OGM E COMPLOTTI.

Contestualmente si volle che in Italia fosse annichilita pure l’autosufficienza alimentare: stroncata la “Battaglia del Grano”, svilita l’agricoltura in genere, annullate le produzioni di barbabietole e messi ad arrugginire gli zuccherifici che le avevano lavorate per estrarne ottimo zucchero, azzerata la produzione di canapa e lino, ridotta pure la produzione dell’olio d’oliva e della frutta; il mansueto De Gasperi obbedientemente si affrettò a far emigrare i contadini. Fu tanta fame e fu necessario importare, importare…
Se qualcuno fosse indotto a pensare che questi stravolgimenti economici fossero dovuti unicamente alle distruzioni di guerra, gli ricordiamo che gli americani avevano già pianificato tutto, infatti l’autorevole rivista mensile “Mercury”, già l’8 ottobre 1943, a firma del giornalista Kingsbury Smith, così riepilogava il programma del governo USA:

«…deve essere imposta una completa incorporazione dell’Italia vinta nella sfera degli interessi economici americani. Innanzitutto l’Italia si deve dichiarare disposta a sottoporre la sua produzione e la sua esportazione alle decisioni di un Consiglio Economico straniero. Ogni tentativo dell’Italia per realizzare l’autarchia in qualsiasi campo deve essere stroncato. Prima di tutto l’Italia deve rinunziare all’aspirazione di raggiungere una sufficiente produzione italiana di grano». Agghiacciante cinismo. E non si trattava dell’opinione di un singolo giornalista e nemmeno dell’opinione singola del sinistro Franklin Delano Roosevelt; basti pensare che già dall’aprile 1907 un presidente degli States: Thomas Woodrow Wilson era stato stupefacentemente esplicito e sfacciato in una serie di lezioni tenute alla Columbia University: «Dal momento che il commercio ignora i confini nazionali e il produttore preme per avere il mondo come mercato, la bandiera della sua nazione deve seguirlo, e le porte delle nazioni chiuse devono essere abbattute… Le concessioni ottenute dai finanzieri devono essere salvaguardate dai ministri dello stato, anche se in questo venisse violata la sovranità delle nazioni recalcitranti… Vanno conquistate o impiantate colonie, affinché al mondo non resti un solo angolo utile trascurato o inutilizzato». (sic!)
[dal blog di Beppe Grillo]

Migrazioni Ogm in Messico
di Pietro Greco

ROMA. Geni provenienti da piante geneticamente modificate (transgeni, nel gergo dei biologi) sono stati trovati in diverse varietà di mais locale in Messico. Lo annunciano Elena Álvarez-Buylla e un gruppo di suoi collaboratori dell’Università nazionale autonoma del Messico (Unam) di Città del Messico con un report anticipato dalla rivista scientifica Nature ma che sarà pubblicato integralmente su Molecular ecology.

L’annuncio è destinato a riaccendere le polemiche sull’ecologia degli ogm. Perché quella offerta dal team di Elena Álvarez-Buylla sembra provare che i transgeni possono migrare dalle piante geneticamente modificate alle piante normali. La notizia è tanto più significativa perché sono almeno dieci anni che in Messico è vietato coltivare mais ogm.

I fuochi polemici si accesero già nel 2001 quando Nature pubblicò un articolo scientifico secondo cui transgeni erano migrati da piante ogm a piante di mais non geneticamente modificate. Nel 2005, tuttavia, il genetista americano Allison Snow pubblicò un altro articolo, sui Proceeding of the National academy of sScience (Pnas) in cui sosteneva di non aver trovato traccia di trasmigrazione geniche nel mais messicano e rilevava una serie di errori metodologici nella ricerca precedente.

Ora il team di ricerca messicano non solo ribalta, ancora una volta, la situazione ma sostiene di aver trovato la prova della trasmigrazione anche in 3 campioni esaminati da Allison Snow. Ma al di là della querelle tra i diversi team di ricerca, i nuovi risultati propongono due questioni generali. È dunque provato che la migrazione di transgeni da una pianta all’altra è possibile? Come questa migrazione è potuta avvenire in maniera così facile in un paese, il Messico, dove la coltura delle piante ogm è vietata?

La prima domanda ammette una risposta tutto sommato attesa: i transgeni possono migrare da una pianta all’altra proprio come fanno tutti i geni. E i risultati proposti da Elena Álvarez-Buylla non meravigliano più di tanto.

Meno scontata è la risposta alla seconda domanda. È possibile avanzare solo ipotesi.

Per esempio che il mais transgenico in Messico sia stato coltivato nonostante la legge. Alcuni sostengono che gli ettari coltivati con le piante ogm siano stati parecchi, almeno 70. E che gli agricoltori non hanno acquistato nuove sementi ogm, ma hanno semplicemente seminato le sementi transgeniche di raccolto in raccolto.

Sia come sia, è certo che il dibattito intorno all’ecologia delle piante transgeniche è destinato a riaccendersi.

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