoli il terzo fascicolo, che prefigura il reato di danneggiamento grave a patrimonio “contro ignoti”. Oltre alla perizia definitiva del danno al germoplasma, si attende l’esito del processo.

Imputare tutta la vicenda a una rivalità professionale è di una ingenuità disarmante. Le poste in gioco delle multinazionali degli OGM, spesso dietro a questi professoroni, sono enormi e riguardano l’ottenimento dei brevetti di tutti i semi agricoli della terra: essi hanno quindi interesse a distruggere i semi originali e stanno facendo di tutto per imporci i loro veleni negli organismi geneticamente modificati, a costo di distruggere irrimediabilmente la terra. La rivalità professionale appare pertanto un ridicolo diversivo.

E ad ogni modo anche se Luigi Monti fosse stato guidato da sentimenti di rivalità, o viceversa il Dott. Perrino che ha subito innumerevoli esautoramenti, nulla toglie che esso non sia intervenuto per riparare le celle frigorifere, arrecando un danno alla biodiversità mondiale. Si spera solo che contrariamente a chi appicca il fuoco, chi si macchia di tali reati, subisca pene severe. Tutto sta ad indicare di no. Sarebbe sorprendente il contrario, in un paese dove si rischia la cartella esattoriale per una multa non pagata, mentre i grossi criminali vengono continuamente premiati, vuoi dai partiti, vuoi dalla finanza internazionale.

La vicenda giudiziaria, lungi dall’essere risolta, è circondata dal silenzio assordante dei media nazionali. Invece si trovano tanti articoli falsamente “con il contraddittorio” per seminare confusione nelle menti credule sulla favola della necessità genetica per “sfamare il mondo”, che – per pura coincidenza – si trova sull’orlo di una crisi alimentare mondiale, provocata dai finanzieri/speculatori, gli stessi che stanno scommettendo pesantemente su OGM e brevetti.

Che la vicenda serva da avvertimento per come intendono avanzare le agende di imposizione degli OGM: con subdoli slittamenti “semantici” e cavilli di troia come la soglia di tolleranza “accidentale” dello 0,1% di presenza di OGM nel cibo biologico, dal 1 gennaio 2009, e dello 0,9% in Europa. Perché di sicuro la presenza “accidentale” spalanca le porte “all’incidente” della presenza in natura. E allora sarà troppo tardi. Il geneticamente modificato, geneticamente resistente, si diffonde nella natura con il vento e gli insetti, schiacciando la biodiversità. Ed è quello che le multinazionali aspettano: l’incidente programmato, dal quale ritireranno la manina – invisibile?! – e daranno in pasto ai giornali un diversivo. Ad esempio la rivalità professionale tra due professori. O l’incuria, la corruzione, la mafia nostrane, così opportunamente utili in questi casi, soprattutto alle multinazionali e altri poteri forti “internazionali”.

Mastodonti dalla visione lunghissima, saranno sempre in tempo un giorno a ripropinarci alcuni semi (cfr. caso della canapa) che nascevano una volta spontaneamente in natura – nel frattempo conservati nell’arca di Noé di Rockfeller (cfr. Arca di Noé, Blondet ) – ma con tanto di brevetto e …. sterili.

Nicoletta Forcheri

Febbraio/maggio 2008
Note:
Riordino del CNR: Il riordino si prefigge “principi di snellimento delle strutture centrali e comunque di supporto, di contenimento delle spese generali, di decentramento amministrativo e gestionale, di razionalizzazione degli istituti di ricerca mediante potenziamento dei poli di eccellenza fusioni, trasformazioni e soppressioni, tenuto anche conto dell’esigenza di equilibrata distribuzione della rete scientifica sul territorio e della competenza scientifica generale dell’ente, altresì utilizzando, quando utile per l’efficace perseguimento delle proprie finalità, modelli innovativi di organizzazione, al fine di ottenere: a) qualificati istituti di ricerca scientifica o tecnologica, di livello internazionale e di dimensioni adeguate, tenendo anche conto della capacità di autofinanziamento. Le dimensioni e la capacità di autofinanziamento sono da valutare secondo le specializzazioni disciplinari. Gli istituti godono di autonomia scientifica, amministrativa e contabile; le medesime, nei propri ambiti di competenza e nel rispetto del piano e degli aggiornamenti di cui all’articolo 6, possono anche operare come promotori di nuove attività di ricerca e di sviluppo tecnologico;
b) partecipazioni qualificate, con l’apporto di servizi, di risorse umane e finanziarie, a progetti e iniziative comuni di ricerca di durata predeterminata, nell’ambito del piano di cui all’articolo 6 e mediante convenzioni, con atenei, altri enti di ricerca e istituzioni scientifiche nazionali e internazionali, nonché con altri soggetti pubblici e privati di particolare rilievo scientifico.

Relazione programmatica del presidente al bilancio preventivo per il 2007

“1.4 La dinamica delle entrate

Per cogliere il peso relativo delle diverse tipologie di entrata (contributo ordinario dello Stato e altre fonti interne, risorse da fonti esterne e risorse da valorizzazione del patrimonio immobiliare) si può far riferimento ai dati 2005 che sono definiti a livello di consuntivo certo:
– il contributo proveniente dallo Stato al CNR è, in termini nominali, sostanzialmente fermo dal
1998 (si passa da 528 milioni di euro del 1998 a circa 548 nel 2005 che poi divengono 537 nel
2006);
– la disponibilità complessiva dell’Ente ha raggiunto quota 1.068 milioni di euro;
– l’andamento delle entrate da terzi ha raggiunto 256 milioni di euro;
– le risorse derivanti dalla valorizzazione del patrimonio immobiliare sono pari a 29 milioni di
euro;
– il cosiddetto “coefficiente di amplificazione”, che misura la capacità dell’Ente di accedere a
risorse esterne, ha raggiunto nel 2005 il valore di 1,8 (nel 2003 si attestava al valore di 1,4).
Nonostante il significativo decremento del trasferimento dallo Stato, le disponibilità complessive
dell’Ente sono aumentate nel tempo con un’accelerazione marcata a partire dal 2005. Tale
aumento è da attribuirsi esclusivamente all’incremento delle entrate da fonti esterne e alle
operazioni di razionalizzazione del patrimonio immobiliare dell’Ente che sono risultate misure
inevitabili al fine del reperimento delle risorse necessarie.
Si evidenzia che tale situazione non garantisce la sostenibilità dell’Ente a medio termine. I
successivi paragrafi prendono in esame singolarmente le tre succitate tipologie di entrata.
1.4.a La riduzione negli ultimi anni del contributo ordinario dello Stato
Per quanto riguarda il fondo di funzionamento del MUR23, il CNR viene da una “storia di
sofferenza”, come documentato dai grafico sotto riportato. Confrontando le dotazioni del 1998 con quelle del 2006, in termini reali l’Ente ha subito un taglio pari a circa 86 milioni di euro. In termini complessivi sommando le decurtazioni subite, nel periodo considerato, la diminuzione cumulata del trasferimento è stata pari a 302 milioni di euro. “

Luigi Monti
Curriculum vitae
Luigi Monti, nato a Napoli nel 1936, si é laureato con lode in Scienze Agrarie all’Università di Napoli nel 1959. Ha vinto il Concorso per la libera docenza in Genetica Vegetale e dal 1976 è Professore Ordinario presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli in Portici ove insegna Genetica Agraria.
Coordina il corso di laurea in Biotecnologie, indirizzo agrario-vegetale e dirige la Scuola di Specializzazione in Biotecnologie Vegetali.
E’ Direttore dell’lstituto del CNR sul Miglioramento Genetico delle piante da orto e da fiore con sede in Portici.E’ membro dei Boards dell’lPGRI (Internatiollal Plant Genetic Resources Institute in Rome) e dell’lCARDA (International Center of Arid Dry Areas in Aleppo, Syria) e di cinque Istituti di ricerca nazionali (Istituto sui Meccanismi di Biosintesi delle Piante del CNR a Milano, Istituto del Germoplasma a Bari, Centro per il controllo Biologico del CNR a Portici, I’lstituto Sperimentale per il Tabacco a Scalati e quello sulle Piante da Orto a Pontecagnano).
E’ membro di numerosi comitati internazionali e nazionali che si occupano di biotecnologie vegetali e di risorse genetiche.
Il Prof. Monti dal 1961 al 1975 ha svolto attività di ricerca in mutagenesi genetica e di miglioramento genetico delle piante dell’ENEA (Roma). E’ stato direttore di un programma nazionale in tecniche agricole e di un programma speciale su genetica e miglioramento genetico per resistenza agli stress biotici ed abiotici del Ministero dell ‘ Agricoltura.
E’ stato presidente della SIGA (Società Italiana di Genetica Agraria) dal 1989 al 1991 ed ha partecipato alla valutazione dell’attività scientifica dell ‘ ICARDA svolta nel 1980.Il Prof. Monti è autore o co-autore di più di 140 lavori su argomenti di biotecnologia, citogenetica, mutagenesi e miglioramento genetico principalmente di leguminose da granella di patata e di piante da orto.



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