ACQUALATINA/DEPFA: come si strozzano i comuni.

…. per poi pignorarli.

Non smetterò di ripeterlo fino a quando non vedrò un inizio di risveglio: i nostri comuni sono a rischio pignoramento, le piazze, i municipi, gli immobili di pregio, i siti storici (le fontane sono già “sotto sequestro”).
Si salveranno le chiese?

Sommersi dai debiti, con le galline dalle uove doro (s)vendute (Infrastrutture, acqua, energia, telecomunicazioni) in cambio di una misera cointeressenza da qualche cent, o qualche tangente o commissione piazzata bene: forse che i nostri amministratori sperano di scampare alla debacle generale? Forse che i più avvertiti si stanno già preparando, con conti all’estero?

Non solo le nostre banche sono state lasciate sole, ma anche i nostri comuni.
Nicoletta Forcheri

Latina Oggi, Giovedì 2 Ottobre

Nessuno sa che fine può fare il mutuo da 115 milioni ad Acqualatina

Depfa, tonfo del garante

Il gigante tedesco che aveva comprato la banca entrato nel crac in atto.

Nel giorno in cui Acqualatina scopre di dover versare ai Consorzi di Bonifica 4,5 milioni per la tassa soppressa che ora si paga nelle bollette (sarebbe quella per l’acqua piovana e per i «disagi» che ne conseguono) emerge anche un altro elemento. Questo: la banca che deve risollevare le casse della società con una iniezione di credito di oltre 100 milioni è finita nel buco nero del crac in atto sui mercati internazionali. Non solo questo potrebbe compromettere il fine ultimo del mutuo, cioè gli investimenti in reti e depurazione, ma gravare in definitiva sulle bollette dei cittadini, già aumentate in modo perlomeno anomalo rispetto alla media nazionale. La spa insiste nel dire che i soldi ai Consorzi di Bonifica non sono un debito certo e continuerà a contestarlo. Ma ancora nessuno, neppure le associazioni dei consumatori, ha detto cosa ne sarà della gestione finanziaria di Acqualatina spa. E chi coprirà il buco che probabilmente Depfa lascerà aperto.

La banca che presta soldi agli enti pubblici è in crisi di liquidità. Succede in questi giorni difficili di girandole finanziarie. Ed è successo a Depfa Bank, l’istituto di credito tedesco- irlandese che ha prestato 12,5 milioni di euro alla Provincia di Latina in forma di prodotti derivati di cui non si conosce la sorte attuale e che sta per formalizzare il mutuo da 115 milioni di euro ad Acqualatina spa perché si possa procedere con gli investimenti pattuiti. Perciò provoca un po’ di inquietudine sapere che Hypo Real Estate ha appena avuto un crollo pauroso in borsa. Che c’entra? Hypo nel 2007 ha acquistato Depfa Bank, ritenendo un buon affare il fatto che questo istituto di credito facesse contratti soprattutto con enti pubblici. Oggi Hypo, secondo quanto riportano in questi giorni i giornali economici tedeschi, si trova in difficoltà. Più precisamente in crisi di liquidità «proprio a causa di Depfa » pagata 5,3 miliardi di euro e che adesso potrebbe essere considerata talmente inaffidabile che si sta decidendo di «svalutare la partecipazione azionaria» nella stessa.

Per rendersi un po’ conto di quanto può incidere un vortice finanziario di queste dimensioni sulle bollette domestiche dei cittadini della provincia di Latina bisogna cercare di ricostruire in modo paziente il puzzle furbetto messo in piedi con certi giri di finanza spericolata anche nel caso della gestione delle acque. Si parte dalla convenzione stipulata da Acqualatina con i Comuni Ato4 nel 2001. La società aggiudicataria della gara promette investimenti su rete e infrastrutture concentrati nei primi sei anni e poi a scalare tra il sesto e il dodicesimo anno di gestione. Ma i primi anni passano con una curva di investimenti assai bassa (si calcola poco più del 10% del previsto secondo i dati raccolti dall’Authority); la società giustifica i ritardi con mancati introiti dovuti a situazioni di morosità di forte entità e croniche (vedi il caso Aprilia); poi però il presidente del cda, Claudio Fazzone, nell’ultima relazione sulle attività del 2007 annuncia che si va verso un mutuo adatto a coprire le esigenze di investimento nonché per la estinzione di debiti già esistenti. Servono più di 100 milioni di euro, 115 per la precisione. E’ una cifra che mette paura sia per le garanzie reali dei soci pubblici, ossia i Comuni con i loro patrimoni, sia per la mole di investimenti «arretrati».

Depfa nel contratto si cautela: se qualcosa nella gestione di Acqualatina va storto durante il periodo di durata del mutuo la banca subentrerà direttamente nella spa delle acque. Invece né Acqualatina né i Comuni dell’Ato 4 hanno pensato di tutelarsi nel caso in cui qualcosa andasse storto alla banca che ha concesso il mutuo, cioè Depfa. Ed è esattamente lo scenario cui ci si trova di fronte in questo momento.

Il contratto di mutuo è già in essere, manca però una parte fondamentale, il contratto di pegno che la banca doveva stilare a giugno scorso, poi a luglio, poi a settembre. Un passaggio bloccato dal mancato raggiungimento della percentuale di soci pubblici aderenti. Sono ancora troppo pochi e alcuni pure titubanti su quello che stanno firmando.

Nessuno fino ad oggi ha potuto leggere il contratto di pegno e cosa dice nella parte relativa alle garanzie reali. Il via libera tecnico è stato dato con un parere fornito da uno studio legale che fa consulenze per il principale socio privato di Acqualatina, il gruppo Veolia.

La questione del mutuo misterioso è stata sollevato dai comitati per l’acqua pubblica. Alberto De Monaco, uno dei promotori del comitato, non ha esitato a definirlo una beffa neanche ben confezionata. La spa delle acque ha risposto che era la soluzione migliore e non ha ancora rettificato, nonostante la pessima performance finanziaria di Depfa.

Graziella Di Mambro

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