Dal petrolio all’uranio: l’obolo al re.

Forse in questa rincorsa al nucleare dove l’uranio ha già passato il picco essendo anch‘esso materia finita, e pertanto speculabile dal punto di vista finanziario, non sarà Enel bensì le solite SuezGazdeFrance Veolia ed EDF a monopolizzare il nostro nucleare come già fanno con la nostra acqua (SuezGazdeFrance e Veolia), i nostri rifiuti (inceneritori Veolia e Gaz de France), la nostra illuminazione urbana (EDF), i nostri dissalatori (Veolia), la nostra elettricità (EDF con la controllata Edison) e i nostri rigassificatori e distribuzione di metano (SuezGazdeFrance).

E tutto ciò non in quello che si ostenta e rivendica alla nausea, il cosiddetto “mercato libero”, bensì con metodi da ius primae noctis, in cui degli incestuosi obesi si servono del ricco bottino dei fondi pubblici e delle rendite monopolistische dal relitto del nostro Stato/nazione, troppo comatoso per difendersi(ci), annegato com’è da un debito pubblico soffiato, agitato, montato e manipolato da un manipolo di fondi e investitori, privati ed esteri, che non esitano ad assoldare, se del caso, il nostro crimine organizzato.

Per non parlare di TotalFinaElf, Exxon ed Eni che estraggono il nostro petrolio in Basilicata, per royalties ridicolmente basse – Mattei non sarà stato ucciso per niente.
Enel è una multinazionale rotschildiana che la stampa ci presenta erroneamente come italiana. L’uranio sposta il problema dal petrolio senza cambiare di un pelo il sistema usuraio bancario che, dopo avere contaminato le imprese, pur di arraffare rendite monetarie e alimentare la sua purulenta bolla finanziaria, ci porterà tutti in malora, se non afferriamo tutti insieme il gigante malato PER LE CORNA, per imporgli un digiuno forzato, (o forzoso?). Se non digiunerà il MALATO, è il mondo intero che morirà affamato, avvelenato e massacrato.

Il secondo passo sarà di redistribuire le risorse naturali come il sole, il vento e l’acqua. Anche il calore geotermico (non guardare l’Amiata come esempio pero’).
Ma apparentemente persino il sole ha più successo in Germania, che di sole ne ha molto meno.
Tutto ciò avviene sotto i nostri occhi, appena celato dalla proliferazione di nomi, filiali, partecipazioni incrociate e stampa compiacente, per gettare fumo negli occhi della gente da soma che non ha il tempo di distrarsi nella corsa sfrenata in linea retta, dettata da condizioni attuariali, per pagare gli oboli, le gabelle e sacrificarsi sugli altari delle banche.

Linea retta come la concezione del tempo truffaldinamente imposta dal regime bancario, tutta improntata alle “statistiche”, ai segmenti, e ai dati dell’anagrafe: niente scorciatoie, niente diversioni, niente pause dal tempo, niente esoterismi tantristici ed altre sapienze antiche che ci insegnano i segreti della vita racchiusi in un un labirinto del tempo spaziale o dello spazio temporale: no, ogni minuto, ogni secondo, bisogna rendere conto a loro, i nuovi monarchi del nostro tempo. Alla gente da soma, i più, cui sono stati messi i paraocchi, spontaneamente viene da mettersi in fila indiana invocando un “posto” di lavoro, un “mutuo” capestro, il marchio delle bestia, per andare a sacrificarsi ai piedi del nuovo ciambellano dal nome imbroglione… insediato in via del Re a Francoforte… Nicoletta Forcheri

Riporto l’articolo pubblicato sul Secolo Decimonono che mi ha ispirato le riflessioni sopra. https://www.beati.org/sites/beati.org/files/nucleare.pdf

[1] Intervista riportata sul Secolo XIX del 5 luglio 2008
Il 27 giugno del 1954, il primo impianto nucleare al mondo, quello di Obninsk, venne commesso alla rete elettrica di Mosca.
Cinquantaquattro anni dopo, il governo italiano ha promesso di posare la prima pietra del nuovo parco di centrali nucleari italiane entro la fine dell’attuale legislatura.In questa analisi abbiamo cercato essenzialmente di capire cosa succede fuori e dentro il nostro paese, con l’aiuto di cifre e grafici.
L’era del “bengodi” del petrolio appare alla fine; il nostro pianeta fa sempre più fatica a “gestire” la presenza degli esseri umani e le variazioni climatiche appaiono come un rischio che non sappiamo valutare. Occorre pensare a quanta energia consumeremo domani e a come produrla mantenendo in equilibrio il pianeta.
In questo quadro il nucleare:• non sostituisce il petrolio (si pensi solo al fatto che non tocca il settore dei trasporti);• non è la panacea al problema di ridurre le emissioni di CO2• non risulta così conveniente come asseriscono i nostri ministri, tant‘è che nella patria del nucleare, gli Stati Uniti d’America, c’è un solo reattore in costruzione e risulta in tale stato dal 1972, nonostante una legge di incentivi varata da Bush nel 2005;• continua ad essere fonte di rischi;• produce scorie che nel nostro paese (e non solo) non sappiamo dove mettere.
Ciò che stupisce delle affermazioni governative in effetti è la loro superficialità, la loro distanza dal reale; è questo a renderle poco credibili.
Si parla di nucleare come se l’Enel fosse ancora l’ente di stato preposto a gestire in regime di monopolio la produzione di corrente elettrica e non una multinazionale alla ricerca di profitti per remunerare i propri azionisti. Come se l’industria italiana fosse pronta a ripartire senza problemi e in grado di fare opere in tempi inferiori a quelli impiegati da chi all’estero non ha mai smesso di produrre centrali. Se ne parla al di fuori di un percorso programmatico complessivo che “incastri” l’eventuale opzione nucleare con le altre fonti.
Nessuno può dirsi contento della situazione in cui siamo, c’è poco da stare allegri visto che continueremo a bruciare fonti fossili, ma ormai siamo scesi dal treno nucleare da vent’anni e corrergli dietro è inutile, antieconomico e stupido. Il futuro ha bisogno di più coraggio, il nostro paese avrebbe molto di più da guadagnare se si lanciasse con convinzione nello sviluppo di tecnologie innovative per produrre con le fonti rinnovabili e per risparmiare energia nei processi produttivi.
Sia chiaro, al momento attuale le rinnovabili non bastano, ma sono potenzialmente sovrabbondanti rispetto al nostro fabbisogno energetico. Per assurdo l’uso dei terreni marginali del centro-sud e delle isole permetterebbe di produrre 144Mtep (201 sono i Mtep che l’Italia ha consumato nel 2005), ma è innegabile che l’impatto ambientale sarebbe rilevante e rimane il problema dell’intermittenza del fotovoltaico e dell’eolico che impongono lo studio di sistemi di accumulo.
Quello che occorre è un cambiamento ampio di orizzonte, la crisi è una sfida che offre la possibilità di trovare nuove soluzioni per una vita più decente su questo pianeta. Occorre passare da un modello in cui grandi corporation hanno in mano l’energia e la distribuiscono capillarmente, ad un modello in cui l’energia si produce in modo distribuito, in cui le case siano costruite in maniera diversa altrimenti è inutile coprirle di pannelli solari. Già oggi si può, la stessa Enel ha inaugurato una casa a emissioni zero[1] che non ha bisogno di energia perché se la produce da sé e sa accumulare l’energia del sole per poterla utilizzare quando il sole non c’è. E’ quantomeno sconcertante scoprire che invece il governo abbia presentato un emendamento nel quale si prevede l’eliminazione dell’obbligo dell’attestato di certificazione energetica negli atti di compravendita o locazione degli edifici esistenti[2].
Come dice Sertorio occorre usare l’intelligenza, l’unica risorsa pulita che abbiamo, smettendo di usare la tecnologia secondo una convenienza economica basata su una contabilità truccata che non tiene conto dei danni sull’ambiente in cui viviamo e sulla qualità della vita umana in questo sistema economico.
Ma questa è una questione complessa, troppo per questo governo.
“Le centrali nucleari si devono fare perché costano poco e
forniscono l’energia più pulita e sicura che c’è”.
Adolfo Urso
[1] Inaugurata il 10 giugno 2008 in località Angeli di Rosola (Ancona). La casa è dotata di un sistema di accumulo basato su idrogeno e celle a combustibile.
[2] nel corso della seduta congiunta delle Commissioni di Bilancio e Finanza della Camera dei Deputati del 10 luglio.


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